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Se questo è il mercato dell ‘arte in ItaliaÔǪ – di Roberta Melasecca

 

Devo essere sincera. E ‘ la mia prima volta ad Arte Fiera a Bologna. E così, non avendo precedenti e non potendo fare confronti, sono andata assolutamente senza preconcetti e senza pregiudizi.

Da quando ho spostato il mio campo d ‘azione dall ‘architettura all ‘arte, cerco di seguire con curiosità e grande interesse il lavoro delle gallerie a Roma e in Italia. Sono sempre assetata di mostre, progetti, di conoscere artisti, di vedere opere, di parlare e comprendere. Mi piace osservare e documentare, studiare e approfondire.

Sono partita con il grande desiderio di capire meglio il sistema in cui lavoro da appena 5 anni. Entrando nei due padiglioni di Arte Fiera ero entusiasta ed avevo anche programmato la visita in modo preciso e dettagliato. Primo step: visita complessiva a tutti gli stand per avere una idea generale; secondo step: nuova visita più approfondita, cercando di parlare ed interagire con i galleristi per amplificare la conoscenza dei lavori esposti.

Pertanto ho seguito il mio programma e alla fine della prima fase devo ammettere che mi sentivo un po ‘ sconcertata, come se quel mondo che stavo osservando fosse troppo distante da quello finora sperimentato con galleristi, artisti e curatori.

Nel mio impegno nel settore dell ‘arte, così come nel lavoro di tanti colleghi, il focus è sempre stato il progetto artistico: una storia che si dipana, si svolge nel tempo e nello spazio e si connette all ‘immateriale e all ‘invisibile. A questo siamo abituati e in questa direzione cerchiamo di lavorare con passione e dedizione.

Nei Padiglioni 25 e 26 di Arte Fiera ho visto opere dal grande valore artistico. Opere dei grandi maestri del ‘900, di artisti contemporanei e di emergenti: vederle da vicino è stata un bellissima emozione. Ho trascorso tanto tempo in ogni stand, cercando di assimilare il più possibile.

Alla fine della seconda fase ormai ero certa: quello che strideva ed urlava contro di me erano proprio loro, le opere. Qui il focus non è il progetto ma l ‘oggetto: l ‘opera d ‘arte diviene mero elemento di mercificazione, perde il suo valore simbolico, diviene un bellissimo oggetto da ammirare e possibilmente da acquistare.

Alle mie domande di parlarmi dei progetti e della poetica della galleria, il 90% delle risposte dei galleristi è stata semplicemente darmi il biglietto da visita indicandomi che avrei trovato tutto sul sito web, mostrando così un disinteresse completo al confronto e alla conoscenza. Alla mia domanda sul costo di alcune opere, le risposte invece sono state immediate e precise, con tanto di sorrisi e alta disponibilità. E passando da uno stand all ‘altro mi sembrava di vivere un dejà vu, ritrovando le stesse opere dello stesso artista.

Il tentativo di avvicinare le fiere alle biennali di sicuro c ‘è stato, arricchendo l ‘offerta con talk e convegni su varie tematiche intorno al mercato dell ‘arte in Italia e con il nuovo formato di Art City che ha disseminato mostre e eventi in giro per Bologna.

Volontà e impegno curatoriale tuttavia non ha trovato una corrispondenza con quanto presentato dalle gallerie, tranne rarissimi casi che confermano l ‘andamento di questa Arte Fiera 2018.

La predominanza delle arti figurative e opere bidimensionali traccia un panorama assai diverso dalle ricerche artistiche contemporanee che affrontano invece diversi media, dalla scultura all ‘installazione, al video, alla performance e sono centrate più sul processo che sulla singola opera. Di sicuro ogni artista persegue una propria ricerca, ma il contenitore della Fiera di Bologna non ne ha fatto intravedere neanche la traccia. E molte invece le connessioni con il design, dai tappeti ai rivestimenti metallici, che aprono alla problematica della differenza tra opera d ‘arte e oggetto di arredamento.

Situazione un po ‘ differente a Setup Contemporary Art Fair, dove il tema scelto, l ‘attesa, ha messo in mostra progetti più articolati in una location da visitare tutta con il naso all ‘insù. Forse anche in questo caso la selezione poteva essere più rigida ed alcune partecipazioni potevano essere decisamente escluse, ma l ‘aria che si respirava era più mostra che fiera mercato. Maggiore attenzione al progetto e alla ricerca, artisti giovani e appassionati.

Paratissima nella bella sede di IAAD presenta gli animali notturni: per lo più emergenti, qualche nota divertente o riflessiva.

A questo punto non posso non pormi degli interrogativi. Quale il futuro per l ‘arte oggi, per quegli artisti che portano avanti ricerche multidisciplinari, che prediligono i processi e non i risultati, o che non sono essenzialmente artisti figurativi? In questo mercato dell ‘arte sembrano essere completamente esclusi. Che senso ha allora continuare a sperimentare, a fare ricerca? E quale in questo contesto il ruolo dei curatori, dato che anche questi ultimi sembrano essere assenti?

Se questo è il mercato dell ‘arte in Italia, io vado e cerco altrove.

 

Credits foto: @Roberta Melasecca

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