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Guttuso in collera – di Alessandra Muntoni

 

Fabrizio D ‘Amico, commentando la mostra dedicata al pittore dalla GAM di Torino, cita due frasi di Renato Guttuso che sprezzano la bella apparenza della pittura. Eccole.

Guttuso anni Trenta. contro una pittura che ha paura d ‘immischiarsi con la vita: ┬½Perche un ‘opera sia viva, bisogna che l ‘uomo che la produce sia in collera ed esprima la sua collera [*] non è necessario per un pittore essere di un partito o d ‘un altro, o fare una guerra o fare una rivoluzione, ma è necessario che egli agisca, nel dipingere, come agisce chi fa una guerra o una rivoluzione. Come chi muore, insomma, per qualche cosa┬╗. E ancora, nel 1943: ┬½Io penso sempre più a una pittura che possa vivere come grido espressivo e manifestazione di collera, di amore, di giustizia sugli angoli delle strade e sulle cantonate delle piazze piuttosto che nell ‘aria triste del Museo per quei pochi specialisti che di tanto in tanto andranno a cercarla┬╗.

Queste frasi ripropongono questioni lanciate dall ‘avanguardia e dalla passione politica degli artisti. La seconda, poi, è una chiara ripresa degli enunciati di Vladimir Majakovskij che, in piena rivoluzione, indicava le strade e le piazze come la tavolozza indispensabile al pittore per parlare con le masse.

Si tratta d ‘indicazioni che spiegano come la pittura, e l ‘arte in generale, abbia un sostrato da esprimere che non può prescindere dall ‘angoscia, il disagio, talvolta la tragedia dei quali sono intrise le condizioni di vita del proprio tempo storico. L ‘architettura ha un compito diverso: quello di costruire un habitat per l ‘uomo dove, qualsiasi siano gli orizzonti anche drammatici che si prospettano e dei quali comunque ha profonda coscienza, migliorino le condizioni di vita, fino a recuperare l ‘aura della bellezza. Lo ha spiegato bene Franco Purini l ‘altra sera, all ‘Accademia di San Luca, dove abbiamo ricordato la figura di architetto di Lucio Passarelli. Ma quanto più arte e architettura sono strette insieme, in ogni tempo, da un vincolo di interdipendenza, tanto più completandosi a vicenda prospettano un quadro attendibile del contemporaneo.

Tuttavia, le pitture di Guttuso, come quelle dell ‘Espressionismo tedesco, a noi paiono belle, e talvolta s ‘inoltrano persino verso territori di pace. D ‘altra parte, gli stessi Musei hanno oggi acquisito una spazialità che accoglie i visitatori senza nessun atteggiamento elitario. Segno che anche l ‘estetica è ormai capace di introiettare le coordinate del quotidiano, persino del brutto, come Umberto Eco ci ha spiegato da tempo. Il ragionamento, allora, ci porterebbe a dire che è ormai maturo un rinnovato colloquio tra le arti e l ‘architettura, tra architettura e vita. Del resto, solo gli architetti che hanno intrattenuto vincoli forti con tutte le altre modalità espressive, oltre che dispiegare un concreto impegno sociale, sono riusciti a diventare protagonisti del proprio tempo.

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