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Rigenerazione e trasformazione urbana: Torino si reinventa | di Marta Amione

Rigenerazione e trasformazione urbana: Torino si reinventa | di Marta Amione

Testo inedito

Torino è in un certo senso una città misteriosa, elegante e sobria, che per molto tempo si è tenuta lontana da attenzioni e riflettori; solo negli ultimi anni, grazie ad iniziative di city marketing, ha fatto conoscere il suo lato attivo, comunicativo ed innovativo.
Incastonata tra la collina prealpina e la piana alluvionale, Torino è attraversata da quattro fiumi, Po, Dora Riparia, Stura e Sangone: ma sono soprattutto gli elementi lineari a determinare l ‘organizzazione spaziale della città, su cui è stata definita una maglia urbanistica piuttosto rigida, in cui i fiumi, i viali alberati, i parchi fluviali e le arterie di comunicazione, come la linea ferroviaria Torino-Milano, costituiscono le costanti di un paesaggio urbano necessariamente da ripensare.

A partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, in concomitanza con la necessità di riorganizzare e potenziare il sistema ferroviario cittadino, il Comune di Torino cominciò a porre attenzione alle aree dismesse e degradate adiacenti al tracciato della ferrovia; l’idea generale era quella di dare un nuovo ordine all’assetto urbano della zona, migliorandone sia il tessuto logistico, sia la qualità offerta dai quartieri limitrofi.
Le basi del progetto comunale furono poste dal Piano Regolatore Generale (PRG) redatto dagli architetti Vittorio Gregotti e Augusto Cagnardi, che proponeva come obiettivo la trasformazione urbana della cosiddetta Spina Centrale, progettata per l’appunto come una sorta di spina dorsale cittadina, potenzialmente in grado di sostenere l’intero assetto urbanistico: il primo passo prevedeva innanzitutto l ‘interramento del passante ferroviario di Torino, che per buona parte del suo percorso sarebbe defluito sottoterra, potenziando fra l’altro il sistema di interscambi e aumentando la disponibilità di mezzi pubblici in città(1). Data la vasta portata dei lavori, che interessano molteplici quartieri e circoscrizioni di Torino, il progetto fu scandito in quattro ambiti di trasformazione urbana, noti rispettivamente con i nomi di Spina 1, Spina 2, Spina 3 e Spina 4, che definiscono nello specifico le zone di intervento.

Non va dimenticato poi che a metà degli anni Novanta vi sono stati due fattori fondamentali di trasformazione della città: da un lato la crisi della città-fabbrica, che ha lasciato più di sei milioni di metri quadrati di aree industriali dismesse e che ha necessariamente richiesto un ripensamento sull ‘identità stessa della città, oltre ad una consistente massa di risorse europee e nazionali, pubbliche e private, giunte a Torino come investimenti olimpici, che hanno permesso l ‘avvio dei grandi progetti di trasformazione urbana che ancora oggi proseguono.

Così, fedele ai suoi principi di ordine e regolarità, la rinascita urbana di Torino si è organizzata secondo due distinti percorsi progettuali: da un lato gli interventi di riqualificazione e restauro contemporanei in siti di valore storico e culturale (caserme, aree industriali dismesse, palazzi storici abbandonati) e dall ‘altro gli interventi di rigenerazione urbana mossi dall ‘esigenza di ampliare gli spazi dedicati alla formazione scolastica e professionale (campus universitari, residenze studentesche, istituti di ricerca) o alla sperimentazione e alla ricerca medica. Questo duplice intervento sulla città ha avuto e ha tuttora come scopo principale quello di definire un nuovo ruolo per la città di Torino, non più città-fabbrica del Novecento, ma un modello di ricerca ed innovazione, sia scientifica che culturale, in grado di dialogare a livello europeo ed internazionale, dove la digitalizzazione e un atteggiamento etico nei confronti del fare impresa rappresentano il motore per far ripartire un intero sistema territoriale.

C ‘è una porzione di città che in particolare ha saputo più di altre rinnovarsi e riprogettarsi, aprendosi alla città e all ‘intero territorio metropolitano ed è la zona della nuova Stazione di Porta Susa, il cui progetto e l ‘area circostante rappresentano il tassello ingegneristicamente ed urbanisticamente più complesso del grande progetto di riassetto urbano della Spina Centrale, in cui si attestano gli altri grandi interventi, architettonici ed urbanistici, tra i quali il grattacielo Intesa Sanpaolo, le nuove OGR e la Cittadella Politecnica.

Le nuove OGR(2) (Officine Grandi Riparazioni) rappresentano il più grande investimento diretto su di un unico progetto, da parte della Fondazione CRT di Torino, che con 90 milioni

di euro investiti per il restauro e la rinascita dello storico stabilimento di veicoli ferroviari, ha dato il via al più grande progetto venture philantropy d ‘Europa, orientato alla crescita e allo sviluppo economico, culturale e d ‘innovazione del territorio (3) . L ‘imponente edificio a forma di H, una volta a completo regime, ospiterà in continua rotazione, mostre, spettacoli, concerti, eventi di teatro, danza e arti performative, laboratori, start up, imprese innovative, unendo le idee e i valori della creatività con gli strumenti e i linguaggi delle nuove tecnologie digitali.
Centro per le arti visive e performative e, insieme, centro per la ricerca scientifica, tecnologica e industriale, le OGR funzioneranno da cassa di risonanza per il ricco tessuto delle realtà culturali e produttive del territorio: queste ultime messe in connessione con le eccellenze internazionali in un sistema di scambio e trasferimento di competenze attraverso importanti collaborazioni con i player dell ‘arte e dell ‘innovazione europea.

