Dubai Sradicata. Dalla città globale alla città isola | di Davide Galleri

Testo inedito

Propaganda di città
Se proiettassimo nel futuro gli aspetti propagandistici e iconici delle città contemporanee probabilmente ne uscirebbe un quadro non dissimile da Dubai: colletti bianchi dell ‘alta finanza e sceicchi in tunica che camminano a braccetto parlando di affari. I giovani ricchi felici seduti su panchine e prati del centro. I turisti tra le strade pedonali decorate dalle insegne dei marchi più sfarzosi. I miserabili nascosti alle porte del deserto.
Un ‘immagine dei rapporti urbani occidentali ammantata da un profilo high tech e orientaleggiante che cela contrapposizioni ben più forti delle dialettiche che rendono nota Dubai nel mondo: una megalopoli sorta dal nulla in pochi anni, il business del petrolio che strizza l ‘occhio a nuove energie sostenibili, la climatizzazione di ambienti desertici, le traumatiche differenze sociali con le popolazioni autoctone.
Come spesso accade ai fenomeni in divenire è oggi declassata come simbolo di una sub-cultura o evento singolare e non emerge nessun tentativo di lettura simbolica┬╣ di questa realtà. Nessuna analisi architettonica, urbana o spaziale su cosa realmente Dubai rappresenti della società contemporanea. Nessuna spiegazione sulle strategie di distinzione ed esclusione.

La città globale
Dai primi anni ’90 città globale è un termine con cui si è confrontata la sociologia. Gli scritti di King, Sassen, Bauman presentano un campionario ormai consolidato di definizioni che non concretizzano il tema in termini spaziali e architettonici, ma sociologici, economici e finanziari.
Chi vi si avvicina è Farinelli che definisce la città globale a prescindere dal numero di abitanti, ma come connessa globalmente e disconnessa localmente, fisicamente e socialmente┬▓. Principio su cui si basa anche lo studio Globalitation and World Cities Research Network (GaWC) della Loughborough University┬│, che pur non ponendosi interrogativi sul suo significato, stila dal 1999 l ‘elenco delle città globali. Attualmente Dubai è nella fascia più alta, pur corrispondendo alla definizione solo per metà.
Senza dubbio è fisicamente sconnessa localmente. Sorge in un deserto e diventa il suo opposto. La piazza di Dubai che definiremmo il coreÔü┤ della città, la Burj Khalifa Downtown si sviluppa su un lago artificiale. Come i molti hotel sfarzosi che caratterizzano la città fa dell ‘acqua un simbolo di tracotanza. Ha prati verdi curati maniacalmente e arredo urbano di design occidentale, ma tutt ‘intorno piccole case per turisti, nel tentativo di rubacchiare tutti gli elementi interessanti del passatoÔüÁ, si affacciano sull ‘acqua, come una Venezia Indiana, e alle spalle una cortina di grattacieli corona il paesaggio che la separa dall ‘arido deserto.
Se la sconnessione fisica locale non fosse chiara, basti immaginare che in un ambiente in cui la temperatura estiva si aggira sui 50 gradi è presente una pista da sci sempre funzionante.
Ma per essere città globale la definizione deve essere interamente rispettata. Sebbene Dubai sia sconnessa fisicamente con l ‘ambiente circostante, i suoi abitanti sono profondamente connessi alla città, attraverso i nuovi luoghi della modernità.

