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Il gusto della congettura – di Alessandra Muntoni

La recente antologia di testi di Maria Luisa Scalvini, edita da Lettera Ventidue (2018), ha il pregio di offrire agli storici e ai critici dell ‘architettura uno strumento di analisi formidabile, perche attraversa questioni che dagli anni Sessanta hanno alimentato la cultura italiana e internazionale. Esse sono registrate in memorabili recensioni di libri e articoli nelle pagine di ┬½op. cit.┬╗, la prestigiosa quanto minimale di rivista di critica d ‘arte contemporanea diretta da Renato De Fusco alla quale la Salvini ha collaborato fin dai primi numeri, o in altre importanti riflessioni sulla teoria, la semiologia, la storiografia dell ‘architettura.

In particolare, l ‘articolo che è scelto come titolo di questa antologia, Il gusto della congettura e l ‘onere della prova, scritto dall ‘autrice in Lezioni di metodo. Studi in onore di Lionello Puppi (2002), mi sembra raccolga spunti di grande rilievo per i problemi che attualmente continuiamo a porci. Ne emergono le difficoltà dei metodi e degli strumenti di lavoro dello storico, il dibattito tra le storiografie di riferimento, la discussione tra i generi quali i manuali, il saggio monografico o l ‘analisi di un solo avvenimento; ancora il ritorno del racconto, la tipologia delle fonti. Infine, le strutture a mosaico oggi assai diffuse, nonche il rinnovo degli apparati iconografici.

Se poi, come ha sostenuto Georges Duby, fare storia significa porre un problema e tentare di risolverlo, ecco che il groviglio s ‘ingarbuglia ancor più, perche la stessa scelta del problema da affrontare porta con se una personalizzazione dello storico, un suo modo di narrare, una sua volontà di ristudiare le grandi figure indiscusse, o al contrario di far emergere personalità ritenute minori, in un lavoro di confine che può ribaltare giudizi e filoni di ricerca. E infine, anzi per prima, la congettura: l ‘ipotesi interpretativa che occorre provare, dimostrare, verificare, oppure negare.

In questo breve articolo incontriamo molti autori: il già citato Duby, ma anche ÔÇÆ in ordine di comparsa ÔÇÆ Peter Burke, Carlo Ginzburg, Hayden White, Northrop Frye, Jules Michelet, Alexis de Tocqueville, Jakob Burckhardt, Paul Ricoeur, Fernand Braudel, Giorgio Vasari, Lionello Puppi, Kenneth Clark, Silvia Ronchey, Perry Anderson, Michel de Montaigne, Leon Battista Alberti, Galileo Galilei. Insomma, un ‘apertura a ventaglio di metodi, indizi, metafore, strumenti di lavoro, opere, personalità, che può essere gettato utilmente nell ‘agone dei dottorandi e dei giovani critici per affilare le loro armi e abituarli a trovare una propria strada. Aggiungerei, per dare un po ‘ di sale, Bruno Zevi, ricordando che la Scalvini ha scritto su ┬½L ‘architettura, cronache e storia┬╗ e ha ottenuto un premio IN/Arch per la critica storica nel 1989.

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