La rinascita dal fangooStoria di un ‘architettura vissuta. Prima e dopo | di Matteo Cecchi

Testo edito pubblicato su Abitare la terra, n.40/2016 Dwelling on Earth, 26/01/2017

Muchas gracias Se├▒or Aravena.
Muchas gracias por donarnos una vida y la dignidad.

Così terminò l ‘intervento di una donna. Era la chiusura di una conferenza tenutasi al Gam (Centro de las artes, la
cultura y las personas Gabriela Mistral) di Santiago de Chile per la presentazione della monografia ELEMENTAL
(Alejandro Aravena, Andres Iacobelli, ELEMENTAL manual de vivienda incremental y dise├▒o participativo, Germany,
Hatje Cantz, 2013).
Aveva gli occhi gonfi di gratitudine mentre alle sue spalle continuavano a scorrere le immagini di quella che da allora
in poi avrebbe chiamato la mia casa; una casa apparentemente uguale a quella delle altre famiglie che, insieme a
lei erano entrate nel programma sociale Chile Barrio, ma che lei stessa, aveva fatto diventare unica.

E ‘ un percorso lungo e difficile quello che le poblaciones – questo il nome degli abitanti delle favelas in Chile –
devono affrontare prima che le venga assegnata una casa dal governo. Un percorso che, ogni giorno, devono
portare avanti nelle loro baracche fatte di fango, lamiere e altri materiali di fortuna trovati per strada.
Noi eravamo così.
Eravamo come i materiali che usavamo per costruire i nostri rifugi. Eravamo sporchi, abbandonati, freddi, impoveriti.
Così come la lamiera che copriva le nostre teste cercava di ripararci dal sole e dalla pioggia, noi cercavamo di
ripararci dalla nostra condizione cercando lavoro e istruzione. Ma, nonostante tutto, il sole ci scaldava e la pioggia
entrava.

Molte volte nella storia dell ‘architettura si è cercato di dare soluzioni valide al problema dell ‘aritmia sociale che mina
le città e le popolazioni. Due sono state le occasioni più importanti che possiamo ricordare: la prima nel 1927
quando un gruppo di architetti di fama internazionale (Behrens, Scharoun, Mies van der Rohe, Le Corbusier, Taut,
Oud, Poelzig, Gropius) si riunirono per costruire un quartiere modello vicino a Stoccarda. La seconda negli anni ’70
quando i più importanti architetti del momento (Aldo van Eyck, Charles Correa, James Stirling, Candilis / Josic /
Woods, Fumihiko Maki, Christopher Alexander) costruirono nelle vicinanze di Lima un altro quartiere modello, questa
volta però, in un vero contesto di comunità peruviane.

Il modello di ELEMENTAL inizia il suo cammino da questi importanti avvenimenti ponendosi come obbiettivo quello di
scrivere il terzo capitolo di questa storia.
ELEMENTAL è un DO TANK: recipiente di fatti, catalizzatore sociale del fare, una rete interposta tra il sapere
professionale e la mano dell ‘uomo.
L ‘architettura è un pretesto. Importante è la vita, importante è l ‘uomo, questo strano animale che possiede anima e
sentimento, e fame di giustizia e bellezza (O. Niemeyer, Il mondo è ingiusto, A.Riva (a cura di), Edizioni Mondadori, 2012).

Portare l ‘uomo all ‘interno dell ‘architettura.
La potenza e l ‘importanza del gesto non sta più soltanto nella matita dell ‘architetto, ma, liberandosi di ogni schema
compositivo, viene affidato alle mani sapienti di chi ha cercato rifugio in ciò che ormai non aveva più vita. La fiducia
con cui le poblaciones si mettono nelle mani dei professionisti è la stessa con cui i professionisti affidano metà del
loro progetto alle poblaciones. L ‘inizio della rinascita parte da qui. Dalla fiducia.
E il percorso che i protagonisti di questa architettura affrontano insieme è fatto di scambi.

Il primo avviene quando alle famiglie viene affidata una casa dal governo. Il rischio è quello di disperdere un bene
sociale in un prodotto che molto presto verrà svalutato perdendo ogni valore iniziale. Il lancio de la Vivienda Social
Din├ímica sin Deuda (VSDsD) è stato il primo passo che il Ministerio de Vivienda y Urbanismo de Chile (MINVU) ha
fatto per cercare di allontanare il più possibile il rischio della perdita totale dei fondi stanziati per le viviendas
sociales. Per contro, le poblaciones si sono trovate di fronte alla proposta di una nuova tipologia di vivienda,
l ‘edificio parallelo – frutto di lunghi studi portati avanti all ‘Università di Harvard da Alejandro Aravena e,
succesivamente, alla Universidad Cat├│lica de Chile da Andres Iacobelli – che esula dai prototipi precedenti (la casa
isolata, la casa a schiera e la casa sviluppata in altezza) ormai entrati nell ‘immaginario collettivo.

