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Voragini metaforiche, un dissesto che viene da lontano – di Alessandra Muntoni

┬½In fondo, la voragine alla Balduina è una grande metafora┬╗, da: Il posto dei libri di Angela Scarparo del 17 febbraio scorso. Una trasposizione simbolica di immagini che sostituiscono un termine proprio con uno figurato, in questo caso il crollo del cantiere alla Balduina a Roma, funziona magnificamente e ci sbigottisce senza però stupirci troppo. Descrive una città che implode su se stessa, trascinando nel sottosuolo strade, macchine, fango, acqua, alberi. Un modo di costruire che cerca di guadagnare spazio dove non c ‘è, di guadagnare denaro dove non è consentito. Ma quasi nessuno ne sembra consapevole, finche non accade la catastrofe, questa volta per fortuna senza vittime, pur essendo avvenuta di pomeriggio, alle 17,30.

Le tenebre del sottosuolo sono state da sempre legate ad angosciose situazioni di morte, di fatica, di lontananza dal mondo. Dall ‘Ade agli Inferi, dal lavoro nelle miniere al seppellimento dei morti. Basta ricordare, per tutte l ‘epopea ottocentesca della miniera di carbone di Montsou descritta da ├ëmile Zola in Germinal. Qui però siamo in una zona fittamente abitata di una città che si ostinata a perseguire uno sciagurato sviluppo urbano, ignorando ciò che geologi, urbanisti, storici e cittadini hanno da tempo segnalato. Basti ricordare i moniti di Cederna, Zevi e Insolera, le denunce dei residenti per le perdite di acqua e per le vibrazioni prodotte dal cantiere, gli esposti di avvocati alla Magistratura, nonche ciò che i geologi sapevano. Vale a dire che, mentre l ‘area alla parte sinistra del Tevere è tufacea e quindi più stabile, quella alla destra del Tevere è invece sabbiosa e argillosa, quindi soggetta a frane.

Ed ecco che in via Livio Andronico, dove vi era una chiesa, una scuola e un convento di monache, si decide di costruire quattro palazzine e parcheggi sotterranei. La paratia di cemento armato che doveva proteggere lo scavo si spezza, incapace di sostenere il peso della terra imbevuta d ‘acqua, probabilmente per incrinature della rete idrica dell ‘Acea, per le piogge cadute durante il mese, forse anche per l ‘esistenza di una antica cisterna romana investita dai lavori di scavo. Comunque, per l ‘insufficienza dei dovuti sondaggi da eseguire prima di intraprendere i lavori. Queste le ipotesi che si leggono sui quotidiani. Si aprono le indagini per trovare i responsabili. Ma intanto Stefania Nisio dell ‘Ispra ci spiega: ┬½Negli ultimi 100 anni ci sono state più di 3000 voragini di cui almeno il 20% causate da perdite della rete idrica. Nel 2011 le voragini erano meno di 60, nel 2012 sono arrivate a 130 e nel 2017 a circa cento. Negli ultimi 5 anni il numero è raddoppiato arrivando a una media di 100 all ‘anno, tutte di oltre un metro di diametro di profondità┬╗. I quartieri più a rischio sarebbero tutti alla parte est di Roma: i Municipi IV, V e VI (La Repubblica, 18 febbraio 2018). C ‘è quindi chi ha studiato e segue la situazione da tempo. Qualcuno ha provveduto a fare il fascicolo fabbricato degli immobili di quelle zone?

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