presS/Tletter
 

Sul Concorso della Fondazione Almagià: Riqualifichiamo Roma. Progetta uno smart space – di Massimo Locci

Una nuova sensibilità ecologica accompagna da qualche tempo la metodologia progettuale del prodotto industriale, tanto che Enzo Mari in varie circostanze si è domandato: “E se al posto del design fatto con materiali di scarto si pensasse a un design che di scarto non ne produce alcuno?”. Il tema è ora centrale anche nella produzione architettonica: negli ultimi anni, infatti, si sta affermando una visione etica lungimirante per una progettazione consapevole, che pone al centro la scelta dei materiali. 

Lo stesso Productive Footprint, per rispondere ai bisogni fondamentali dell’abitare, tende a ridurre la produzione di scarti, minimizzando il consumo di suolo, salvaguardando le aree naturali e il paesaggio. Non solo risposte impiantistiche per una nuova edilizia 4.0, quindi, ma un approccio sistemico, sia per le nuove costruzioni, sia per la riqualificazione dei quartieri degradati e, in senso più ampio, del patrimonio edilizio esistente. 

Nel futuro i progettisti si affideranno sempre più verso logiche di contenimento delle risorse energetiche (non solo per gli edifici nella fase di esercizio, ma anche in quella della loro costruzione), scartando i prodotti realizzati con energia fossile e privilegiando i materiali naturali, ovviamente quelli non rari e/o a esaurimento come i lapidei. 

In particolare la scelta ricadrà, prevalentemente, sui prodotti lignei autoctoni per una serie di fattori: facilità di rigenerazione, valore estetico, tattile e d’uso, leggerezza e semplicità di trasformazione, ottima rispondenza ai criteri antisismici e per il contenimento energetico, possibilità di riutilizzo per successivi cicli di vita. 

Soprattutto il legno in versione Xlam o lamellare sta prendendo piede per piccole strutture di allestimento, per box urbani e micro-architetture fortemente espressive. Questo era il tema del concorso per la rigenerazione delle aree verdi pubbliche “Riqualifichiamo Roma. Progetta uno smart space“, promosso dalla Fondazione Almagià insieme all’Acer (Associazione dei Costruttori Edili di Roma e Provincia) e alla Consulta dei Giovani Imprenditori e Professionisti di Roma e del Lazio. 

Il concorso, rivolto a laureati under 40 di tutta Italia e studenti delle Facoltà di Ingegneria e Architettura di Roma, ha avuto un buon successo per la qualità delle proposte e per il numero dei partecipanti. Sarebbero potuti essere molti di più se le nuove generazioni progettassero con il Building Information Modeling (BIM), che era giustamente richiesto nel Bando.

Due vincitori ex aequo: il gruppo tNform@ e Ziqqurat; secondo classificato il progetto Red. Tutti gli undici finalisti, in verità, meriterebbero di vedere realizzate le loro proposte per l’attento studio della configurazione spaziale, per la valenza ‘comunicativa’ in termini formali, per l’attenzione ai temi della sostenibilità, per la corretta scelta delle modalità  costruttive e dei materiali. 

Le micro architetture sono a-topiche, ma la loro logica espressiva e funzionale (trasparenze e attraversamenti interni/esterni), unita alla valenza interattiva (per ricevere/emettere dati), consentirà di poterle inserire con facilità nei diversi siti (parchi urbani, aree aperte attrezzate e/o degradate) che, si spera, il Comune di Roma metterà a disposizione. 

L’oggetto architettonico, piccolo (6mX6mX4,40 di altezza) ma ricco di spunti formali, è uno smart space multifunzionale (a supporto dello sport, ludoteca, info-point turistico, mini laboratorio per monitorare i dati relativi all’inquinamento) che può dare un’opportunità operativa ai giovani concorrenti e fornire alla cittadinanza ” uno spazio in cui tecnologie dell’informazione e della comunicazione innovativa, unite a una massiccia generazione di dati possano portare a un miglioramento concreto della qualità di vita”, come ha evidenziato Charis Goretti, presidente della Fondazione Almagià.

Il concorso, con le soluzioni leggere e che consentono configurazioni fluide, dimostra che è in atto un nuovo processo ideativo, capace di fornire edifici sempre più performanti, linguisticamente espressivi e “intelligenti” (landmark urbani), ma anche strutture polifunzionali e a basso coto, capaci di creare luoghi di aggregazione e dare risposte concrete alle necessità del sociale. 

Ti piace questo articolo? Condividilo!

Leave A Response