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Sugli spazi di ascolto | di Ambra Benvenuto

Sugli spazi di ascolto | di Ambra Benvenuto

Testo edito sugli spazi di ascolto pubblicato su d.a.t. [divulgazioneaudiotestuale], numero 0, aprile 2017, Edizioni Psychodream, Firenze, ISBN 978-88-941104-8-7.

Non esiste una definizione precisa di spazio di ascolto che trascenda ciò che realmente è: uno spazio predisposto all ‘ascolto.
Nel corso degli ultimi secoli, la definizione di spazio pensato per fare sì che si potesse ascoltare la musica è cambiata: non è necessariamente un luogo in cui si doversi recare. Con i mezzi tecnologici anche il proprio salotto può diventare spazio di ascolto. Qualsiasi luogo può essere eletto tale: la dimostrazione è nei grandi eventi musicali organizzati in parchi progettati senza considerare parametri specificamente acustici da rispettare così come l ‘adeguamento di determinati luoghi così da poter essere adatti ad esecuzioni che hanno fatto storia.
Soprattutto oggi la musica non è mai esclusivamente musica ma anche immagine, status. Il luogo in cui i suoni vengono riprodotti ha una grande importanza scenografica, site-specific o meno.
Ogni spazio di ascolto può essere oggetto di valutazioni soggettive circa il comportamento acustico, in barba a parametri scientifici. Nel mare della democrazia musicale dove chiunque può essere musicista, anche il teatro di Epidauro può non essere all ‘altezza di ospitare il brano di qualche grande maestro dei nostri giorni.
L ‘acustica perfetta di greci e romani
Il teatro di Epidauro, costruito nel 360 a.C. da Polykleitos e riscoperto nel 1881, viene considerato tutt ‘ora un edificio esemplare dal punto di vista acustico ed è simbolo di tutte le caratteristiche fondamentali per la realizzazione di un buon teatro per i greci antichi.
A quell ‘epoca, senza mezzi di amplificazione, non si poteva contare esclusivamente su maschere che aiutassero gli attori nel far arrivare a tutti la propria voce così come non era possibile fare affidamento sul raccoglimento di tutto il pubblico nella cavea. La soluzione è 1stato pensare a costruire i teatri preferibilmente a ridosso di una montagna, così da ottenere non solo una sensibile riduzione del rumore diffuso (mentre il muro fondale del proscenio serviva a riflettere la voce nel teatro) ma anche lo sfruttamento del vento, che soffiando dalla scena verso il pubblico favorisce ulteriori miglioramenti dal punto di visto acustico. Altro fattore da tenere in considerazione sono i materiali: nonostante l ‘utilizzo del legno, è la pietra presente nei sedili del teatro (in parte aggiunti anche dai romani) che aiuta a riflettere il suono, smorzando frequenze più basse di 500 Hz .
Se studi moderni affermano che non è del tutto chiaro se tali proprietà siano frutto del caso o di un progetto preciso, Vitruvio, architetto romano, commenta in toni entusiastici gli esperimenti riusciti degli antichi in materia di acustica in molte pagine del De Architettura.
Un altro teatro ritenuto particolarmente funzionale dal punto di vista acustico è l ‘arena di Verona (probabilmente costruito intorno al I sec d.C.), un luogo adatto ad essere non solo spazio di ascolto ma anche scenario di lotte tra gladiatori, tornei, giostre cavalleresche nel Medio Evo, opere liriche e concerti di musica più e meno commerciale. A differenza del teatro di Epidauro, è risaputo che l ‘arena ha dei posti in cui l ‘acustica è leggermente migliore che in altri.
Ciò che è certo è che, come del caso di tutti i teatri all ‘aperto, sia ad Epidauro che a Verona è anche l ‘assenza di soffitto, causa di ulteriori riflessioni sonore, a dare un certo vantaggio.
Una stanza a forma di sala da concerto
Le forma della planimetria di una sala da concerto è generalmente riconducibile a tre tipi: rettangolare, a vigneto o a ventaglio (shoebox; vineyard; fan shaped). Esempi della prima tipologia, eredità ottocentesca, sono la Meyerson Hall, a Dallas, e la Jatusika symphony hills Mozart hall a Tokyo. Nella valutazione di spazi del genere, parametri oggettivi rientrano nell ‘Initial Time Delay Gap (ITDG): il tempo di ritardo della prima riflessione del suono e ciò che ne consegue sull ‘intimacy e la texture del suono nell ‘impressione soggettiva dell ‘ascoltatore.
Nelle sale da concerto costruite tra gli anni ’20 e ’60 è molto comune la forma a ventaglio (come il Tanglewood Music Shed, Massachussetts), una forma che porta con se non pochi problemi – prima tra tutti l ‘eco. Problemi del genere sono stati tamponati con l ‘applicazione di materiali fonoassorbenti nella parete retrostante il palco.
Esempi di auditorium a forma di vigneto sono l ‘Oriental Concert Hall di Shangay e la Filarmonica di Berlino. Si tratta di progetti pensati per accogliere il grande pubblico.
Per quanto architettura e musica possano andare a braccetto, non sono mancati episodi in cui è stata la prima arte ad avere la meglio sulla seconda, sfavorendola. ├ê il caso della Opera House, Sydney, in cui il linguaggio architettonico utilizzato è riconosciuto come raffinato da un punto di vista visuale ma scarso da quello acustico.
