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Arte pubblica quotidiana – di Alessandra Muntoni

Nel numero 58 di Metamorfosi, Quaderni di architettura, 2006, avevamo dedicato la parte monografica al tema Arte pubblica / Living Art. Vi figuravano le nuove stazioni della metropolitana di Napoli. Claudio Strinati, intervistato da Antonella Greco, sosteneva: L ‘architettura, che è una sorta di supplente della scultura o dell ‘arredo urbano, è un fenomeno forse più tipico dei nostri tempi che di altre epoche anche vicine. Non proprio supplente ci appare oggi, tanto essa è entrata nello spazio-tempo dei cittadini che se ne servono, coinvolgendo spazi esterni e sotterranei in un fluire di opere d ‘arte conservate molto bene e delle quale i napoletani sono molto fieri. Solo, dicono, bisogna aspettare in po ‘ troppo i treni. Niente di male, si ha così l ‘agio di osservare le opere di Kounellis, Cucchi, Merz, Zorio, Pisani, Rotella, Paladino, Kentridge;.e le stazioni stesse, a cominciare dalla Toledo disegnata da ├ôscar Tusquets, inaugurata nel 2012 e subito definita la stazione più bella d ‘Europa, o le altre su progetto di Capobianco, Aulenti, Mendini, Rashid, Siza, Souto de Moura.

Insieme ad alcuni amici, in occasione di un incontro con docenti e studenti coordinati da Fabio Mangone al dottorato del DiARC, Università Federico II, ho visitato una serie di queste stazioni che giungono a collegarsi con la Stazione ferroviaria centrale. La Garibaldi, inaugurata nel 2013, è la più tecnologica e punta sulla sovrapposizione piranesiana di scale mobili capaci di riversare al terminal centinaia di persone al minuto: quasi un ‘apoteosi dell ‘accelerazione metropolitana. Del resto, si raccorda perfettamente al sistema di pilastri divaricati verso l ‘alto su maglia triangolare della Stazione centrale. Dispiace, però, per la Salvator Rosa, certo la più originale e riuscita. Il suo scosceso atrio esterno che raccoglie una serie di intensivi, un reperto archeologico, i resti di un edificio in cemento armato mai finito, era stato ristrutturato nel 2003 da Mendini e gli artisti con la regia di Achille Bonito Oliva in un parco urbano ricco di sculture colorate, grandi mosaici, verde, percorsi meccanizzati. Ma il bel blu che ricopriva le facciate cieche dei palazzoni è ora scolorito, i banani hanno sofferto, mentre troppi graffiti cominciano a invadere pericolosamente pareti e meccanismi. Bisogna fare attenzione e salvaguardare questo patrimonio con una manutenzione scrupolosa. Tuttavia, lo spazio è usato quotidianamente come luogo di riposo e di gioco. L ‘arte è ormai entrata nei pori della vita quotidiana.

Ogni confronto con Roma è improponibile. Da noi i treni sono forse più frequenti, ma la sporcizia, la sciatteria, il degrado sono l ‘indizio palpabile di una situazione ormai insostenibile. Ogni progetto di arte pubblica, poi, come spesso ha rilevato Giovanna De Sanctis, è qui del tutto inesistente.

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