Il nutrimento dell ‘architettura [95] – di Davide Vargas

Su una delle bancarelle del centro storico ho trovato Donnarumma all ‘assalto, romanzo reportage che Ottiero Ottieri pubblicò nel 1959. Ovviamente l ‘ho preso, tre euro. L ‘occhio e la penna di Ottieri nelle vesti di uno psicologo registrano in una sorta di diario giornaliero il lavoro sporco delle selezioni per l ‘assunzione di operai in una fabbrica modello che un ‘importante azienda del nord ha deciso di impiantare al sud. La fabbrica è palesemente l ‘Olivetti realizzata a Pozzuoli dal 1951 al 1954 su progetto di Luigi Cosenza con Pietro Porcinai per le sistemazioni a verde e Marcello Nizzoli per il colore, le macchine sono state dipinte di azzurro e le loro parti in movimento d ‘arancione vivo. Uno dei rari casi di narrativa dove l ‘architettura non è solo scenario ma protagonista come un castello orizzontale di vetro, fluorescente di luci fredde. L ‘altro attore è il paesaggio, formidabili le descrizioni di mare e colline sulfuree. Ma il paesaggio è visto dalla fabbrica, inquadrato nelle vetrate e dalla fabbrica riceve univoca riconoscibilità: la collina sterposa non è più uno di quei bozzi, foruncoli, coni vulcaniciÔǪ.. E anche quando i pescatori con le lampare attraversano le acque del golfo accostando gli strapiombi punteggiati di fichidindia e i vigneti sulle terrazze e le insenature con terme scogli cabine e bagni possono da lì vedere l ‘edificio con le sue modernità, pensiline pilastri vetrate frangisole, non poi così estraneo. Ne ostile.

Ad ogni modo, oltre il richiamo all ‘architettura, Donnarumma all ‘assalto è un gran libro.

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