Architettura d ‘emergenza o architettura in emergenza? | di Davide Casaletto

Testo inedito

Il panorama architettonico italiano, negli ultimi anni, risulta essere uno dei meno fiorenti, ancora troppo legato al passato e ai grandi nomi. In questa situazione, sempre meno spazio è riservato ai giovani, spesso costretti a partire. A causare interferenze ad uno sviluppo architettonico che sembra ormai necessario ci sono le ingombranti istituzioni, con una burocrazia macchinosa. A dimostrazione di ciò, il provvedimento della Procura di Spoleto che, lo scorso 14 Marzo, ha portato al sequestro del Centro Polivalente di Norcia, Norcia 4.0, progettato a titolo gratuito dall ‘architetto Stefano Boeri, per far fronte alla situazione di emergenza post-sisma del 2017. Il provvedimento sostiene che la struttura, situata in un ‘area a tutela paesaggistica nel Parco dei Monti Sibillini, sia stata realizzata senza il permesso della Sopraintendenza, mettendo in dubbio anche il suo carattere provvisorio. Ma il concetto di temporaneità è molto precario. Basti pensare all ‘Auditorium del Parco, realizzato da Renzo Piano nel 2012 a L ‘Aquila, in occasione dell ‘emergenza post-sisma che devastò il capoluogo abruzzese nel 2009. Eppure la situazione non si presenta così diversa. L ‘Auditorium, infatti, fu spacciato come opera a carattere temporaneo ma oggi, essendo diventato centro nevralgico per la comunità aquilana, sembrerebbe un atto scellerato sottrarlo. Paesaggisticamente parlando, l ‘opera non è di certo meno impattante di quella di Boeri: si trova, infatti, nel parco cittadino, a pochi passi dal Forte Spagnolo. La struttura, costituita da tre volumi lignei a forma cubica, poggia su una soletta in calcestruzzo; la stessa soluzione è stata adottata da Boeri per Norcia 4.0. Eppure, i due architetti hanno ricevuto trattamenti diversi. Dunque, è legittimo chiedersi se siano stati usati due pesi e due misure.
Se il conferimento del Premio Pritzker 2016 all ‘architetto cileno Alejandro Aravena aveva restituito un carattere sociale a quell ‘architettura a lungo segnata dalla maestosità e dal disinteresse per l ‘utente, il provvedimento della Procura di Spoleto crea un black-out nello sviluppo in questo verso dell ‘architettura italiana. Sembra chiaro che, pur vivendo in un ‘epoca dove abbiamo tutto a portata di un click, l ‘architettura resta un tabu per i più.
Allora ci si domanda l ‘efficienza comunicativa e quanto possano influire sull ‘opinione pubblica eventi come la Biennale di Venezia che, di biennnio in biennio, cerca di portare un respiro internazionale a questa architettura italiana, fossilizzata tra burocrati, speculatori e archistar, ben lontane dalle logiche di architettura come strumento di sociabilità. Forse tocca ripensare al concetto di Biennale, cercando di avvicinare la popolazione tutta e non solo gli addetti ai lavori. Quest ‘anno, l ‘ingrato compito spetta alle curatrici Yvonne Farrell e Shelley McNamara, meglio note come Grafton. Il tema proposto è Freespace. L ‘intento del duo irlandese è porre l ‘attenzione su la generosità di spirito e il senso di umanità che l ‘architettura colloca al centro della propria agenda. Il leitmotif di questa nuova edizione della Biennale, ormai alle porte, sembra essere il dono, l ‘architettura come regalo all ‘utente. E Norcia 4.0 è proprio un dono, frutto di una solidarietà tutta italiana, ad una comunità che ha perso tutto. Aperto da pochi mesi, il centro polivalente progettato da Boeri, era diventato un teatro della sociabilità, dove la comunità aveva ritrovato gli spazi sottratti dal sisma. Agli occhi di molti sembra, dunque, una scelta empia quella presa dalla Procura di Spoleto.
C ‘è, infatti, da considerare il valore sociale e storico che un ‘architettura, seppur temporanea, acquisisce.
Si potrebbe mai smantellare la Tour Eiffel o ri-smantellare il Padiglione di Barcellona di Mies van der Rohe solo perche concepiti come opere temporanee?

DATI PERSONALI:
Nome: Davide
Cognome: Casaletto
Data e luogo di nascita: 09.12.1996, Potenza
Professione: studente

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