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I memoriali di Oscar Niemeyer – di Alessandra Muntoni

 

Ho sempre considerato la mia opera di architetto secondaria rispetto a qualcosa di molto più importante: la fine delle ingiustizie. Alla mia età ne sono convinto ancora di più. Se prendiamo i memoriali che ho realizzato, la maggior parte di esso ha un senso politico che mi è molto caro. Così si esprimeva Niemeyer nel 2005 parlando a Nicoletta Trasi che ha dedicato una lunga ricerca all ‘opera dell ‘architetto brasiliano. Ora Nicoletta ha curato la mostra appena aperta nella prestigiosa sede romana dell ‘ambasciata brasiliana, il Palazzo Pamphilj di Piazza Navona, ove è esposta tutta la serie di memoriali ÔÇÆ circa una quarantina, alcuni realizzati dagli anni Ottanta al 2000 ÔÇÆ, per ricordare le ingiustizie perpetrate contro operai, rivoluzionari e povera gente, ma anche l ‘operato di presidenti emeriti come Juscelino Kubitschek.

Si tratta delle opere meno note di Niemeyer, ma sprigionanti una formidabile forza espressiva, così da farci capire la generosa partecipazione dell ‘architetto ai tormenti della popolazione diseredata. Molti esprimevano una tale carica eversiva che sono stati addirittura distrutti dalle istituzioni, ma prontamente ricostruiti mettendo ben in evidenza le ingiurie subite, come fossero rovine della memoria. ├ê il caso di Tortura nunca mais, progettato per Rio de Janeiro nel 1986 ma non realizzato: una implorazione contro la violenza del regime dei colonnelli instaurato nel 1964 e durato fino al 1985, che costò all ‘architetto comunista l ‘esilio e alla popolazione una serie di brutali vessazioni. L ‘ iperbolico sbalzo di un arco a punta che ferisce un corpo inerme: un ‘idea geniale quanto evocativa, troppo forte per essere accettata, anche dopo la riconquista della democrazia. L ‘altro è quello del Memorial 9 de novembro nella città di Santa Cecilia del Brasile, un monumento promosso dalla Unione dei Metallurgici per ricordare tre lavoratori uccisi dalla repressione. Tre ombre incise su tre lastre di cemento curvato in alto, e ferite da un grande cuneo diagonale. Solo questo, ma abbastanza per provocarne la demolizione con una bomba proprio il giorno dopo l ‘inaugurazione, nel 2 maggio 1989. Il monumento è stato restaurato nello stesso anno.

Il più noto, invece, è quello realizzato nel 1989 a S├úo Paulo: M├úo no Memorial da America Latina, al centro di un convulso snodo metropolitano, la Pra├ºa Civica. La mano a dita aperte di cemento armato, alta sette metri, porta incisa nel palmo la forma dell ‘America Latina, come una ferita inferta da un chiodo invisibile nella mano del Gesù crocefisso, dalla quale sgorga un fiume di sangue. Ma anche, come spiega Andrea Valeriani, un Alt!, monito a fermare soprusi secolari. Fede religiosa e impegno civile trovano qui una coesione angosciosa ed enigmatica, capace di collegare secoli di storia e proiettarsi nel futuro.

Il n. 3 della rivista ┬½Metamorfosi, quaderni di architettura┬╗, dicembre 2017, raccoglie i documenti, le fotografie, le analisi critiche di questo capitolo quasi inedito dell ‘opera di Oscar Niemeyer.

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