presS/Tletter
 

Per una ricerca di senso – di Alessandra Muntoni

Nello scenario sconcertante della crisi istituzionale che stiamo vivendo in Italia, c’è poco spazio per ragionare su ciò che riguarda l’architettura e il design. Se non fosse che, per la loro ancora formidabile capacità comunicativa nella società di massa, continuano ad emettere messaggi ingranati alla contemporaneità.  Mi riferisco a due esempi che hanno a che fare con istituzioni culturali, il “Futurium” di Berlino e la “Facing Gaia” ai Giardini della Biennale di Venezia, utilizzando un criterio critico suggerito da Renato De Fusco all’inizio del secondo millennio.

“Il forte divario tra le arti, segnatamente fra architettura e il design da un lato e la pittura e scultura dall’altro, soprattutto una perdita di senso nelle opere di quest’ultime, specie in quelle dalla più flagrante attualità” − scriveva nel suo articolo Arti visive, un senso da ritrovare, «op. ci.t», n. 111, 2001− risultava evidente. Per De Fusco, uno dei più importanti paradigmi del fare artistico e della critica d’arte era costituito da un particolare binomio: la “conformazione” e la “rappresentazione”. Secondo il critico napoletano, le arti conformative (architettura e design) avevano avuto un grande vantaggio su quelle rappresentative (pittura e scultura), grazie al loro carattere tecnologico e utilitario. E ancora, data la necessità che l’uomo aveva sempre avuto di una dimora, i suoi valori intrinseci erano rimasti perlopiù costanti, mentre quelli delle arti figurative era cambiato in continuazione.

Ebbene, se la “conformazione” appartiene agli obiettivi dell’architettura, non v’è dubbio che il “Futurium” berlinese, centro per la modellazione del futuro progettato da Richter Musikowsky Architekten nel Regierungsviertel, mette in scena interni inquietanti. Nella primavera del 1919 sarà aperto a “tutti coloro che sono interessati al futuro e vogliono svolgere un ruolo attivo nella sua elaborazione”. Ebbene, nonostante sia insediato in una delle aree più prestigiose della capitale tedesca, nell’ansa dello Spreebogen che già accoglie il ricostituito Reichstag e la residenza della cancelleria, il “Futurium”, pur rivestito dalle superfici tecnologiche di rito, sembra richiudere nella sua figura pentagonale un futuro ben poco promettente, anzi oscuramente richiuso in sé stesso.

Diversa l’immagine della “Facing Gaia” di Libeskind, semplice ma coinvolgente stele prismatica in acciaio al centro della quale è praticato un vuoto informale capace di assumere, girandole intorno, diverse figure all’interno delle quali percepire e osservare il paesaggio della laguna. «Facing Gaia, dice Libeskind, implica il fatto che si deve relazionare con la terra, proprio nel tempo della sua crisi climatica. Le due parti dell’opera – il vuoto e la colonna – simbolizzano rispettivamente lo spazio (“the biggest mouth that swallows us”) e l’orientamento verticale del mondo intorno a noi». Se allora adottiamo anche qui il criterio defuschiano, la “rappresentazione” di questa scultura spiega la continua anamorfosi della realtà, affascinante ma imperniata nella stessa essenza di vuoto che ci ingoia. Vale la pena sottolineare che il tutto si dissolve in una ludica e indifferente partecipazione della gente. 

Un senso, dunque, nell’un caso e nell’altro, tutto ancora da ritrovare.  

Ti piace questo articolo? Condividilo!

Leave A Response