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Il nutrimento dell’architettura [99] – di Davide Vargas

L’incuria è incuria e non si discute. Però può essere che sei ben disposto e quello che vedi si trasforma. I cordoni di pietrarsa sono spaccati sollevati dalle radici e sbilenchi. I ciuffi di gramigna escono dalle giunture dei cubetti del marciapiede tra foglie secche colore del caffè, tappi di bottiglie e lacerti di umidità e si ripiegano intorno al tronco della magnolia. Nell’alloggio dell’albero cresce tutto il campionario della stagione, una sorta di riassunto pittorico.

Tra i cordoni ruvidi scheggiati macchiati che l’ombra dei palazzi colora di cenere, tra essi si è insinuata l’erba secca e gialla fatta di fili accartocciati. Come le foglie cadute e ingiallite che conservano ancora uno spessore carnoso. Poi le ortiche parietarie rovi stoppioni cardi, tutta questa matassa avvolge la corteccia ed emergono i punti sanguigni dei papaveri, le sfere piumose dei soffioni, la postura delle mazze d’oro, i puntini bianchi e gialli della camomilla e delle pratoline. Così se sei ben disposto quello che vedi si trasforma in una colorata rivincita della natura.

O semplicemente è che non ci puoi fare niente e allora scatta come una salvezza la fantasia personale. Quello che vedi è solo tuo.

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