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#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA – AGOSTO-SETTEMBRE 1968 – di Arcangelo Di Cesare

Nel fascicolo di settembre è presentato un grandioso edificio destinato a non passare inosservato: la Ford Foundation disegnata dagli Architetti John Dinkeloo e Kevin Roche.

Si trattava di un’operazione alquanto insolita per la città di New York; avendo a disposizione una grande area a Manhattan, chiunque avrebbe costruito sfruttando al massimo le cubature permesse,

sia per ammortizzare il costo del terreno sia per un’evidente ritorno economico.

Ford, invece, decise di donare ai newyorkesi un simbolo di bellezza ed eccellenza, in un periodo in cui lo spirito e l’anima degli esseri umani era fortemente compromesso dalle speculazioni economiche.

Questa committenza illuminata, grazie all’appoggio di validi professionisti, decise di non occupare tutta l’area a disposizione, preferendo una conformazione a “L” che disponeva gli edifici solo su due lati lasciando libero il resto dell’area.

Sconfiggendo l’idea del blocco chiuso, lasciarono nella restante area di 1350 metri quadri, un grandissimo patio piantumato con alberi e aiuole; a protezione, e per ricomporre l’isolato, furono poste delle enormi vetrate che ricreavano, all’interno del patio, quel clima adatto alla città di New York.

Desiderando creare un senso di comunità, Roche e Dinkeloo, organizzarono i nuovi uffici in modo che tutti gli occupanti potessero vedersi attraverso il giardino e beneficiare della luce naturale offerta dalle pareti di vetro e dal lucernario. I piani inferiori furono arretrati per creare terrazze con vista sul giardino, accessibili da ogni ufficio attraverso porte scorrevoli in vetro. 

Ispirato alla costruzione di ponti e autostrade, la struttura fu composta di calcestruzzo portante e travi di acciaio che si estendevano per 25 metri, liberando le facciate sud ed est. Quest’ultime, alte dieci piani, furono arretrate rispetto alle colonne, dissolvendo la distinzione tra interno ed esterno. 

Con quest’originale edificio la città poteva tornare, attraverso le imponenti pareti trasparenti, a godere di un grande spazio verde mentre dagli uffici, che vi si affacciavano, si percepiva la sensazione di lavorare immersi nella natura.

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