presS/Tletter
 

Nascondersi per mettersi in evidenza – di Alessandra Muntoni

Da quando Kengo Kuma fa parte del comitato scientifico di “Metamorfosi, Quaderni di architettura” che dirigo con Gabriele De Giorgi e Marcello Pazzaglini, ci aggiorna con continuità sul suo lavoro di architetto e sulla sua Philosophy. Recentemente mi ha inviato un messaggio sul V&A Museum di Dundee che mi ha molto incuriosito. Kuma sostiene che il suo nuovo edificio, costruito sulla riva del fiume Tay, vicino a un ponte che lo attraversa, s’ispira al metodo del teatro giapponese Bunraku. Questo tipo di spettacolo di burattini, dice, rende visibili i burattinai vestiti di nero, piuttosto che nasconderli dietro una tenda. Lui avrebbe fatto lo stesso, mettendo in evidenza anche nell’interno la retrostante struttura delle persiane di cemento prefabbricato. 

Non avendo capito molto bene il significato di questa similitudine, sono andata a cercare in internet qualche immagine sia del teatro Bunraku sia del Museo del design scozzese di Dundee, appena inaugurato nel settembre di quest’anno. In realtà, la modalità del teatro giapponese è una sorta di esposizione-nascondimento. I burattinai sono molto più grandi dei burattini che essi muovono con le dita prestando loro la voce, tanto da produrre nello spettatore un particolare senso di straniamento. Un po’ come nel teatro di Brecht. Non si vuole, cioè, nascondere il fatto che il teatro sia una finzione e si mettono in evidenza tutti i trucchi, perché l’obiettivo non è il coinvolgimento dello spettatore, ma stimolarne l’attenzione critica. Nel caso del Museo di Dundee, lo studio KKAA, come del resto è sua abitudine, ha fatto suo il metodo di mostrare il “backstage” di costruzione. «Nel cuore del museo, è spiegato nella presentazione, le Scottish Design Galleries ospitano 300 mostre tratte dalle ricche collezioni di design scozzese del V & A, nonché da musei e collezioni private esistenti in tutta la Scozia e nel mondo. Al centro di queste gallerie si trova il magnifico Charles Rennie Mackintosh Oak Room meticolosamente restaurato, conservato e ricostruito attraverso una partnership tra V & A Dundee, Glasgow Musei e Dundee City Council. I visitatori del museo potranno così sperimentare nuovamente lo straordinario talento di Mackintosh nel progettare questa stanza che non vedevamo più da quasi 50 anni».

L’oggetto, dunque, non deve valere solo di per sé, ma è inserito in un environment che lo avvolge, predisponendo quello che Kuma chiama “uno spazio a strati”. I pannelli orizzontali, che costituiscono la parete ombra-luce del museo, diventano il burattinaio visibile che anima l’oggetto in mostra. 

Ti piace questo articolo? Condividilo!

Leave A Response