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Il nutrimento dell ‘architettura [91] – di Davide Vargas

La pelle dell ‘edificio porta il disegno di una trama dove si sovrappongono i segni e le facce della storia. Ma se ne togli un pezzo viene fuori la stratificazione di un mondo. Tra le pietre di tufo scabrose e smangiucchiate il gomito di un canale in terracotta con gli innesti sbrecciati e altre rotture e ammaccature introduce una sorpresa e un colore e una geometria.

Ti metti lì e guardi e se tutto l ‘intorno svanisce, tempo compreso, ma un minuto o due già basta, via le cose e via i rumori, puoi cominciare a fantasticare e ti ritrovi a saltellare dalle ruggini di Schwitters ai paesaggi mediterranei con le gronde e le discese rosse accecate dal sole, dalle fornaci che hai appena visitato [Il nutrimento dell ‘architettura 91] dove le terrecotte hanno il colore del nuovo, ai toni della campagna qui vicino dove i peschi già in fiore espandono macchie rosate sui solchi acquitrinosi neri e grassi.

Poi torni in te. La screpolatura dell ‘intonaco continua come un filamento e si allunga in alto fino all ‘intersezione delle ardesie sul cornicione dove è spuntata una piantina di capperi. L ‘operario con casco e imbracatura sale nel cestello per fare il suo lavoro.

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