Il grattacielo Intesa Sanpaolo è stato invece realizzato per ospitare la nuova sede direzionale del gruppo bancario Intesa Sanpaolo ed insiste su di un ‘area occupata fino agli anni Settanta dal mattatoio civico e dal mercato del bestiame, nell ‘ambito della Spina 2, adiacente la nuova Stazione di Porta Susa. Il progetto firmato da Renzo Piano Building Workshop, vincitore del concorso a inviti bandito dalla banca nel 2006, ha previsto la realizzazione di una torre vetrata basata sui principi di trasparenza, qualità della luce e sostenibilità (4): il grattacielo si affaccia su di un nuovo parco pubblico che si estende fino all ‘antistante Palazzo di Giustizia, lungo l ‘asse viario di Corso Vittorio Emanuele II, una tra le arterie principali e di prestigio del centro città. L ‘edificio conta 38 piani fuori terra e 6 interrati, per una superficie complessiva di 68.000 metri quadrati, e oltre ad uffici, comprende anche un auditorium ed una serra bioclimatica, situata all ‘ultimo piano, oltre che il più alto ristorante d ‘Italia.

Infine il progetto della Cittadella Politecnica si colloca all ‘interno di un processo globale di grandi trasformazioni urbane favorite dalla realizzazione del Passante Ferroviario di Porta Susa (5). Il progetto nasce dall ‘esigenza di riqualificare e sviluppare all ‘interno di un unico complesso edilizio integrato nella città, strutture ed offerta formativa, di ampliare l ‘attuale sede centrale, di riequilibrare la distribuzione di funzioni e attrezzature, oramai insufficienti nei confronti di percorsi formativi sempre più diversificati ed ambiti di ricerca sempre più ampi.
Il Politecnico, nella sede universitaria di Torino, si articola, dal punto di vista edilizio, nelle strutture di C.so Duca degli Abruzzi ed in quelle del Castello del Valentino: il nuovo intervento di ampliamento prevede la realizzazione di circa 170.000 mq nell ‘area delle OGR, restituendo alla città, una volta completato il nuovo complesso, gli spazi del Castello del Valentino per attività culturali e di rappresentanza, nel pieno rispetto del prestigio architettonico e storico dell ‘edificio.

A partire dunque dalle nuove trame definite dal progetto della Spina Centrale, grazie alla realizzazione del passante ferroviario di Porta Susa, un ‘intera città si è ridefinita a partire da questa sorta di porta (in particolare per chi arriva da Milano) sul futuro, un avvenire scandito da intrecci e interconnessioni in grado di avvicinare sempre più la città storica e la città del domani.

Note:
1) La conseguente rimozione della vecchia ferrovia su strada avrebbe permesso una vasta riqualificazione in superficie, seguendo un progetto da attuare in due passaggi: 1┬░- una nuova e imponente arteria di comunicazione che avrebbe preso il posto della vecchia ferrovia, connettendo vaste aree a lungo dismesse e fisicamente separate fra loro, in modo da realizzare una nuova direttrice nord-sud in posizione baricentrica per l’intera Torino; 2┬░- la copertura del passante avrebbe incentivato una massiccia riorganizzazione degli spazi urbani circostanti, con l’insediamento di nuovi servizi pubblici e privati, attività terziarie, parchi, residenze, collegamenti viari, ecc.
2) Parte degli edifici erano già stati oggetto di recupero nei primi anni Duemila, per attività didattiche da parte del vicino Politecnico di Torino, in qualità di centro polivalente per la ricerca e l ‘innovazione. Una parte del complesso è poi stato utilizzato per ospitare alcune grandi mostre organizzate in occasione delle celebrazioni del 150┬░ anniversario dell ‘Unità d ‘Italia.
3) Nel 2015 il progetto per le OGR si è aggiudicato il Premio Urbanistica, per la categoria qualità delle infrastrutture e degli spazi pubblici a testimonianza della centralità ed efficacia di un progetto in grado di connettere porzioni strategiche di città, in un contesto di rinnovamento infrastrutturale ed urbanistico.
4) Nel 2015 il Green Building Council gli ha conferito la certificazione LEED Platinum, risultando il grattacielo europeo più ecologico e tra i primi dieci al mondo nella categoria New Constructions; inoltre nel 2016 l ‘importante sito specializzato Archidaily.com l ‘ha premiato come Building of the Year nella categoria Uffici.
5) Il progetto di ampliamento è infatti localizzato nell ‘area delle OGR, alle spalle dell ‘attuale sede universitaria di C.so Duca degli Abruzzi, e si inserisce in uno dei quattro ambiti della Spina Centrale classificati come “Zona urbana di trasformazione”, destinata ad “Area per servizi o Attrezzature di interesse generale, istruzione Universitaria”, come previsto dal Nuovo Piano Regolatore della Città di Torino.

DATI PERSONALI
Nome: Marta
Cognome: Amione
Data e luogo di nascita: Ivrea (TO), il 10/03/1988
Professione: Architetto

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