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Il nutrimento dell ‘architettura [84] – di Davide Vargas

 

C ‘è un libro di George Steiner, che comincia, a memoria, dicendo che usiamo correntemente l ‘espressione il sole sorge e tramonta come se fossimo ancora dell ‘idea che è il sole a muoversi intorno alla terra. Questo punto sul persistere del pregiudizio mi è venuto in mente girando per il borgo di Ostia Antica. Ci sono arrivato accompagnato dal peso di una narrazione, si usa dire così, fatta di violenza degrado e testate. E ho trovato un ‘altra cosa.

Ma il luogo in questione è stato sempre lo stesso, solo che l ‘aspettativa ne perde di vista le qualità riconosciute sotto il cumulo di immagini di segno opposto che circolano. Come uno che parli di un libro senza averlo letto o di un film senza averlo visto. ├ê una questione come sempre di conoscenza. E così andando sul selciato, lungo gli intonaci rossastri delle case dove i rampicanti si trasformano in pergole, con i pini che lasciano cadere gli aghi e espandono un profumo di resina, andando in questo luogo a parlare di architettura e sentendo così lontane le sopraffazioni, ho pensato al titolo del libro di Steiner: Vere presenze [1989].

Oltre il commento, oltre i discorsi secondari, oltre il precostituito, avvicinando con una cultura nitida la presenza autentica dell ‘opera. Diceva Sottsass che lui aveva un rapporto erotico con la realtà. Ecco, così.

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