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Doktor Faustus: l’avanguardia colpevole? – di Alessandra Muntoni

Scritto da Thomas Mann del 1947, questo libro ha come sottotitolo: vita del musicista Adrian Leverkühn raccontata da un amico. Un libro difficile che cerca di comprendere le scaturigini della Seconda guerra mondiale, anzi della deformazione ideologica e politica che porta una Germania colta e civile ad abbracciare il nazismo. Questione che ancora oggi stentiamo a capire, vedi anche la lettura struggente e commossa che ne ha fatto Alberto Angela sabato scorso nel suo programma televisivo “Ulisse”. 

Anche Thomas Mann ‒ per la testimonianza di Serenus Zeitblom, l’amico del Doktor Faustus ‒, ne dà una versione inaspettata, perché lega strettamente l’invenzione musicale di Adrian alla dodecafonia di Schönberg. E ancor più sorprende è il fatto che Mann non abbia in una prima stesura minimamente citato l’inventore della dodecafonia e questi, indignato, abbia protestato, tanto che Mann inserirà in margine, obtorto collo, la nota:« Non mi pare superfluo avvertire il lettore che il tipo di composizione esposto nel capitolo XXII e chiamato tecnica dodecafonica, è in realtà proprietà spirituale d’un compositore e teorico contemporaneo, Arnold Schönberg, e fu da me attribuita, in una determinata costruzione ideale, a un musicista di mia libera invenzione, al tragico protagonista di questo romanzo. In genere le parti tecnico-musicali del libro devono parecchi particolari alla teoria armonica dello Schönberg». Si era reso conto Schönberg della terribile analogia esposta nel libro di Mann?

Perché Adrian, così egli stesso confessa ad un piccolo gruppo di suoi adoranti esegeti e discepoli, durante la sua vita si è macchiato dei più efferati delitti, dal tradimento all’omicidio, per sfrenata ambizione di successo. Tutto era nato dal suo sciagurato patto (immaginario?) col diavolo, per cui egli avrebbe raggiunto l’apice come artista ma avrebbe dovuto rinunciare alla gioia dell’amicizia e dell’amore. Patto che non aveva poi mantenuto. E quel patto era avvenuto in giovanissima età, proprio a Palestrina, nella patria italiana del Luigi protagonista della musica moderna. Allora, di pari passo con il disfacimento morale della corrotta borghesia tedesca, matura in Adrian l’idea di distruggere la tonalità dell’armonia musicale che culmina nella sua opera Apocalypsis cum figuris, ispirata ai disegni di Albrecht Dürer. Tutti fuggono sconvolti all’ascolto di quella confessione, ma la verità è stata ormai pronunciata. Serenus commenterà dall’eremo dal quale assiste alla distruzione delle città tedesche (s’immagina che la storia sia raccontata nel 1945), che nell’Oratorio apocalittico di Leverkühn sia stata enunciata “una identità sostanziale della massima beatitudine col massimo orrore, una intima uguaglianza del coro angelico con la risata infernale”. 

L’avanguardia, dunque, scomponendo gli strumenti della poesis, anziché coscienza critica diverrebbe corresponsabile della efferata volontà di sopraffazione e distruzione del mondo? È una diagnosi troppo estrema per poterla accogliere, anche se in essa scorgiamo il germe funesto che abita nelle profondità della mente umana e che i buoni sentimenti, la cultura, la ragione, la tolleranza, la democrazia, tentano con grande fatica di esorcizzare. 

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