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Architettura nelle periferie delle megalopoli asiatiche – di Alessandra Muntoni

Kaohsiung, Taiwan, non è poi così grande, nemmeno tre milioni di abitanti, qualcosa che si avvicina alle città europee. Proprio uno dei più noti studi europei, l’olandese Mecanoo, ha trasformato la sua periferia, un’area militare, in un centro per le Arti e per gli incontri informali, il National Kaohsiung Centre of the Arts. Un grande progetto, realizzato in seguito a un concorso internazionale vinto nel 2007 e appena ultimato. É pubblicato sul numero 1029 di “Domus”, novembre 2018 dedicato al Chaos declinato in tre varianti: Chance, Disorder, Creativity. Sono parole d’ordine che hanno percorso la ricerca architettonica negli ultimi anni e che, per Miche De Lucchi coincidono con la capacità di captare l’energia che è all’origine della vita, legata alle connessioni cosmiche che legano stelle, pianeti, gas e materia. Così nel suo editoriale, che invita a esplorare “nuovi paradigmi centrali della sicurezza e della logica razionale”.

Molti scienziati che si occupano delle leggi dell’universo sono da tempo affascinati dalla possibilità di coniugare leggi semplici e aggregazioni caotiche che vengono osservate di continuo dai nuovi osservatori astronomici spaziali. Ebbene, il progetto in questione tenta di far quadrare, meglio dire interagire complessità e forme facilmente comprensibili. Perciò, ecco la grande copertura flessuosa e unitaria, costruita con archi parabolici in acciaio, una sorta di coperta che si alza e si abbassa per segnare il volume di quattro grandi sale: la Opera House, il Teatro, la Sala per concerti e la Recital Hall. Tra l’una e l’altra, sotto la copertura comune, un percorso informale ove può avvenire di tutto, fino alla grande Cavea all’aperto che fa sfiorare a terra il grande tappeto volante ai margini del parco. L’ispirazione sembra sia venuta da un albero gigantesco che ha rami intricati e larghissimi tanto da configurate un possibile riparo: il Big Banyan Tree, simile al nostro Ficus Magnolioides che adorna il lungomare di Reggio Calabria, ma con una dimensione ben più strepitosa. Il sistema di equazioni complesse sembra quindi ammettere una soluzione: un grande rettangolo, altimetricamente movimentato e slabbrato ai confini, un sistema organico e sorprendente di percorsi al suo interno, capace di accogliere le performance più stravaganti, e poi le sale da spettacolo, più tradizionalmente intese anche se con gli accorgimenti sperimentati ormai da decenni. Il labirinto naturalistico, quasi una summa di Formae Urbis ammette tutte le variazioni possibili, forse disegnandole fin troppo, ma anche prospettando l’eventualità di perdere l’orientamento e sfidandole persone a ritrovarlo coi propri mezzi. Mecanoo ci aveva abituato a queste strategie, qui le porta alle estreme conseguenze, in un incontro senza esclusione di colpi tra culture orientali e occidentali. 

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