L ‘architettura dimenticata | di Carmelo Loris Campo

Testo inedito

Tutto ciò che non resta non è architettura, singolare che non ricordi l ‘autore di questa frase, un ‘affermazione decisa, che esclude tutto ciò che non è più parte della memoria collettiva dalla pertinenza di un ‘intera disciplina: l ‘architettura.
La memoria, notoriamente corta nel paese in cui vivo, enormemente profonda nel mondo di cui mi piace essere parte, è collettiva ed è fondamentale alla conoscenza; provo sempre un enorme timore nel pensare di perderne anche una piccolissima parte, anche solo una goccia nel grande oceano del sapere. Esistono molte culture, ognuna delle quali si sostiene strutturalmente attraverso la memoria, di cui conserva ed esalta alcuni passaggi, scegliendo talvolta di dimenticarne ed escluderne altri.
Ogni architettura, progettata e realizzata, è stata immaginata da qualcuno in un tempo indefinito che oggi non esiste più, di cui non resta altra memoria visiva e percettiva se non, appunto, quella stessa architettura. Così ognuna di esse vedrà scomparire il contesto che l ‘ha resa tale e l ‘ha ritenuta importante, in una realtà che ci sotterra di novità e di esigenze, portandoci spesso a dimenticare il passato.
Siamo progettisti di architetture immemori in tempi immemori.
Architetture dimenticate.

Girovagando per i luoghi meno antropici che esistono, percorrendo ogni direzione, nelle lande desolate del deserto, le irte cime delle montagne, le nodose ed umide foreste, persino lì esiste l ‘architettura.
Passeggiando (anche se non è propriamente il termine esatto) tra le dune del deserto, è possibile scorgere all ‘orizzonte cammelli, uomini col turbante, metallici fuoristrada; si lasciano dietro una coltre più o meno grande di sabbia leggera, quella che si infiltra tra i vestiti, che si appiccica al sudore, che resta tra i capelli. Dove andranno mai tutte quelle persone insieme a quegli animali? Si muovono, ma dove sono diretti?
Raggiungono dei luoghi, i luoghi dell ‘architettura dimenticata.
La strada di quei carovanieri che da generazioni attraversano le dune del deserto giunge attraverso la polvere fino a città costruite con la sabbia in un antico passato, come Tataouine, dove l ‘uomo ha adattato l ‘architettura ai materiali che la natura gli ha reso disponibili, sono architetture straordinarie, simili ai castelli di sabbia che da bambino costruivo al mare in estate. Il fascino di quei luoghi è attribuito dal loro essere distanti culturalmente e dal loro essere lontani dalla memoria, dallo spazio e dal tempo, collocati in una realtà di cui non resta che questi.
Esistono, sebbene non esista più niente di essi.
Ai tempi del liceo era frequente non andare a scuola per perdersi nel paesaggio, non conoscevamo ancora il significato di questa parola, però conoscevamo la leggerezza della libertà che avevamo il piacere di assaporare. Ci perdevamo dentro il paesaggio alla scoperta di ruderi di pietra, case costruite chissà quando e come, chissà da chi; edifici misteriosi, architetture rurali di cui oggi resta magari solo un muro angolare, non una copertura, neanche un infisso alle finestre. Un giorno ci spingemmo fino a Sampieri, un luogo dell ‘anima nella Sicilia sud orientale, sulla costa ragusana, ci addentrammo attraverso una recinzione di ferro squarciata fino a raggiungere i resti dell ‘antica fornace, una rovina meravigliosa, uno spettacolo fatto di pietre e mattoni levigati dal vento e dalla salsedine, un eden infestato di piante, permeato di un passato non troppo remoto; lo immaginavo fatto di fumi, di industrie, di macchine, riuscivo a immaginare i colpi dei martelli sulle incudini, i rumori dei mattoni che venivano poggiati nel crepitio del fuoco della fornace. Ricordo di aver pensato, nei primi tempi della mia avventura da studente di architettura, che avrei dovuto provare quella stessa sensazione trovandomi davanti al Partenone, ma suppongo che quello stupore sarebbe stato mitigato dalla conoscenza, dallo studio matto e disperatissimo, al quale l ‘esame di storia mi costringeva a quel tempo.
L ‘architettura dimenticata è talvolta straordinaria perche astrae dalla cultura e dalla memoria, perche è ai limiti dalla conoscenza, non sappiamo di trovarci davanti ad essa fin quando improvvisamente la vediamo stagliarsi di fronte a noi, nel suo gioco sapiente, rigoroso e magnifico dei volumi sotto la luce e cominciamo ad immaginare com ‘era, come sarebbe potuta essere, senza mai poterlo sapere con certezza.
L ‘architettura dimenticata rimane tale anche perche abbiamo dimenticato la sua funzione o semplicemente il perche è stata costruita, talvolta ne dimentichiamo il contesto culturale (e politico) all ‘interno del quale è sorta, ciò che l ‘ha resa necessaria, come l ‘architettura celebrativa dei regimi totalitari, vestigia di un mondo che fu, ma che oggi più non è.
Un esempio di quell ‘architettura è il Memoriale del Partito Comunista Bulgaro a Buzludzha, opera dell ‘architetto Georgi Stoilov, ci restituisce la memoria del Partito Socialista allora al potere ed è costruito dove si tenne, nel 1891, il primo congresso del Partito Socialista.
E ‘ oggi una rovina, incarnazione dei desideri di Louis Kahn, il quale sosteneva, nel tempo in cui l ‘architettura era monumento, che quando l ‘uso si esaurisce e la costruzione diventa rovina, ritorna ad essere percepibile la meraviglia del suo inizio; oggi l ‘architettura è spesso fatta di avanzi, dei quali siamo portati a comprendere il valore di rovina, come un tempo faceva Sir John Soane insieme al suo allievo, Joseph Michael Gandy; disegnavano architetture immaginandole in futuro come rovine, influenzati da Giovan Battista Piranesi e dalle sue views.
Se Soane avesse provato ad immaginare quel memoriale avrebbe sicuramente disegnato ciò che ne resta: una maestosa rovina, fatta di metri e metri di mosaici lacunosi disegnati da Minekov, Starchev, Leviev, Stefanov, Kirov, Varbanov, ferocemente assaltata dai writers, uno dei quali all ‘ingresso ha anche impresso la scritta forget your past, dimentica il tuo passato.
Dimentica.
Ambizioso pensare che una scritta possa riuscire a nascondere un monumento che occupa 2.250 metri quadrati, eppure, nonostante i dirigenti del Partito Socialista Bulgaro pensassero che sarebbe bastato quel monumento a renderli eterni, sembra che sia proprio quel monumento oggi a decretare la sparizione del loro ricordo dalla memoria collettiva.

