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Addio Ponte Morandi – di Alessandra Muntoni

Dunque, è deciso: demolizione e ricostruzione. Certo, Genova non può attendere. Lo dicono i numeri della crisi urbana e regionale, con ripercussioni a dimensione europea, ingenerata dal crollo del Ponte Morandi.

Il discorso, perciò, si è subito spostato sul come e sul quando della demolizione-ricostruzione, con relativi costi. A detrimento dell’esigenza di sapere le ragioni di ciò che è accaduto, tutte le ragioni, da quelle urbanistiche del piano che ha previsto negli anni Sessanta la dimensione utopistica di un ponte aereo che accelerasse le percorrenze urbane e i traffici portuali, all’incuria di tutti coloro – politici, amministratori, manager, controllori − che per decenni hanno gestito il formidabile manufatto fino a non saperne evitare il collasso e il crollo.

Comunque, la materia è impigliata in un groviglio di esigenze e di problemi.

Il Commissario alla ricostruzione è stato designato nel Sindaco Marco Bucci che dispone anche di un cospicuo budget qualora la concessionaria Autostrade per l’Italia, esclusa dalle imprese per la ricostruzione, non volesse pagare la rimozione dei monconi ancora in sito e la messa a disposizione delle aree a terra. Il decreto per gli interventi è stato approvato al Senato. Molte imprese si sono fatte avanti e su queste ne sono state selezionate alcune tra le quali spicca Salini Impregilo e Fincantieri. La prima delle due però si trova in una fase delicata: sta predisponendo l’acquisizione di parte della Astaldi − impresa che ha costruito il ponte sul Bosforo ma è in difficoltà perché creditrice verso le Istituzioni pubbliche sempre in grave ritardo sui pagamenti delle opere eseguite. Fincantieri è dell’idea di costruire, intanto, un ponte parallelo al Morandi e di ricostruire quest’ultimo sul modello del progetto di Renzo Piano. Autostrade, comunque, presenterà ugualmente un suo progetto di ricostruzione in tempi rapidi, del quale non è chiaro se il Commissario Bucci terrà conto.

Poi ci sono altre due questioni delle quali s’impone con urgenza la soluzione: quella degli sfollati dalle aree sulle quali è crollato il ponte e quella del Sistema Genova. Se sul primo c’è l’impegno di copertura finanziaria e logistica da parte del Ministro Toninelli che il TV ha promesso la copertura sia per i proprietari che per gli affittuari (evitiamo parole come fiducia o speranza), il Sistema Genova comporta un groviglio di problemi molto ardui, soprattutto per quanto riguarda autotrasporto di camion diretti al porto, ma anche per la viabilità dei cittadini diretti al lavoro o ai servizi. Pare che il danno complessivo sia di circa cinque milioni di euro al mese.

I giapponesi, di fronte al ricorrere di terremoti, incendi o crolli di edifici, usano fare una festa, convinti che ciò che si ricostruirà sarà meglio di ciò che andato distrutto. Noi non riusciamo a pensarla allo stesso modo, non tanto per mancanza di fede nella possibilità di far meglio – cosa sempre possibile, per quanto improbabile – ma perché ci preme sapere cosa è successo. Bisogna allora riportare il discorso sull’idea, la costruzione e la tragedia finale del ponte che volava sopra il Polcevera. Tutti i progetti di Riccardo Morandi sono conservati all’Archivio Centrale dello Stato. È necessario, quindi, che nel Decreto per la ricostruzione sia inserito un capitolo per l’analisi accurata di questi documenti, e di quanto altro concerne il cantiere e la manutenzione del ponte, da parte di esperti ingegneri e storici della costruzione di strutture. Ciò comporta che anche la demolizione sia fatta scientificamente, esplorando accuratamente e catalogando ogni elemento precipitato terra o ancora in elevato. Forse l’AIAC potrebbe fare qualcosa in tal senso.

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