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Sul ponte sventola bandiera bianca – di Eduardo Alamaro

Sostiene Lpp. Nell’editoriale del numero 23 della PresS/Tletter, Lpp sostiene il punto. Sostiene il puntello critico sulla questione ricostruzione del ponte simbolo d’Italia. Cioè che l’Italiena d’oggi, rancorosa e ostile al nuovo, dovrebbe invece accettare la sfida del crollo di Genova e co-costruire “un ponte che non sia da meno” al Morandi che fu, (se non si può più aggiustare il giocattolo rotto). Ma … 

… ma, obiezione: significherà pur qualcosa se … se lo stesso Renzo Piano, il migliore di tutti noi, sommo archi-senatore avvita, propone per la sua Genova una soluzione percepita come convenzionale, moderata e “banale”, di solo transito ordinario, archingegneria di scorrimento senza strapp epocali, formali e simbolici? 

Si è rincoglionito, s’è ‘nzallanuto Renzo Piano l’ottuagenario? E’ un vigliacco, ha tradito, è un voltagabbana passato dall’altra parte del ponte, tra i pompieri e le pompette italiote? Si son mischiate le carte, si son annebbiate le cervella di Piano o … o … oh! …

…o significa forse che non si può fare il generale senza soldati, il capofila senza fila, la testa senza coda, i numerini senza cittadini, il corpo senz’anima? Che la sua moderazione e il profilo basso sono una presa d’atto (e di fatto) di una situazione di stallo palese: la mancanza dei conci e corpi intermedi del ponte dell’Italia sociale oggi. Alla lettera, simbolici a Genova, visibili a tutti. Ruinati col ponte vacanziero di ferragosto 2018, ahinoi! 

Non è forse, quello di Piano, l’amaro realismo di chi avverte che non c’è più lo spirito e la religio sotteso al “Morandi” anni ’60 che fu? Che non ci sono le energie profonde, collettive e partecipative, per la Costituente e il ri-costituente oggi del ponte d’Italia domani, terza o quarta Repubblica, ho perso il conto? Non è forse vero che si campicchia alla giornata e che a stento si gestisce il presente, sempre sull’orlo della recessione e retrocessione? 

Delusione, disin-canto, solo canzonette. Ferita insanabile, incurabile, “rammendo” difficile. Come a Napoli-Bagnoli da riconvertire da trent’anni nell’industria pulita. Nel neo industriale, nei parchi scientifici e tecnologici, tematici. Al posto di quelle speranze c’è ora il Nulla. 

Impossibile delineare in queste condizioni i ponti del futuro solidarte e solidale, il ponte dei sospiri collettivi europei. Solo una spruzzatina spray urticante di massa: la messa è finita. Andate in pace.

Robespierre diceva che l’ateismo lucido è aristocratico, una cosa d’élite, e che il popolo ha bi-sogno invece di religioni, di leganti, di corpi intermediani, di parroci e medici condotti ordinari. Spariti, spìriti. Amen. Una prece.

La moderazione di Piano, l’attuale Piano-piano di Genova, può quindi significare, forse & farsa di chi qui scrive, che nell’aria d’Italia ‘ntussecata dai veleni e dai miasmi d’oggi non ci sono più le condizioni, l’adrenalina e le idee fresche, per gettare quel ponte nuovo oltre l’ostacolo del già visto e già fatto. Verso l’avvenire, verso il rischio formale e sustanziale. Solo ordinaria progettazione, copia e incolla da pollaio. 

Del resto non si può fare il gallo sulla munnezza. Disse il grande vecchio dell’800: “Tutto ciò che è solido si dissolve fatalmente nell’aria”. Si riferiva alla spinta del turbo-capitalismo del suo tempo. Occorrerebbe (e accorerebbe) oggi il Piano innovativo e sfrontato del Beaubourg di Parigi anni ’70, quello del guarda & stupisci, quando aveva trent’anni. Ma il tempo passa e va anche per Lui: tutto s’ammoscia e … 

… e poi, la proposta del ponte nuovo d’Italia, sarebbe dovuta forse pro-venire da qualche giovane coraggioso, non da un not’abile ottuagenario della repubblica degli architetti. Magari ci sono, questi giovani di talento, ma son sommersi, rintanati da qualche arte & parte. Nessuno salvato (da sé), solo slavati. Segno dei tempi e dei temporeali italici perché…

… perché lo spirito del tempo duemila, (odissea nello spazio del ponte di Genova e dintorni), è scadente, annacquato, pezzottato. L’Italia pare (anzi, è & sarà sempre più) una gustosa stanza da pranzo e una accogliente stanza da letto superaccessoriata Unesco. Un villaggio bengodino, un pacchetto vacanze Mulino biancastro per tutti, con B & B incluso. Soddisfatti o rim-borsati. O la borsa o la vista sul futuro. 

Niente produzioni che furono e che (forse) potrebbero esserci ancora, se ripulite e riadeguate all’oggi. Solo pizze calde, lottomatica e casinò. In ciò simil-mente, Dio ci scampi!, all’isola di Cuba di Batista anni ‘50. E non c’è uno straccio di barbudos progettuale all’orizzonte. Solo generazione smidollata a basso costo. Tra l’angelo azzurro e la lanterna azzurra di Corinaldo, (salvo e a saldo di auspicabili conversioni e ri-conversioni in corsa, nda).  

E se per miracolo lo facessero veramente-veramon, quel ponte coraggioso sul Polcevera invocato da LPP, reggerebbe al peso delle truppe passatiste e populiste d’oggi? Quelle tutte ranco-rose e fiori neri, “sovraniste-psichiche”, solitarie, impaurite dalla crisi e dalla globalizzazione migrante e galoppante tante? 

L’Italia che fu operosa e industriale è oggi a maggioranza silenziata e scarica, smarrita. Dalla metropoli alla necropoli. Facciamoci un self sfocato con Salvini & Salvitutti. Facciamoci un master sui pont’ieri & i crolli del Krollocamento d’oggi. 

Bisogna accettare -credo, dico, affermo da fermo, qui dalla mia Stella di Napule immobile e immobiliare- i tempi della ricarica d’animo d’Italia. Recuperare il ritardo culturale accumulato su ogni lato. Sul ponte del Morandi/futurItalia sventola, al momento, bandiera biancaaa…. 

Finalino – Dare tempo al tempo, tempi d’Italia a sorpresa, che pesa. Speriamo nello stellone e nel vecchio stallone da monta d’Italia. Il tempo è galantuomo, si sa. In trent’anni è avvenuto un cambiamento corpo-macchina epocale, capillare, globale, puntuale. Il ponte di Morandi anni sessanta ‘900 era sorretto da secoli di acquisizioni e di saperi seriali materiali, artigianali, artindustriali, commerciali, distributivi. Da riformulare, da digerire nell’oggi, nell’immateriale, nel digitale globale. 

Digitate gente, digitate e agitate l’Italia d’Europa.

Buon Natale, buon Anno.

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