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Progetti d’acqua e Biennale – di Marco Ermentini

Il mare è misteriosamente legato alla vita. Se la vita è di origine marina, allora si mostra più potente, più ricca, più varia di quanto sia sulla terra. Così è la vista deliziosa di un porto, dove l’occhio abbraccia insieme l’umano e l’inumano, le costruzioni geometriche e la natura fisica, la calma e il continuo movimento.

Negli spazi portentosi dei magazzini del sale a Venezia, la Fondazione Vedova ospita sino a novembre la mostra “Progetti d’acqua” di Renzo Piano. 

Bisogna sempre scusarsi di parlare di architettura. Ma ci sono buone ragioni per non tacerne, in fondo tutte le arti vivono di parole. Tuttavia la messa in scena poetica di Studio Azzurro riesce a oltrepassare i soliti plastici e i soliti schemi che sono riproposti in questa stanca Biennale dove i progettisti cercano, senza esito, di imitare gli artisti.

Al contrario in questo strano pontile sghembo e in salita le navette che trasportavano le grandi tele di Vedova, in occasione del decennale dell’allestimento, ora sorreggono otto schermi con varie gradazioni di trasparenza. Ogni progetto, dal Prometeo di Luigi Nono sino alle realizzazioni più recenti, è illustrato con immagini che partono dalle forme emozionanti della natura e giungono ai particolari dei pezzi costruttivi assemblati, dai paesaggi alle sezioni, dai colori ai cantieri. L’impressione è che ciò che conta non è il risultato ma come si è giunti, il processo, non solo il prima e il dopo ma proprio il durante. La musica, vera sorella dell’architettura, è la chiave di volta di questa strana mostra che si costruisce proprio sul movimento e dimostra una cosa veramente paradossale: non c’è architettura più sensibile di quella che si fonda sull’elemento mobile. 

Da non perdere.

www.fondazionevedova.org 

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