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L’architettura è pasta al gratin – di Christian De Iuliis

L ‘architettura in fondo è come il cibo, l ‘unanimità è quasi impossibile.

L ‘unico piatto che mette tutti d ‘accordo è la pasta al gratin.

Per questo anche l ‘architetto, se è in cerca di successo e consensi, deve proporre la pasta al gratin.

E ‘, infatti, inutile che l ‘architetto provi a somministrare dosi minimaliste di prospetti simmetrici o gocce di citazioni dei maestri in dosi omeopatiche. Vano l ‘adeguamento allo stile rustico, o la ripida ascesa fino al kitch del lusso: l ‘architetto esperto sa che l ‘unico piatto che troverà il consenso di ogni palato sarà la pasta al gratin, anzi l ‘architettura al gratin.

L ‘architettura al gratin è la nuova tendenza del XXI secolo, un prodotto relativamente recente, nato sull ‘accumulo ed il riciclo di tutte le ideologie del novecento. Era tanta roba e non abbiamo buttato via niente. Pezzi di architettura organica, fette di razionalismo, confezioni di neoliberty e litri di high tech frizzante, con il tempo temevamo andassero a male e puzzassero, allora li abbiamo stipati in enormi frigoriferi. Alle facoltà di architettura, insegnanti brizzolati, vecchie cariatidi e giovani raccomandati, tirano fuori dal frigo gli ingredienti che più li rassicurano e li servono agli inconsapevoli studenti, che, nel frattempo, possono allenare lo stomaco.

Forse non è noto che tutti gli architetti custodiscono nel retro del loro studio un grande frigorifero. Di solito incastrato tra pile di vecchie riviste e pratiche per i rimborsi del terremoto. Ci stipano gli avanzi e i loro sogni, che tecnicamente sono anch ‘essi degli avanzi.

Come a tutti i comuni mortali anche agli architetti avanzano sempre dei maccheroni, mezze ricottine, uova sode, qualche fetta di prosciutto, latte appena scaduto.

L ‘architetto potrebbe andare al supermercato delle idee, fare una bella spesa, imporre il made in Italy (che poi sarebbe come una specie di genius loci), ma chi capirebbe ?. E poi quanto costerebbe questo menù raffinato, questa professionalità ? Chi pagherebbe il giusto per un impiattamento ricercato ?.

Inoltre c ‘è il fastidio della troppa concorrenza: troppi pomodori cinesi, tanti surgelati spacciati per prodotti freschi. E allora l ‘architetto vuota il suo frigo, utilizza quello che gli avanza: mischia un po ‘ tutto insieme ed inforna a 180 gradi per il tempo che ci vuole.

Quando arriva l ‘utente medio, dalla cucina degli architetti vengono fuori splendide porzioni di architettura al gratin. L ‘architetto la tira fuori dal forno, ancora bella calda. Fa una bella fetta di pasta al gratin di architettura e la mostra al cliente, in sezione si noterà bene il corpo strutturale, solitamente maccheroni, il leggero strato culturale del formaggio, l ‘esterno ben gratinato della crosta e i particolari nei dadini del prosciutto.

Il cliente medio assaggia ed in genere apprezza quest ‘abbondanza gustando bene il sapore nazional popolare. E infatti le città sono piene di architettura come pasta al gratin.

All ‘architetto resta solo la possibilità e il gusto di fare la besciamella, che è l ‘unica cosa che non viene fuori dal frigo già pronta. Se non ci fosse la besciamella l ‘architettura al gratin sarebbe veramente tutta uguale.

C ‘è chi la propone liquida, chi densa e granulosa, comunque una buona besciamella di chiacchiere, raccomandazioni e pubbliche relazioni, rende digeribile qualsiasi architettura.

L ‘unica variante all ‘architettura al gratin è l ‘architettura a lasagna.

Entrambe vuotano il frigo, ma la lasagna è più ricca, si usa a Carnevale o quando si vuole esagerare, tipo per vincere un concorso o per stupire un politico.

Qualche anno fa l ‘architettura a lasagna andava di più, ora c ‘è crisi.

Ci sono architetti che lavorano molto su progetti per lasagne già cucinate e servite, riconversioni le chiamano. Ogni tanto qualche lasagna la buttano giù. Altre diventano monumenti e vengono vincolano. Ma generalmente si tratta di roba del passato.

Oggi l ‘architettura è tutta pasta al gratin.

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