Luoghi o non-luoghi?
Non è nuovo il dibattito della critica architettonica sui non-luoghi di Auge, spesso interpretati secondo una chiave di lettura che depreca lo stile di vita dei fruitori.
La critica ha definito non-luoghi anche i centri storici delle città contemporanee, poiche non più identitari con le funzioni svolte in principio. Al giorno d ‘oggi, al pari di un centro commerciale, i centri storici fungono da cornice nostalgica ed elegante alle vetrine dei negozi. I piani superiori sono disabitati o sono usati come depositi e in tutte le città si vedono le stesse firme, gli stessi mimi in strada, gli stessi simboli delle metro, cartelloni pubblicitari e via scorrendoÔüÂ. Ma se gli architetti moderni lavorano per analogie e simboli e ricavano spunti e stimoli da immagini imprevisteÔüÀ cosa accade quando gli architetti traggono il proprio inventario dai non luoghi della modernità, e anzi, dall ‘immagine imbellettata dei centri storici?
Il modello del centro storico fiabesco è proposto come originario e archetipico di molte opere che fatichiamo a definire architettura: i parchi Disney, Las Vegas, i McArturGlen designer outlet sparsi in tutto il mondo, per citare alcuni esempi.
Anche a Dubai, infatti, la Burj Khalifa Downtown non è altro che la riproposizione del passato così interpretato, con la sostanziale differenza che l ‘identità luogo-abitante è qui quanto mai affine, poiche essi non sono degenerazione di un passato inattuale, ma luoghi di fondazione di una realtà sorta dal nulla.
Che siano di stampo high tech, dozzinali centri commerciali o anacronistiche accozzaglie di stili generano relazioni che non possono essere declassate come di sola compra-vendita. Il fruitore non è vincolato a pagare e gode di questi spazi come i romani facevano col Foro.
Tutto ciò che era affinità elettiva tra le città del passato e gli abitanti del passato, oggi si manifesta in una città fondata sui non-luoghi della modernità, rendendo lecito il dubbio sul nome a loro attribuito.
Per evitare equivoci riproponiamo le parole recenti di Auge a riguardo: la globalizzazione non è necessariamente basata sul consumo, [*] molte persone che la domenica vanno a passeggiare in un supermercato, proprio come si va in un museo,[*]non necessariamente vi si recano per comprare qualcosa.[*]Non sono in grado di dire se tutto questo sia positivo o negativo. Quel che è certo è che si tratta di luoghi che corrispondono a una profonda trasformazione della nostra società.Ôü©

La città isola
Se i cittadini sono connessi socialmente con la realtà locale di Dubai, e non le si attaglia la definizione di città globale, come potremmo definirne il carattere univocamente? Occorre forse comprendere meglio la modalità di connessione sociale dei cittadini.
Rem Koolhaas in Delirious New York iniziava a masticare la metafora dell ‘isola. Nel capitolo I teorici del grattacielo cita Nietzsche per delineare un parallelo tra Venezia e New York: Cento profonde solitudini formano insieme la città di Venezia. Questo è il suo incanto. Un ‘immagine per gli uomini del futuro Ôü╣.
A New York la matrice della griglia impone che il grattacielo si estenda nell ‘unica direzione disponibile. L ‘espressione della solitudine è scandita di piano in piano. Grazie al grattacielo a ogni piano la cultura della congestione disporrà nuovi e stimolanti attività umane in combinazioni inedite. Grazie alla tecnologia del fantastico diventerà possibile riprodurre tutte le situazioni dalle più naturali alle più artificiali quando e come lo si desideri ┬╣Ôü░.
Nel costruire Dubai lo spazio era apparentemente infinito e la tecnologia del fantastico, pur potendosi esprimere in tutte le direzioni, ha riproposto una città di isole chiuse l ‘una verso l ‘altra, stavolta non più estruse per necessità in una direzione, ma con la logica dello sprawl su tutto il territorio.
I paesaggi urbani che si alternano sono tanto eterogenei quanto le culture che ne hanno ispirato la costruzione, in un analogo procedimento che a New York, città globale per eccellenza, si verificava nella direzione verticale. La dimensione spaziale isotropa del labirinto newyorkese era valida, infatti, solo nella lettura piana, ma in sezione manifestava la sua spiccata direzionalità verso l ‘alto.
Lo spazio dubaiano, invece, letto in tutte le direzioni manifesta desiderio di ansiotropia centripeta. Come in natura l ‘infinitamente piccolo nucleare e l ‘infinitamente grande universale si concentrano in disegni polari quando lo spazio è infinito, così a Dubai gli aggregati differenziati si concentrano in isole, che colonizzano ogni brandello di realtà e lo trasformano nel suo opposto, spesso creando delle vere e proprie piattaforme artificiali marittime o arcipelaghi.
The World infatti è un progetto in fase di realizzazione di trecento isole artificiali in mare, una per ogni stato del pianeta, in modo che tutto il mondo stia in una città.
La logica della sconnessione e ricreazione di una cultura di simboli vecchi con valori nuovi era propria della città generica di Koolhaas, ma si adatta perfettamente a questa realtà priva di relazioni simboliche con un contesto di valore.
Infatti Koolhaas nel suo progetto per una città in mare di fronte a Dubai immagina su una piattaforma vuota una Nuova New York densificata in 25 isolati occupati da un glaciale e finanziario set di grattacieli, per ricreare l ‘immagine urbana già nota, ma priva di stratificazione.
Le novità sono due: a separare fisicamente l ‘isola dal contesto vi è una cortina invalicabile di grattacieli in serie lungo il perimetro terrestre. Nell ‘isola vere e proprie sfere sparse nella città sono dei microcosmi abitabili┬╣┬╣. Come se tutto il sistema solare fosse in una città.
Le cento solitudini di Nietzsche non sono più immagine dell ‘uomo del futuro ma realtà contemporanea. L ‘uomo della città isola è spinto all ‘introversione e al rapporto con gli altri isolani mediato da uno spazio chiuso, avvolto in gusci sempre maggiori, che apparentemente ricrea tutto il mondo in versioni ridotte. Un social network materiale, che vincola i contatti a un ‘enclave di individui apparentemente simili, per censo e posizione sociale. Una gated community sotto effetto di steroidi.
L ‘ambiente è virtuale, quasi da videogioco. Non si potrebbe dire nulla sulla posizione geografica, su cosa vi sia intorno, poiche gli abitanti e le architetture sono letteralmente cosmopolite: una barriera di grattacieli impedisce la vista e limita lo spazio fruibile. Le connessioni con altre città avvengono con gli aeroporti che tele-trasportano in altri luoghi, anch ‘essi simili in una modernità distopica.
Se lo stile è per definizione una riproposizione di elementi cristallizzati e decontestualizzati (basti pensare all ‘ordine classico), lo stile della città isola usa come materiali urbani ogni campione di città del passato per il cittadino del presente, per isolarlo e immergerlo nella vera dimensione a lui contemporanea.
Lo sradicato loosiano┬╣┬▓, portato alle estreme conseguenze della tecnologia, diventa uno dei tanti inconsapevoli protagonisti di un The Truman Show reale.

