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181011_Ruralità ed urbanesimo: un legame indissolubile – di Felice Gualtieri

Tutti, a primo impatto, sanno cos’è una città; tutti sanno riconoscerla quando ne vedono una. Ma quali sono le caratteristiche che definiscono una città? e qual’é la differenzia tra città e villaggio? esistono altre forme di aggregazione? e quante altre forme o tipi possono esistere?

In tempi passati, la distinzione era più semplice: le città erano circondate da mura che mettevano chiaramente in evidenza il dentro dal fuori. Ora non è più così: le città si sono diffuse, hanno superato i limiti imposti dalle mura e quelli definiti dalla separazione fra città e campagna. Anche la distinzione tra città e villaggio sembrerebbe a prima vista molto semplice poiché è riconducibile ad un problema di scala: la città è un insediamento di una certa grandezza circondata da mura. Ma questa definizione, purtroppo, non è sufficiente.

Max Weber, nel 1921 nei suoi scritti sulla città (Die Stadt) definisce la città come un insediamento in cui le case sono molto vicine tra loro e con un numero tale di abitanti che impedisce la completa e reciproca conoscenza come in un villaggio. 

La  città è definita anche da altri aspetti (sociali, economici, culturali e politici) che la caratterizzano in quanto forma specifica di organizzazione socio-spaziale. In un certo senso, possono esistere diverse definizioni di città a seconda che ci si concentri sulla dimensione storica piuttosto che su quella economica o giuridica o spaziale.

Dal punto di vista economico la città è caratterizzata dalla divisione del lavoro, poiché i suoi abitanti utilizzano un “mercato” per vendere e acquistare i prodotti; la città si colloca ad un grado superiore rispetto all’attività di pura sussistenza nella quale le persone e i nuclei familiari lavorano per produrre soltanto i beni necessari al proprio sostentamento. Con l’urbanizzazione l’uomo rinuncia all’economia di sussistenza in cui ogni famiglia produce ciò di cui ha bisogno. 

In termini molto approssimativi, il modello di sviluppo storico inizia quando avvenne il passaggio dalla caccia all’agricoltura, il che condusse a sua volta agli insediamenti fissi ed alla densità demografica, che a sua volta creò la possibilità per l’urbanizzazione e per il sorgere delle forme politiche ed organizzative degli stati. 

In linea di massima, secondo Weber, le caratteristiche di una città sono le seguenti: è protetta da mura; possiede un mercato; ha proprie leggi amministrate nei tribunali; ha le proprie istituzioni politiche; è autonoma o perlomeno ha una sua autonomia locale.

E’ evidente che qui si parla di un modello teorico la cui debolezza risiede nell’eccesso di generalizzazione storica che propone; per esempio non tutte le città dell’antichità avevano le mura, e non tutte erano così grandi da non permettere la conoscenza reciproca tra i suoi abitanti. 

Si potrebbe anche dire che la città è soprattutto una modalità del vivere collettivo e che quindi quello che definiamo urbanizzazione è uno stile di vita riconducibile a quegli ambiti di territorio non caratterizzati soltanto dalla densità edilizia ma che godono di un certo livello di istruzione, che praticano il lavoro non agricolo e che possono accedere ad alcuni servizi rari ed esclusivi.

Questo è di sicuro un modo più attuale di leggere il fenomeno urbano proprio quando i connotati fisici, organizzativi e tipologici hanno perso quella limpida chiarezza che si poteva cogliere nelle epoche passate.

Nella storia, comunque, dalle città-stato dei Sumeri in Mesopotamia (circa 3000 a.C.) fino a quelle della Grecia per arrivare al Medioevo e anche oltre, non è mai esistita una città ricca senza un hinterland altrettanto florido. La vita urbana è stata da sempre caratterizzata da un’unità profonda tra cultura rurale e cultura civile (contenuta all’interno delle mura); tant’è vero che lo stesso concetto di città-stato (la polis greca) non esiste se non considerando l’unità indissolubile tra città (con il suo mercato e le istituzioni) e il territorio circostante (per il lavoro e la produzione agricola). 

Anche l’Italia è rappresentativa di questo tipo di storia che nella sua ricchezza e varietà si è incarnata nella vita dei Comuni di cui la penisola è ricca, e che custodiscono una fetta copiosa di tradizioni e rituali costitutivi della stessa vita urbana. Dimenticarlo significa tagliare un legame con la storia e con una parte di noi stessi e questo, di solito, non porta mai bene.

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