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Regione Lazio – di Massimo Locci

Dopo la riconferma di Nicola Zingaretti alle elezioni regionali, sarebbe opportuno fare una riflessione per capire come evolverà il Lazio, e quindi la città di Roma, nel prossimo quinquennio. Gli aspetti, in verità poco dibattuti durante la campagna elettorale, sono tanti, cominciando dal ruolo che vuole assumere la regione nel contesto nazionale. La sua collocazione strategica riguarderà molteplici aspetti dall ‘economia produttiva all ‘attrazione di flussi turistici, dai trasporti alla rigenerazione urbana.

Le infrastrutture rappresentano un aspetto cruciale del sistema di relazioni territoriali e della funzionalità urbana, più di qualsiasi altra attrezzatura sono strumentali allo sviluppo di un territorio nel suo complesso, ne costituiscono uno dei principali capitali sociali. Nel Lazio le infrastrutture di trasporto sono del tutto insufficienti a soddisfare la domanda, sia via gomma per le aree urbane e extra-urbane, sia via ferro per i cittadini e per le merci.

A Roma, considerata la difficoltà di operare nel sottosuolo, nel futuro, oltre alle linee di metropolitane potranno avere un significativo sviluppo i sistemi di superficie non inquinanti e di forte capacità (tram, filobus). Sarebbero auspicabili anche le reti sopraelevate, via cavo con mini cabine, ma funzionano bene solo nei collegamenti lineari tra due ambiti fortemente attrattivi. Considerando, infine, le ridotte sezioni stradali della città storica, per poter garantire un efficace trasporto pubblico sarà indispensabile liberare integralmente le sedi stradali dalle auto in sosta, ipotizzando grandi aree per parcheggi di scambio nelle fasce periferiche e in corrispondenza di nodi infrastrutturali, sia per chi entra in città, sia per chi vi risiede.

Roma e il Lazio in questi anni hanno perso costantemente punti nella visibilità e attrattività rispetto ad altri territori competitors, soprattutto in termini di strategie propositive per far crescere le attività imprenditoriali in cui la regione aveva maggior ruolo: il settore turistico di qualità, in quanto principale città d ‘arte del mondo, e il settore tecnologico avanzato. In tal senso sarebbe necessario che la produzione, nei settori più innovativi dell ‘industria e del terziario, sviluppasse la ricerca delle Università, pubbliche e private, e, nella logica della customizzazione, sposasse il tema della flessibilità produttiva, con soluzioni on-demand e personalizzate.

Considerato l’invecchiamento della popolazione e la forte presenza di fasce disagiate, con molti nuovi cittadini di recente immigrazione, dovranno avere un considerevole sviluppo il volontariato, le imprese sociali e l ‘associazionismo, come testimoniano anche le richieste di start up per imprenditorialità giovanile in essere e l’incremento dei programmi pubblici di sostegno all’economia del terzo settore.

Nei processo di rigenerazione urbana e territoriale tra Roma e il suo hinterland sarà inevitabile siglare un ‘patto di mutuo soccorso ‘ tra città e campagna, esteso ai nuovi confini della Città Metropolitana, impedendo la saldatura tra i quartieri periferici e i centri della cintura, implementando economie, attività produttive a basso impatto, ricreative e formative, terapeutiche e sociali. In sintesi mettere a sistema la qualità paesaggistica, cultura ambientalista e sociale.

Un diverso modello insediativo (presumibilmente policentrico e decentrante) potrà risolvere anche il problema dell ‘accoglienza, intesa sia come una modalità per garantire qualità sia ai residenti, sia ai nuovi cittadini di recente immigrazione. Un ‘accoglienza per superare la fase dell ‘emergenza, proiettandosi nel futuro come fenomeno necessario (visto l ‘invecchiamento della popolazione) e di lunga durata. Il nuovo modello insediativo potrà dare una risposta anche all ‘abbandono delle aree interne, con i centri spopolati che possono fungere da sistemi di accoglienza/integrazione diffusa nel territorio.

Un settore primario di potenziale sviluppo, comune all ‘intero territorio della Città Metropolitana di Roma, è quello agricolo. Delineare una prospettiva di valorizzazione dell ‘Agro Romano è indispensabile e opportuno per il dato dimensionale, per la ricchezza delle tipologie produttive e, anche, per la valenza storica della sua identità. La sua estensione non ha pari in altre metropoli contemporanee e ciò costituisce una effettiva risorsa. Con opportune infrastrutture per attività agricole urbane (vertical farm) e azioni di densificazione/ sostituzione / diradamento dei tessuti edilizi, si può affrontare anche il restauro del paesaggio e integrarsi con processi di rigenerazione urbana.

Paradossalmente il punto debole del sistema è Roma. Ciò che manca oggi è una visione, un ‘idea di quali vocazioni vuole sviluppare e quindi la capacità di prefigurare un disegno per se e per il territorio. Negli ultimi dieci anni, almeno, questa visione è mancata e la situazione odierna è il risultato di questa miopia. Come affermava Italo Calvino Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure; Roma deve riuscire a superare soprattutto i timori.

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