La memoria collettiva è soggetta ai cambiamenti tanto quanto l ‘architettura, me l ‘ha insegnato mio nonno, non esattamente un teorico dell ‘architettura, ma una persona che da bambino stavo ad ascoltare per molto tempo. Mi raccontava spesso della guerra, della sua prigionia, del suo viaggio in Sud-America da giovane, del suo amore a distanza con la nonna, e io lo ascoltavo, in silenzio, immaginando il suo volto giovane alla prua di una scricchiolante nave nell ‘oceano, mentre il vento e gli spruzzi delle onde lo accompagnavano verso il nuovo continente.
Ricordo ancora la vibrazione della sua voce. Ricordo i paragoni continui che facevo tra la mia vita e quella sua. Ricordo persino le immagini che mi scorrevano davanti mentre la mia mente dava vita alla sua durante i suoi racconti.
Uno di quei racconti parlava della visita di Mussolini nel 1937 a Ragusa, la folla si accalcava in Piazza Impero per rendergli omaggio, e lui, a 17 anni, era in mezzo a quella calca, Mussolini parlava dal balcone della Casa del Fascio, ma mio nonno riusciva a sentirlo appena.
├ê quasi passato un secolo, le auto circolano veloci intorno alla rotatoria di quella che oggi è Piazza Libertà, mio nonno avrebbe 98 anni e io non ho ancora visto una calca affollarsi per sentire un politico parlare, inoltre sul balcone di quella che adesso è la Caserma della Guarda di Finanza non c ‘ho mai visto proprio nessuno.
Così ho capito che abbiamo conosciuto due luoghi differenti io e lui, con nomi diversi, popolati da persone diverse, con vite diverse, con volti diversi, con vestiti diversi, e che quei luoghi erano uguali.
Il suo non c ‘è più.
O forse è stato dimenticato.

DATI PERSONALI:
Nome: Carmelo Loris
Cognome: Campo
Data e luogo di nascita: 28/05/1990, Ragusa (RG)
Professione: Libero Professionista, Architetto

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