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Il nutrimento dell’architettura [2.7] – di Davide Vargas

Su Voyager 2 c’è un disco in rame placcato d’oro di 30 centimetri di diametro. Sulla copertina sono fornite le istruzioni per costruire l’apparecchio adatto a farlo suonare. La puntina invece è compresa, omaggio diciamo. Nel disco sono registrate immagini voci e suoni che rappresentano l’umanità. La sonda a quaranta anni dal lancio è entrata nello spazio interstellare e l’idea è che semmai incontrasse gli alieni porti con sé questa specie di carta di identità del pianeta. C’è la musica di Bach, Mozart e Beethoven, e “Johnny B. Goode” di Chuck Berry. Ci sono immagini di mamme che allattano e di ingorghi stradali. Ci sono frasi in tutte le lingue, anche quelle di millenni fa. Ci sono i colori della pelle dei bambini riuniti intorno a un mappamondo. Poi le voci della natura, le acque, i venti, i tuoni. E anche edifici.

Ecco, l’architettura, quella VERA. L’eterna tensione tutta dell’uomo di trasformare un bisogno in linguaggio concentrata in un piccolo numero di icone che ne riassumano l’evoluzione.  Le Piramidi, Il Partenone, Michelangelo certo, ma l’architettura moderna? Chi l’avrà selezionata e cosa?

La sonda è partita nel 1977, quindi non possono esserci, ma se si potesse inserirei due volti giovani: Giulio Regeni e Antonio Megalizzi. I loro sogni, quelli che i “vecchi” non hanno più, di un luogo aperto e giusto dove abitare insieme, hanno molto a che fare con la VERA architettura. 

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