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Il Museo M9 di Mestre, una tessera di smart city – di Alessandra Muntoni

I Musei si moltiplicano dappertutto, con molti aspetti diversi tra loro. L’M9, patrocinato dalla Fondazione di Venezia e inaugurato il primo dicembre 2018 a Mestre, ha però delle caratteristiche del tutto nuove, almeno in Italia. Il suo obiettivo è quello di avvicinare qualcosa di estremamente sfuggente e in continua evoluzione: la innovazione tecnologico-digitale e le modificazioni da essa apportate nelle nostre città e territori nel Novecento. Più che museo potrebbe dirsi mediateca.

Nel centro antico di Mestre, contiguo alla Piazza Ferretto del centro antico, con la sua singolare forma allungata dal piccolo ponte sul canale alla Torre civica, l’M9 cattura l’attenzione della gente con il suo profilo vagamente zoomorfo puntato verso i recenti ampliamenti ed esibisce una pelle di tessere policrome che allude alla tavolozza degli edifici di Venezia e di Mestre. 

Marco Biscione, ora Direttore dell’M9 dopo l’esperienza torinese, ha spiegato che il museo è completamente ed esclusivamente multimediale, quindi senza oggetti, e che nasce proprio da un’idea di riqualificazione di Mestre, città in crescita anche per l’afflusso di turisti culturali, i quali preferiscono brevi soggiorni lì per poi visitare Venezia. Per il momento sono previste otto aree tematiche, ma tutto sarà continuamente trasformato e aggiornato.

Matthias Sauerbruch e Luoisa Hutton, autori del progetto vincitore di un concorso internazionale, fanno appunto convergere due poli opposti: tecnologie avanzate e relazione al contesto storico della città. Da decenni sono presenti sulla scena internazionale come professionisti seri e originali, avendo realizzato in molte città europee edifici che sanno esprimere i contenuti innovativi con la forma e con il colore, dalla Sede del GSW di Berlino al Photonik Zentrum di Belino-Adlershof, alla Bilderbuch di Colonia. Qui si sono ispirati ai colori della laguna veneta.

Ci si augura che le tematiche del Museo sappiano coniugare la spettacolarità dell’innovazione mediatica e del patrimonio culturale e artistico italiano del Novecento con i problemi concreti delle crisi economiche, del lavoro, della cura tutela e valorizzazione delle nostre città e del nostro territorio, inoltrandosi anche negli anni del Duemila. 

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