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Il nutrimento dell’architettura [2.3] – di Davide Vargas

E comunque anche a Parigi succedono cose strane. Avenue Reille è una strada alberata e i marciapiedi sono punteggiati dalle foglie gialle che cadono dai rami. È una strada tranquilla fiancheggiata da piccoli edifici e case unifamiliari. Ogni tanto passa una macchina e poche persone camminano a piedi. Al n°83 allineata nella continuità della cortina e ad angolo con l’imbocco di una stradina in salita ancora più esclusiva e ombreggiata c’è la Casa del pittore Ozenfant che Le Corbusier progettò nel 1922. Facciate libere con due grandi superfici vetrate che fanno angolo, finestre a nastro, intonaco bianco, la scala elicoidale esterna, e poi l’incongruenza. In un’altra epoca per realizzare un “bel terrazzo” in copertura qualcuno ha abbattuto i denti di sega. Ora in cima gira una ringhierina orizzontale e una specie di grigliato richiude il perimetro.  Dalle mie parti una “bella” trama di rampicanti in plastica avrebbe completato l’opera.

Certo la manomissione è importante, eppure il segno resta. Ed è questa la forza.

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