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Il commercio elettronico rivoluziona la struttura del territorio – di Alessandra Muntoni

 

Alzi la mano chi non ha mai acquistato un oggetto via Amazon. Ci sono arrivata in ritardo e non ne ho fatto largo uso, ma una volta compresi i vantaggi ÔêÆ veder arrivare quasi immediatamente l ‘oggetto che desideri senza muoversi da casa, persino a prezzi molto favorevoli ÔêÆ, ne sono stata conquistata. Il successo delle vendite online in questi ultimi anni ha fatto un balzo davvero impressionante in tutto il mondo. Ora, però, è scattata la contestazione ÔêÆ e non solo in Italia ÔêÆ, da parte di coloro che lavorano per questa catena di vendita e distribuzione. Ne sono implicate molte questioni: una sindacale, una legale, una terza forse meno percepibile immediatamente, ma che alle lunghe è destinata a trasformare radicalmente la dislocazione dei centri di stoccaggio e di spedizione dei beni di consumo. Un tema evidentemente urbanistico.

Partiamo dalle condizioni di lavoro nei giganteschi magazzini ove vengono concentrate merci di tutti i tipi in attesa degli ordini di acquisto. La recente ricorrenza del Black Friday, che offre larghi sconti, ha coinciso con lo sciopero indetto nel primo grande centro Amazon realizzato in Italia nel 2011, a Castel San Giovanni, Piacenza. Condizioni di lavoro stressanti, controllate minuto per minuto da severi guardiani, hanno portato i lavoratori al limite della sopportazione. D ‘altra parte, a Fara Sabina, vicino a Rieti, è stato appena aperto un nuovo centro con addirittura 1.200 addetti che paiono invece per il momento soddisfatti. Certo: fuori preme la disoccupazione e Amazon offre nuovi posti di lavoro a contratto indeterminato. Del resto, anche IKEA da tempo vende online, ma anche qui si cominciano a registrare situazioni di difficoltà e disagio. C ‘è inoltre la questione del pagamento delle giuste tasse e di conseguenza l ‘installazione delle centrali Google, Facebook, eBay, Amazon ecc. nei paesi Tax-Free, oppure la loro disinvolta evasione fiscale. Tema evidentemente politico, giuridico e di dimensione internazionale.

L’effetto è dirompente: chiusura di grandi Shopping Center, di negozi importanti, per non parlare di quelli più piccoli. Crisi definitiva del modello dei grandi Mall inventati da Victor Gruen, che dagli anni Cinquanta ai Settanta ne ha costruito a decine negli USA. Ma che ne sarà, poi, di luoghi come Metzingen, vicino a Stoccarda, ad esempio, o di tutte quelle nuove cittadine commerciali impostate come centri di vendita ed esposizione che puntano sul piacere del diretto contatto tra merci e acquirenti, secondo una pratica che risale all ‘Ottocento?

Le previsioni sono tante e la rete di distribuzione sarà completamente trasformata. Aumenteranno i traffici stradali, ferroviari, via drone; addirittura sono in progetto magazzini volanti quasi navette spaziali, per far arrivare a destinazione pacchi generalmente piccoli, ma anche di notevoli proporzioni. Si apriranno nuovi piccoli punti di distribuzione ed eliporti nelle periferie urbane, mentre possono sparire le grandi concentrazioni di Shopping e i giganteschi spazi per il parcheggio degli acquirenti; per i negozi non specializzati si può immaginare una progressiva estinzione, seppure non ne sono prevedibili i tempi. Forse questo non vale per i mercati alimentari, ma anche questo non è poi così certo. Di fatto se ne comincia già a parlare. Se ne sta occupando Jeff Bezos, ma anche la nostra Conad. La ville intelligente ha pane per i suoi denti.

Un tema, dunque, che richiede grande preveggenza, conoscenza progressiva della tecnologica, sensibilità politica, economica e sindacale, coraggio di azione, di progettazione e di pianificazione.

Gli architetti faranno bene a seguire con attenzione questo fenomeno.

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