Note bibliografiche
┬╣ Farinelli Franco, La città informazionale in Geografia,un ‘introduzione ai modelli del mondo, pp. 190-191, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2003.
┬▓ Farinelli Franco, La città globale in Geografia,un ‘introduzione ai modelli del mondo, pp. 195-196, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2003.
┬│ Città Globale, GaWC 1999, Global Cities Index, https://it.wikipedia.org/wiki/Città_globale
Ôü┤ Gabellini Patrizia, Tecniche urbanistiche, Riti e spazi pubblici o Il cuore della città, pp. 227-245, Carocci, Milano, 2001.
ÔüÁ Koolhaas Rem, Atene, I teorici del grattacielo in Delirious New York, pp. 102-103, Mondadori Electa, Milano, 2015.
Ôü Prestinenza Puglisi Luigi, Marc Auge: Non luoghi, introduzione ad un ‘antropologia della surmodernità, http://prestinenza.it/2014/03/marc-auge-non-luoghi-introduzione-ad-una-antropologia-della-surmodernita/
ÔüÀ Venturi Robert, Scott Brown Denise, Izenour Steven, Un significato per i parcheggi A&P, ovvero imparare da Las Vegas, in Imparare da Las Vegas, pp. 23-26, Quodlibet, Macerata, 2010.
Ôü© Auge Marc, Prendere tempo – Un ‘utopia dell ‘educazione, Conversazione con Filippo La Porta, Castelvecchi, Roma, 2016.
Ôü╣ Koolhaas Rem, Venezia, I teorici del grattacielo in Delirious New York, pp. 111-112, Mondadori Electa, Milano, 2015.
┬╣Ôü░ Koolhaas Rem, Cultura, I teorici del grattacielo in Delirious New York, pp. 115-116, Mondadori Electa, Milano, 2015.
┬╣┬╣ Ouroussoff Nicolai, City on the Gulf: Koolhaas lays out a Grand Urban Experiment in Dubai, in The New York Times, March 3, 2008.
┬╣┬▓ Frampton Kenneth, Adolf Loos e la crisi della cultura, in, Storia dell ‘architettura moderna, Zanichelli, Bologna, 2008.

DATI PERSONALI:
Nome: Davide
Cognome: Galleri
Data e luogo di nascita: 27/08/1995
Professione: Studente di Architettura.

 

 

 

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