Il secondo scambio che si ha tra i professionisti e le famiglie riguarda la comunicazione, da parte dei progettisti,
delle restrizioni e dei deficit che le famiglie saranno costrette ad affrontare inizialmente, come per esempio,
rinunciare alla caldaia per poter comprare un terreno il più vicino possibile ai centri nevralgici delle città. La vicinanza
al centro, e il conseguente allontanamento dalle periferie, consente di poter mantenere il proprio posto di lavoro, i
contatti con i parenti, il facile raggiungimento delle scuole, risparmiare sui mezzi pubblici, non essere fagocitati dalla
periferia stessa. Tutto ciò permette la crescita del valore della casa.
La stessa cosa avviene nella decisione iniziale di costruire mezza casa buona al posto di una casa intera, ma troppo piccola.
ELEMENTAL si prende carico della costruzione della parte più complessa (la cucina, il bagno, il soggiorno) lasciando
la possibilità di costruire le camere e ulteriori stanze ai futuri inquilini. I fondi stanziati per la costruzione delle
viviendas non possono coprire la spesa della costruzione dell ‘intera casa, per questo l ‘edificio parallelo si prende il
carico di risolvere questa problematica essendo costruito per il 50% da ELEMENTAL (unita al Gobierno de Chile, alla
Pontificia Universidad Cat├│lica de Chile e alla Compa├▒ia de Petr├│leos de Chile Copec) e per il 50% dalle famiglie.

Questa unione di soggetti opposti, nell ‘atto del costruire, dona all ‘architettura una forza compositiva e allo stesso
tempo ideologica irreplicabile capace di rafforzare il significato di casa e quindi della sua identità abitativa in quanto
il costruire è già di per se stesso un abitare (Martin Heidegger, Bauen Wohnen Denken, conferenza del 5 Agosto
1951 in Vorträge und Aufsätze- trad. it. di G.Vattimo, Costruire, abitare, pensare, conferenza del 5 Agosto
1951 in Saggi e discorsi, Mursia, Milano, 1976).

Il terzo scambio comincia con l ‘affidamento dell ‘incarico e continua oltre la fine dei lavori.
I metodi lavorativi di ELEMENTAL si avvalgono principalmente di due strumenti fondamentali che identificano in
ambito pratico l ‘importanza delle tecniche grafiche di progettazione: i fotomontaggi e i modelli di carta
tridimensionali. La maggior parte dello sviluppo del progetto avviene attraverso visualizzazioni che rappresentano i
tre stadi più importanti del progetto: lo stato dei luoghi, il costruito e l ‘ipotesi di ampliamento. E ‘ in questa ultima
fase che il modello tridimensionale di carta consente un approccio semplice e immediato per poter progettare
insieme alle famiglie il futuro annesso. E ‘ quasi un gioco in cui i progettisti chiedono inizialmente di costruire il
modello e succesivamente di disegnarlo e colorarlo progettando così l ‘ampliamento.

E ‘ il momento in cui il progettista porta l ‘uomo all ‘interno dell ‘architettura.

Si apre così un dialogo intenso di saperi, necessità, scelte, domande e competenze. Le famiglie trasmettono la conoscenza
acquisita tra le lamiere e il fango dei loro rifugi, mentre il professionista dona loro il metodo
(dal latino meth┼Ådus, dal greco ╬╝╬¡¤æ╬┐╬┤╬┐¤é ricerca, indagine, investigazione, formato dal prefisso ╬╝╬Á¤ä╬▒- dopo e ߢü╬┤¤î¤é cammino, significa strada con la quale
raggiungere un fine) e l ‘ordine (lat. ┼ìrdo ┼ìrd─¡nis fila, disposizione) su cui sistemarla.

E ‘ con questa unione che il lavoro di ELEMENTAL acquista la sua forza, il suo valore. L ‘architettura si inclina, si
inginocchia fino ad offrire una spalla solida e sicura su cui appoggiarsi; si fa carico di sostenere l ‘identità di persone
la cui vita era relegata in spazi angusti, umidi, fangosi e pericolosi.

Andare oltre l ‘architettura. Progettare oltre il progetto. Il prima e il dopo.
L ‘architettura offre i suoi patii. Le famiglie offrono la comunità con cui popolarli.
L ‘architettura offre la regolarità dei suoi volumi. Le famiglie la rompono con le loro composizioni astratte.
L ‘architettura offre la sobrietà del suo cemento, del suo intonaco. Le famiglie offrono i colori delle loro lamiere, dei
loro legni, della loro pittura.
L ‘architettura offre una distribuzione ben pensata, regolare, minima. Le famiglie la allargano con spazi costruiti su se
stessi, per se stessi.
L ‘architettura offre la dignità. Le famiglie, con occhi gonfi di gratitudine, ringraziano.

DATI PERSONALI:
Nome: Matteo
Cognome: Cecchi
Data e luogo di nascita: 27-05-1984 Empoli (FI)
Professione: Architetto

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