La poesia perduta della trasformazione – di Marco Ermentini

 

├ê strano mi succede sempre così. Quando visito una nuova architettura, ho una particolare sensazione come se dopo tanto lavoro, tante trasformazioni, tanto fervore del cantiere, dopo che la materia disordinata ha trovato il suo senso si sia perso qualcosa. Mi appare l ‘oggetto finito come una cosa morta, un rifiuto a volte molto bello e puro allo stesso modo di una madreperla costruita pazientemente da un animale ma che la vita ha abbandonato. Sembra proprio che si sia perduta la qualità della sua generazione.

Così dovremmo occuparci di più di come si formano le cose, come l ‘esecuzione di un ‘architettura non sia meno importante del suo risultato, come non basti descrivere la prima e il dopo ma sia molto più importante quello che ci sta in mezzo.

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