80 anni dell’EUR – di Massimo Locci

Per celebrare gli 80 anni dell ‘EUR, dal 3 al 31 maggio 2018, all ‘Archivio Centrale dello Stato è allestita una duplice mostra che racconta le sue architetture attraverso documenti storici e l ‘opera fotografica (in grande formato) di Carlo D ‘Orta, che ne attualizza le valenze espressive. L ‘EUR cominciò ad essere concretamente realizzato proprio nel 1938, anno in cui fu posata la prima pietra del primo edificio, il Palazzo degli Uffici (sede dell ‘Ente EUR, oggi EUR spa). In mostra disegni originari (ma anche foto e plastici) di vari edifici e del progetto urbanistico dell ‘Expo (E42), posto i relazione con altri interventi coevi di nuove città di fondazione (in Italia e nelle colonie) e poi del quartiere con gli interventi del dopoguerra e del periodo delle olimpiadi. Alla mostra si affianca il libro EUR 42/oggi Visioni differenti, edito da INAIL, sull ‘opera fotografica di Carlo D ‘Orta (circa 200 foto) che rappresenta uno sguardo originale dell ‘EUR, con scorci e dettagli poeticamente interpretati degli edifici facenti parte sia dell ‘impianto originario di Marcello Piacentini, sia della contemporaneità come il Roma Convention Center di Massimiliano Fuksas.

La fotografia per Carlo D ‘Orta più che come strumento di decodifica, o d ‘indagine, va intesa come lettura parallela della realtà. Parte da una interpretazione personale e prettamente poetica, quindi artistica, per creare una dimensione emotiva, un ‘azione che si fonda sulla coscienza critica e interpretativa dello spazio e delle superfici architettoniche. La fotografia è una delle possibili tecniche artistiche che D ‘Orta sapientemente utilizza: ai fondamenti scientifici sulla luce (fortemente astratta nella saturazione dei colori) si affianca, infatti, la teoria della percezione e l ‘ermeneutica iconologica. La prima descrive le sensazioni e le motivazioni di uno spazio, l ‘altra ne cattura l ‘energia comunicativa.

L ‘EUR da sempre attrae artisti e fotografi. Ognuno documenta una realtà urbana e architettonica filtrata da uno sguardo individuale; per tutti il suo fascino coincide con la sua oggettività a-temporale e a-contestuale, con le atmosfere metafisiche del grande impianto urbano e dei suoi monumenti. Per me, viceversa, l ‘attrazione è legata a ciò che è celato, a quanto avrebbe potuto essere e non è diventato; risiede in ciò che è meno visibile, negli elementi minori o lateralizzati del sistema.

L ‘E42 presenta un impianto viario ippodameo, con cardo e decumano, ed edifici architettonicamente caratterizzati da un vago, e in molti casi malinteso, riferimento al linguaggio del funzionalismo. In verità, con poche eccezioni, erano previsti edifici maestosi, posti su assi troppo ampi, magniloquenti e incapaci di definire una struttura con relazioni organiche tra le parti. Rappresenta emblematicamente la divaricazione tra conservatori e modernisti, tra Novecentisti e Razionalisti, in sintesi tra chi voleva un intervento ancorato al passato, alla classicità, e chi proponeva una via ‘italiana ‘ per la nuova urbanistica. Con l ‘eccezione del Palazzo dei Congressi di Adalberto Libera, delle Poste dei BBPR e del Palazzo degli Uffici di Gaetano Minnucci, quasi tutti gli edifici costruiti per l ‘E42 sono dichiaratamente retorici e dalla valenza fortemente simbolica, riferibili più alla visione ‘metafisica ‘ di De Chirico che ai criteri del Movimento Moderno.

Per le vicende belliche sono rimaste inattuate o incompiute molte opere. In particolare, l ‘arco di 300 metri previsto ai margini del lago, un landmark territoriale progettato in alluminio da Adalberto Libera e Pier Luigi Nervi. Altri interventi, quali il padiglione per l ‘Agricoltura e Foreste di Arnaldo Brasini e il Teatro all’aperto di Giovanni Michelucci non furono mai completati; i bassorilievi basamentali del primo sono collocate sui prati come objet trouvè.

Solo negli anni ’50, da metafisico deposito di marmi, il quartiere (rinominato EUR) ha assunto un carattere polifunzionale con residenze, servizi e uffici direzionali. Nel concorso per la sede della Democrazia Cristiana si verifica nuovamente il confronto tra modernisti e conservatori. Il contradditorio progetto di Muratori prevale sulla proposta di Libera, un elegante volume puro e sospeso su alti pilastri a croce. Il Centro Congressi dello Studio Fuksas, viceversa, rischiava di diventare l ‘ennesima cattedrale nel deserto: l ‘inaugurazione è stata salutata come un evento liberatorio e propiziatorio di una nuova stagione dell ‘architettura.

In questi ultimi anni, inoltre, sono in corso operazioni di ristrutturazione integrale di alcuni significativi edifici dell’EUR. Talvolta si tratta di interventi di re-fitting per ovviare all ‘obsolescenza tecnologica e funzionale dei manufatti, senza modificazione sostanziale dell ‘immagine e delle morfologie. In altri casi trattasi di integrale re-cladding dell ‘esistente, non solo per adeguarlo alle normative vigenti e alle nuove esigenze, ma per rivisitare completamente nella facies esterna. Una delle trasformazioni più consistenti riguarda la torre dell ‘Alitalia di Fabio Dinelli, divenuta sede dell ‘IBM e poi dell ‘INAIL dopo l ‘intervento di Gino Valle.

In copertina: Carlo D’Orta, (Biocities) Roma Eur # 139

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