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Rivoluzione digitale nostrana – di Marco Ermentini

Gli appalti pubblici sono calati questo mese del 40%, è l’effetto dell’obbligo legislativo di bandire le gare on line. Una riforma con le migliori intenzioni ma che per ora ha avuto un effetto negativo. Provate a protocollare una pratica edilizia on line, è un vero terno al lotto. Nonostante l’intenzione di unificare le procedure ogni comune ha un suo portale. Ogni giorno e anche più volte il giorno i moduli cambiano e neppure i responsabili sanno bene il perché. Le procedure hanno poi una serie di adempimenti demenziali senza di cui è impossibile proseguire, ormai fare il progettista vuole dire barrare crocette su argomenti fantasiosi come distanze da siti nucleari o da vecchi ordigni bellici sepolti.

La firma digitale per i normali clienti è una specie d’incubo. Poi vige una sorta di doppio regime: va bene il digitale ma molti chiedono anche le copie cartacee così il lavoro diviene il doppio. Si parla di riforma del codice degli appalti ma è una chimera: nessuno sa quante modifiche abbia subito (sembra un centinaio ma, vista l’inflazione normativa, proprio in questo momento potrebbero essere aumentate di molto). Risultato: a un ignaro cliente inglese, che non presuppone minimamente in quale incubo si stia cacciando, spiegavo qualche giorno fa che per realizzare qualsiasi intervento di edilizia nel belpaese bisogna essere proprio, ma proprio incoscienti! 

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