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Intervista alla Cavallerizza / Bounce presso “I Viali”, Nichelino – di Guido Aragona

La rivedo in un sabato di pioggia di fine inverno.
Ma è Lei, signora Cavallerizza di Gabetti e Isola? Da quant ‘è che non la vedo? Saranno quasi 10 anni!

No frate, io sono la Bounce inc del centro commerciale I Viali di Nichelino. Offro una vasta gamma di aree dedicate ai trampolini e la zona X-Park per il parkour e l ‘obstacle race. Per tutti: bambini dai 3 anni, adulti e appassionati di fitness. Immagina un mondo dove la parete diventa pavimento e la forza di gravità non è più un limite. Scopri la Free-Jumping Revolution! Yeah!

La guardo perplesso, mentre, entrando, scopro il nuovo allestimento interno. Tappeti elastici di vario genere, con colori base piatti secondo il corporate della Bounce (cyan, magenta, giallo, nero), catena australiana emergente che dal 2012 ha piazzato 25 sedi in tutto il mondo ed ora qui come prima sede italiana. Continuo a fissarla finche un cedimento del suo sguardo la libera dalla maschera, ed emerge l ‘accento piemontese della madamina non più nel fiore degli anni.

eh si ÔǪ prima ero una Cavallerizza. Ma i tempi cambiano. Non è più come quando ero ragazza, e qui era tutta campagna, non lontano dalla palazzina di caccia di Stupinigi.

Poi hanno fatto la tangenziale, la zona artigianale e commerciale, il Carrefour ÔǪ E ora il rilancio, con il nuovo centro commerciale I Viali, con piano e disegno esterno del nuovo studio di una delle mie mamme ancora in vita, Isola Architetti. L ‘altra mamma, sa, è mancata che appena era cominciato il nuovo millennio.

Noto che la scelta del nuovo allestimento minimizza il più possibile le caratteristiche spaziali dell ‘edificio, annerendo l ‘interno dell ‘involucro, per fare risaltare i colori corporate del contenuto, i tappeti e le varie attrezzature, fra cui i grandi ventilatori. All ‘esterno mi pare si sia fatto il minimo possibile, lasciando la vecchia copertura bianca e quindi non integrandola con le nuove, di color verzolino, evocante il rame ossidato della splendida copertura disegnata da Juvarra, non a contatto visivo ma non lontana.

Sul complesso, ricordo la terrificante distesa di asfalto e capannoni grezzi che era questo posto, e devo dire che oggi è senz ‘altro migliorato, e più allegro nonostante la pioggia.

Le chiedo: Mi parla un po ‘ di questo nuovo intervento qui attorno, i Viali?

Certamente!

Dal suo tono, dal suo accento, da quel che dice, vedo che si è rimessa addosso la maschera del comunicato stampa, parlando col ritmo e il tono di una telescrivente.

Si tratta di un investimento di oltre 65 milioni di euro che ha coinvolto in maniera importante aziende e addetti del territorio. Il progetto architettonico è stato firmato dallo Studio Isola Architetti, guidato dal Prof. Aimaro Isola. Il progetto di architettura degli interni è stato firmato dallo studio milanese Mygg Architecture, guidato da Giovanni Feltrin, Yolanda Velasco e Gerardo Sannella.

I Viali Shopping Park si caratterizza per il forte collegamento con il verde circostante e il territorio limitrofo, grazie alle numerose aree attrezzate esterne collegate alle attività di ristorazione e al potenziamento di tutte le piste ciclabili, che faranno del nuovo polo commerciale il punto di partenza per escursioni e visite al Palazzo Reale di Caccia di Stupinigi, patrimonio dell ‘UNESCO. I Viali, grazie alle specifiche del progetto edilizio complessivo, è uno dei primi Centri Commerciali in Italia certificati secondo il Protocollo ITACA e IISBE, certificazione che consente di stimare il livello di sostenibilità ambientale ÔǪ

BASTA, SI FERMI! esclamo seccato.

Il lavoro però sembra riuscito. I progettisti sono di qualità e han lavorato bene, il risultato risulta accattivante sia dentro che fuori. Certo, sempre con un senso di impersonalità, e spesso un po ‘ di già visto.

Mi lascio catturare infantilmente dal gioco del graduale passaggio fra alberi stilizzati (forse troppo) posti a rallegrare la grigia costruzione prefabbricata, e la struttura della pensilina d ‘ingresso.

Riguardo la Bounce già Cavallerizza. Ha quasi sessant ‘anni, nemmeno tanto vecchia insomma. Specie se si pensa che, dopotutto, è un edificio.

Mi dice, questa volta con parole sue

So cosa stai pensando. ├ê già buono che io stia ancora in piedi. Conta il brand, e l ‘allestimento, e il tutto dura una stagione, se necessario. Uguale qui come a Bangkok, a Londra come Dubai. E l ‘architettura è secondaria, figuriamoci i loro progettisti; le loro pretese autoriali sono sempre meno rilevanti, a questo mondo. Eccomi, ci sono ancoraÔǪ dai, scopri la Free-Jumping Revolution!, dice infine ridendo

Si, pensavo a quello, sotto la pioggerellina di marzo. Ma anche alle cose scritte da Giovanni Durbiano (che di Isola è stato delfino) e Alessandro Armando, che hanno affrontato o mi pare fra pochi o di petto e con razionalità la questione della fine, o quantomeno la crisi, dell ‘architettura d ‘autore e gli scenari attuali nei processi di progettazione. E penso al canto del cigno della vecchia Cavallerizza, nel videoclip musicale di pochi anni fa della Soulful orchestra di Se bruciasse la città, così nostalgico e torinese.

P.S.

In questo scritto riprendo la modalità della intervista all ‘edificio, che usavo soprattutto come espediente per rendere meno noiosi gli scritti sull ‘architettura ai non addetti, a cui tali scritti erano indirizzati. La logica, e il perche Gabetti e Isola sono definiti madri e non padri, la potete leggere qui.

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