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Il nutrimento dell’architettura [2.2] – di Davide Vargas

Nel Museo del Centre Pompidou c’è l’architettura. Non intendo una mostra temporanea ma esposizioni permanenti. I pannelli di Jean Prouvé allineati in una sala come una cortina metallica di una città del futuro. I plastici di Rem Koolhaas, macchine di spazio al centro di una sala contigua, Villa Dall’Ava leggera e sollevata dal terreno e la Casa a Floriac con i suoi punti di vista sul mondo per chi è costretto su una sedia a rotelle.  Poi la serpentina metallica del Museo Ebraico di Daniel Libeskind. E altro. Ma in fondo non conta l’elenco degli autori, conta invece la PRESENZA dell’ARCHITETTURA moderna nel patrimonio di segni civili e culturali da condividere. Un ruolo, insomma nella società e nel mondo.

A Port de Clichy nelle superfici vetrate del Nuovo Palazzo di Giustizia progettato da Renzo Piano si specchiano tra le nuvole grigiastre i tralicci metallici e le gru dei cantieri intorno. È in atto un programma di trasformazione urbana che porterà alla realizzazione a breve di un intero quartiere ecosostenibile. Passeggiando nel vicino Parco Martin Luther King riconosco un blocco residenziale progettato da Aires Mateus.

Rientra tutto in uno stesso atteggiamento di considerazione verso la disciplina.

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