Tanti percorsi per una sola destinazione | di Manuela Perrone

Testo inedito

Sarà capitato a chi ha apprezzato uno spazio progettato accuratamente di chiedersi quando un ‘architettura può definirsi risolta al di là degli stili e delle tendenze. Visitando la chiesa di San Giovanni Battista, comunemente chiamata la Chiesa dell ‘Autostrada, pare evidente che in questo caso l ‘architettura trovi il proprio compimento nella comunicazione, il messaggio talvolta nascosto che quando si rivela arricchisce l ‘avventore. La comunicazione è efficace solo se il linguaggio è comprensibile e questo dipende solo dalla capacità dell ‘architetto. Visitare questa chiesa è come leggere un racconto appassionante ricco di dettagli e descrizioni di cui si comprende il significato in maniera chiara, senza l ‘ulteriore impegno di leggere tra le righe quello che l ‘autore avrebbe voluto comunicare al lettore. In questo caso non si tratta di un romanzo, non ci sono frasi da leggere ma spazi da vivere e percorsi da attraversare. Attenzione nulla è scontato tra questi spazi, non è immediato nemmeno raggiungere l ‘ingresso principale.

E ‘ una chiesa che va vissuta perche è metafora della vita e della sua imprevedibilità.
Non è possibile focalizzare l ‘esterno della chiesa in un unico disegno d ‘insieme: cambiano le altezze, cambia la curvatura delle pareti, il dialogo tra i materiali. Non c ‘è possibilità di conoscere lo spazio se non visitandolo, nessun indizio è dato all ‘ospite che si tratti di un fedele che vuole raccogliersi in preghiera o di un visitatore in cerca di angoli da fotografare.
Attraversando il percorso esterno si incontrano quattro ingressi. Anche l ‘accesso alla chiesa è dunque il frutto di una scelta inconsapevole. Così come la vita si costruisce attraverso una serie di scelte anche la chiesa si può vivere solo dopo aver preferito un cammino da seguire.
L ‘ingresso principale si apre sul nartece che raccorda il battistero e la chiesa, lo spazio chiuso e quello aperto dei chiostri.
Dal nartece si accede all ‘aula principale, uno spazio indistinto protetto da una volta rovesciata sorretta da pilastri ramificati. Il visitatore si sente nel contempo spaesato a causa della ricchezza dello spazio e confortato dall ‘abbraccio della copertura. E ‘ immediato il richiamo ad una tenda, simbolo di sosta durante il cammino e protezione dalle insidie esterne. E ‘ uno spazio avvolgente, mistico dove la luce penetra con dolcezza attraverso le aperture mai invadenti. La luce è consolatrice concepita come uno squarcio nella pesantezza della materia, non indica mai un unico fulcro perche nulla in questo spazio è isolato, nemmeno l ‘altare. L ‘aula ospita tre altari diversi.
La terrazza dei matrimoni si affaccia sia sulla navata principale sia sul nartece e contribuisce ad articolare lo spazio in altezza. I pilastri ramificati sembrano sollevare a stento, in questo punto, la volta rovesciata che si abbassa verso l ‘aula vinta dal proprio peso per poi essere rialzata coinvolta in un gioco di forze opposte. La sfida perenne del cemento armato rappresenta la sfida continua dell ‘uomo contro le difficoltà della vita.
Un corridoio curvilineo, ritmato dalle stazioni della Via Crucis e dai confessionali, abbraccia il lato nord est dell ‘ aula con gli altari e la collega al nartece in prossimità dell ‘ingresso principale rappresentando il cammino spirituale della purificazione. Il battistero separato dall ‘aula principale, ma collegato ad essa da numerosi tracciati, è definito da un camminamento a spirale il cui fulcro è il fonte battesimale.
Gli spazi si susseguono in maniera imprevedibile, con un ritmo talvolta lento talvolta incalzante, ogni passo è una scoperta, ogni sguardo una rivelazione.
E ‘ sempre possibile scegliere la via da seguire, non ci sono percorsi obbligati ma molteplici alternative che si compenetrano e non costituiscono mai tragitti esclusivi e prioritari.
Solo dopo aver esplorato la chiesa nell ‘interezza dei suoi spazi appare chiaro che qualsiasi percorso si scelga, qualsiasi spazio si visiti, qualsiasi punto di vista si prediliga ci si ritrova sempre nella navata principale al cospetto di Dio.
I percorsi possono essere in salita od in discesa, le soste lunghe o brevi, le alternative semplici od articolate ma il punto di incontro è sempre l ‘aula che ospita il corpo di Cristo.
Tutti i popoli protetti da una tenda si ritrovano nella chiesa fisica e spirituale.

Michelucci attraverso queste mura rivela in maniera indiscutibilmente tangibile il suo messaggio ritroviamoci.
E ‘ proprio questo il messaggio, la chiave di lettura: il ritrovarsi. L ‘architettura del luogo sacro è articolata da alternative, varietà e difficoltà. Ritrovarsi nonostante le alternative da scegliere, la varietà delle religioni e le difficoltà della vita.
Attraverso la complessità dello spazio, articolato da molteplici percorsi, Michelucci espone il suo messaggio essenziale in maniera così diretta da non lasciare spazio ad interpretazioni fantasiose.
L ‘architettura, destinata a durare per un tempo indeterminato, è portavoce di un messaggio universale che si adatta al variare del tempo e per questo non sfiorisce mai rivelandosi sempre attuale.

DATI PERSONALI:
Nome: Manuela
Cognome: Perrone
Data e luogo di nascita: 5/8/1987 Polla (Sa)
Professione: architetto

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