Nella progettazione di una sala acusticamente buona non conta solo la forma della planimetria o i materiali delle pareti, dei pavimenti, dei sedili. Un ruolo fondamentale è giocato anche da dalla copertura della sala. La copertura della Royal Albert Hall di Londra contribuisce alla difficoltà di ottenere un suono molto intenso.
Problemi progettuali possono nascere anche da considerazioni riguardante il volume, i palchetti, la necessità che un solo spazio sia destinato a tanti utilizzi differenti. Al fine di risolvere problematiche del genere, in Finlandia hanno provato ad affidare parte del progetto della Sigyn Hall a un computer. Il risultato è stato una sala con molte vetrate e un ‘ottima acustica.
Spazi a misura di musica
La storia della musica è segnata da alcune architetture volute da compositori in particolare e pensate appositamente per le loro opere. A parte il Festspielhaus di Wagner, a Bayreuth, è il caso del celeberrimo progetto partorito dalle menti di Xenakis, Varèse e Le Corbusier: il padiglione Philips per l ‘Esposizione Internazionale a Bruxelles, nel 1958. A differenza di altri progetti in cui architetto e musicista mettono reciprocamente a disposizione le proprie competenze, il padiglione in questione rappresenta una totale sinergia, come dimostrato dalle parole pronunciate da Pierre Jeanneret al direttore artistico: Non vi farò un padiglione, vi farò un Poeme Electronique e la bottiglia che lo conterrà.
Tra le figure attuali che prestano particolare attenzione all ‘aspetto acustico e musicale spicca anche in questo caso Renzo Piano, il quale ha realizzato diversi spazi di ascolto: dall ‘espansione dell ‘IRCAM a più di venti auditorium in territorio nazionale ed internazionale. La collaborazione con Cage, Boulez, Berio e Nono hanno fatto sì che l ‘architettura riuscisse a diventare un dispositivo pensato e progettato in funzione di un ‘opera o di un evento. Anche l ‘architettura è uno strumento musicale: La più bella avventura, per un architetto è quella di costruire una sala per concerti. Forse è ancora più bello per un liutaio costruire un violino; ma si tratta (con tutte le differenze di dimensione e di impegno) di attività molto simili. In fondo si tratta sempre di costruire strumenti per fare musica o per ascoltare musica.
L ‘estremizzazione del concetto di architettura e spazio urbano come strumento musicale è riscontrabile nelle installazioni e progetti mirati a sottolineare i suoni di un determinato ambiente o all ‘aperto o al chiuso che sia. Sono questi i nuovi materiali che vengono registrati, processati, manipolati per poi essere riproposti dando loro la dignità di essere considerati suoni e, in alcuni casi, musica.
Concert Hall domestiche
Nelle ricerche prese in considerazione per la stesura di questo contributo viene specificato che i suddetti spazi vengono considerati acusticamente perfetti secondo parametri fino ad ora considerati oggettivi. Se per molte persone alcune architetture possono essere considerate come sede indiscutibile di acustica perfetta, oggi le carte in tavola sono cambiate perche l ‘opinione dei non addetti ai lavori inizia ad avere un peso diverso. Se in passato è stata data molta importanza agli attori, ai musicisti, ai compositori, alla musica e all ‘architettura, adesso anche il semplice fruitore ha un peso.
Dalla metà del Novecento in poi le masse hanno gradualmente acquisito possesso di strumenti che permettessero loro di affinare la sensibilità all ‘ascolto e al riascolto della musica acquistabile e riproducibile in casa propria in impianti hi-fi. L ‘audiofilia non è solo per addetti ai lavori: tutti abbiamo le orecchie.
C ‘è chi impegna uno o più ambienti della propria abitazione come spazio di ascolto così come chi è felice di ridurre lo spazio di ascolto alla propria persona, mediante l ‘utilizzo di cuffie o auricolari. Non c ‘è più bisogno di andare nelle sale da concerto perche, nonostante i gradi di qualità differenti, la sala da concerto è a portata di click o touch screen.
Questo dato di fatto dovrebbe essere considerata come spia anche da chi produce musica. Sofisticate ricerche timbriche e ritmiche rischiano di perdersi nella riproduzione in formati compressi che possano viaggiare agevolmente alla velocita dellaÔǪ rete. Proprio come il cinema e la televisione hanno iniziato ad adattare inquadrature e fotografia per la riproduzione via streaming, quindi per uno schermo di capacità limitate come quello dei computer più diffusi, così chi intende farsi ascoltare potrebbe essere costretto ad avere in considerazione l ‘evoluzione dei mezzi di ascolto di feticisti del suono e non.

DATI PERSONALI:
Nome: Ambra
Cognome: Benvenuto
Data e luogo di nascita: 17/07/1990 Napoli
Professione: Giornalista

 

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