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Il nutrimento dell’architettura [98] – di Davide Vargas

Ho conosciuto Will Alsop a Selinunte nel 2016. Dopo la presentazione del suo lavoro funambolico ad una folla di noi provenienti da tutta l ‘Italia siamo capitati allo stesso tavolo a cena. L ‘uomo era simpatico, i capelli lunghi e la camicia bianca troppo stretta sulla pancia, mangiava e beveva con gusto, cosa che sembrava dovesse essergli familiare. Senza mai smettere di parlare di architettura arte città, della terra che ci ospitava profumata di salsedine e zagare, e fare domande, essere curioso delle realtà distanti dalla sua.

C ‘era una frase da un suo libro che ricordavo bene e che mi torna in mente ora che non c ‘è più. In occasione della visita ad un sito in Spagna per il progetto di recupero di una dimora storica da trasformare in albergo, l ‘architetto inglese scrive: fu un momento di reverente stupore. E dentro la frase una parola in particolare: REVERENTE. Alsop viene considerato un architetto visionario, disobbediente, individualista, turbolento. Dimenticando che alla fine realizza opere in cemento acciaio e vetro. Uno che non separa l ‘architettura dall ‘arte, ma ne trae nutrimento. Ebbene, uno così difronte a un luogo si pone in reverente ascolto. Atteggiamento di umile ricettività, con una nota di laica sacralità. L ‘unica via allo stupore. E questo forse modifica l ‘etichetta al suo lavoro.

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