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BIENNALE INTERNAZIONALE DI PAESAGGIO DI BARCELLONA: FRANCO ZAGARI. LA PAROLA AI PROGETTI

BIENNALE INTERNAZIONALE DI PAESAGGIO DI BARCELLONA 26 settembre – 27 ottobre 2018
FRANCO ZAGARI. LA PAROLA AI PROGETTI
COAC Collegio degli Architetti della Catalogna

A pochi giorni dalla chiusura della mostra una riflessione e un saluto dell’autore 17 ottobre 2018

Hubiera preferido invitarles a cenar…
Elias Torres Tur, Pre-textos de arquitectura

(Che si tratti del Don Giovanni? Pare proprio di no ma, a volte, le nostre scelte che contano sono prese con decisione dai soggetti stessi delle nostre cure, senza che noi neppure lo si sappia. ndr)

Ogni impresa di progetto, durante il suo corso, ha dei momenti importanti di riflessione. Questo è il motivo per cui vi scriviamo a pochi giorni dalla chiusura della mostra Franco Zagari. La parola ai progetti, con la consapevolezza di trovarci ad un turning point, che ci incoraggia ad affermare con ancora maggiore entusiasmo la pratica di questo meraviglioso lavoro. Dalle tecniche e dalle poetiche siamo forse riusciti a comunicare delle idee, che ci sono care, sulla importanza del progetto di paesaggio, e sulle ragioni dei processi che lo coinvolgono. Ma la parola è appunto ai progetti, e ci sembra che questa nostra volontà abbia funzionato, trasmettendo un messaggio che è pronunciato nel tempio della democrazia, la città di Barcellona. Dopo venti anni di felice navigazione la Biennale il 26 settembre scorso ha inaugurato solennemente la sua decima sessione, dedicata a “Performative Nature”, dimostrando ancora una volta il suo primato indiscusso di spazio di dialogo nel quadro internazionale. Nell’occasione la mostra ha avuto l’onore di essere l’evento inaugurale.

La parola ai progetti è una produzione di Fabio Di Carlo, Sarah Amari e Agata Buscemi sull’opera di Franco Zagari. È una mostra il cui contenuto è già esplicito nel titolo, l’intenzione di sostenere la causa del progetto come un’alta missione civile.
Come in una quadreria, oltre 70 progetti sono esposti in una galleria del Collegio degli Architetti Catalani, che è perfettamente visibile dalla Piazza della Cattedrale, di giorno e di notte, uno spazio fra interno e esterno, dominato da un graffito di Picasso. Si è voluto trovare una risposta rappresentativa di un modo di fare architettura e paesaggio con metodo artigianale, pezzo per pezzo, che pure è stato forse in grado di costruire un sistema di forme e di idee che hanno raccolto interesse in molti paesi.

Vogliamo ringraziare la Biennale, il Comitato Scientifico di questa mostra e quanti hanno contribuito in modo determinante al suo buon accoglimento da parte del pubblico e annunciare che la mostra sarà presentata in diverse città, anche molto lontane, e diventerà quindi itinerante. Ogni sede suggerirà degli aggiornamenti e sarà occasione di ulteriori approfondimenti.

È una parola, quella della mostra, di provocazioni e di risposte, tale da apparire come una sequenza significativa di finestre critiche, che nel loro insieme rivelano caratteri ricorrenti di una città che sembra vivere un complesso fra ubiquità e assenza. È veramente una città “del terzo millennio”, di cui in fondo sappiamo ancora così poco, ma siamo consapevoli che è del tutto diversa rispetto alla città dove siamo nati, un’idea che è lontana e senza ritorno. Gli obiettivi comunque non cambiano: si vuole affermare delle qualità di orientamento e di nuova centralità, il cui carisma non si misura più nel conflitto fra centro e periferie, ma nella capacità di costituire assetti a rete che diano un maggiore equilibrio alla sua evoluzione. E di farlo fra uomini e cose, competenze interattive di un gioco di relazioni che riorganizza le nostre conoscenze con azioni progettuali di varia natura, parte integrante della ricerca di ricostruire un piano di coerenza nella nostra scena quotidiana.

È la storia, quella del nostro studio, di una piccola struttura creativa di taglio artigianale che ha realizzato molte opere in Italia e all’estero, con temi di grande prestigio, dai Giardini italiani di Glasgow e Osaka, ai due progetti per Piazza Matteotti a Catanzaro, al centro di accesso al sistema delle Grotte con graffiti preistorici di Niaux, a Piazza Montecitorio e Villa Lante a Roma, alle piazze centrali di Saint Denis ai piedi della Basilica, agli interventi sul Lago dell’Eur, sempre a Roma, ai lungomari di Castiglioncello e di Porto Sant’Elpidio, alle piazze, i giardini e la grande cupola della Presidenza della Repubblica della Georgia, ai Giardini dell’Expo 2015 di Milano, e così via.

Dunque grazie di cuore a tutti coloro che ci hanno visitato e sostenuto, a chi dirige questa splendida istituzione, a tutti gli amici paesaggisti, a tutte le città, le istituzioni, le imprese, le maestranze, che hanno fatto sì che qualche piccolo miracolo fosse compiuto. Grazie a chi a qualsiasi titolo ha dedicato le proprie risorse e la propria fiducia alla vita di un’ipotesi forse ormai fuori del tempo ma intensamente sentita, come una testimonianza di impegno perché “la bellezza salvi il mondo”.

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