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Il nutrimento dell ‘architettura [71] – di Davide Vargas

 

Ho fatto un viaggio a Tokyo ed ho visto molta architettura 2.

La Aoyama Avenue è una strada importante e incrocia il viale di Omotesand┼ì dove tra dense piante di zelkove [gli olmi giapponesi] ci sono gli edifici del lusso. Ma in lontananza vedo una sagoma interessante e supero l ‘incrocio. Faccio una ricerca al telefono con Matteo [Belfiore, vive e lavora a Tokyo]. Si chiama AO building ed è opera di Sakakura Associates, studio erede di Junzo Sakakura, allievo di Le Corbusier e tra i primi esponenti dell ‘architettura modernista in Giappone. Ma difronte, come un ‘apparizione senza preavviso ecco The Spiral di Fumihiko Maki.

Riconosco il grande cono sulla loggia angolare in facciata. Una delle tante geometrie e superfici che apparentemente eterogenee compongono un collage [definizione storica di questo edificio] che sembra un manifesto di fede verso l ‘architettura moderna. ├ê stato realizzato nel 1985. C ‘è un ‘unità che viene da una griglia [1,35 x 1,35] a base della composizione delle facciate. Su di essa: intelaiature in metallo, materiali diversi, vetro, acciaio, alluminio, e poi deviazioni, spaziature irregolari e dilatate, volumi e geometrie libere innestate dove occorre, in relazione alle funzioni che contengono [il grande cono, ad esempio, nasce come spazio di esposizione di un museo del costume], compongono un disegno che sembra trasbordare dal perimetro di una forma compiuta. Una cosa direi indeterminata prettamente anticlassica.

È mattina presto, passano le biciclette e poche macchine. Il sole si adagia sulle facciate e colora i materiali come in un elenco. È la forza non aggressiva di questo segno urbano.

Jpeg

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