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Corpo Movimento Struttura: il gioiello contemporaneo al MAXXI – di Massimo Locci

 

Le iniziative del MAXXI di Roma sono, finalmente, sempre più basate sul coinvolgimento empatico dello spettatore nella ricerca interdisciplinare, intesa non tanto come ibridazione linguistica e poetica (correttamente ognuno rimane nel proprio specifico), ma come confronto a distanza di chi guarda gli stessi temi da un altro versante, concettuale, geografico e temporale. Approccio che permea il nuovo allestimento della collezione permanente ‘The place to be, il programma dedicato al rapporto tra Europa e Medioriente ‘Home Beirut e il dialogo tra Arte e Scienza in ‘Gravity – Immaginare l ‘universo dopo Einstein.

Sul concetto di sconfinamento e dialogo tra espressioni fra loro dipendenti, si segnalano due mostre del settore design curate da Domitilla Dardi. La prima ‘Nanda Vigo- Arch/Arcology, è una nuova tappa del ciclo in partnership con Alcantara che, da quest ‘anno, presenta un singolo designer che interpreta le collezioni del MAXXI Architettura: nello specifico l ‘opera di Palo Soleri.

L ‘Architettura quando incontra l ‘Ecologia diventa Arcologia; con questo efficace neologismo Soleri spiega un assunto complesso: un rapporto non conflittuale tra Natura e urbanesimo. Nanda Vigo rende omaggio all ‘ideale soleriano dell ‘Armonia Cosmica, diventata una filosofia di vita, attraverso una reinterpretazione della sua poetica nell ‘opera di architettura.

La più convincente delle mostre è ‘Corpo Movimento Struttura, il gioiello contemporaneo e la sua costruzione ‘, appena conclusa. Il tema indaga le connessioni con il mondo dell ‘architettura attraverso un dialogo, definito da equilibri di pesi e volumi, che passa attraverso il fattore comune del corpo e del movimento nello spazio-tempo.

Per indagare il tema la curatrice presenta il lavoro di sei maestri internazionali (Giampaolo Babetto, David Bielander, Helen Britton, Monica Cecchi, Peter Chang e Philip Sajet) e li mette in relazione con altrettanti progettisti, presenti nelle Collezioni del MAXXI Architettura (Vittorio De Feo, IaN+, Sergio Musmeci, Pier Luigi Nervi, Maurizio Sacripanti e Carlo Scarpa).

La difficoltà di mettere a confronto materiali eterogenei (piccoli monili con plastici e disegni d ‘architettura), non solo per il riferimento alla piccola e grande scala spaziale, è stato brillantemente risolto con l ‘allestimento curato da Susanna Nobili, che ha definito preliminarmente un sistema di contenitori nel contenitore, una micro architettura capace di dialogare con la vasta sala degli archivi. Come un separè multiplo o un acquedotto romano (ovviamente astratto), il manufatto trilitico connette gli elementi in senso longitudinale e filtra la percezione tra i due ambiti in senso traversale. L ‘oggetto, total black, incuriosisce e invita alla scoperta dei due universi espressivi: prima si percepiscono le singole ricerche architettoniche e poi, sull ‘altro versante, i piedritti in serie dove Susanna Nobili ha inserito i gioielli. I contenitori verticali, a base triangolare, sul lato interno presentano una superficie specchiante e, quindi, come in un caleidoscopio creano una riflessione dinamica tra gli oggetti e il corpo di chi guarda. I singoli monili, inoltre, sono collocati su una trama di fili di nylon (per poterne apprezzare la lavorazione su tutti i lati) che, per il gioco di riflessioni, sembrano sostenuti da geometrie/architetture virtuali: figure piramidali, losanghe, lastre inclinate.

La mostra Corpo Movimento Struttura ha, anche, una valenza critico-interpretativa, che va oltre l ‘analogia espressiva e costruttiva; esprime una riflessione sullo specifico delle poetiche, sui modi d ‘intendere lo spazio in movimento e i linguaggi della comunicazione visiva. Emblematica in tal senso la lettura di David Bielander del progetto per il Padiglione Italiano all ‘Expo di Osaka di Maurizio Sacripanti .

Partendo da un deciso sperimentalismo materico e morfologico, nelle singole ricerche emergono sintassi e approcci diversificati. Il carattere comune è rappresentato dall ‘astrazione figurativa e dalla consapevolezza dell ‘autonomia del proprio segno compositivo rispetto a quelli specifici dell ‘architettura.

In altre ricerche di noti progettisti (Harry Bertoia, Peter Eisenman, Hans Hollein, Arata Isozaki, Richard Meier, Oscar Tusquets, Robert Venturi fino ai nostri Bellini, Dalisi, De Lucchi, Mendini, Munari, Sottsass, Vignelli), i gioielli sono spesso intesi come micro-architetture. In questa mostra, viceversa, si dimostra che è possibile dare un senso diverso alla valenza espressiva in un territorio disciplinare di confine: una riflessione sul concetto di limite, differenza e integrazione.

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