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Il nutrimento dell ‘architettura [70] – di Davide Vargas

 

Ho fatto un viaggio a Tokyo ed ho visto molta architettura. Ma qui, per ora, una in particolare: la Nakagin Capsule Tower di Kish┼ì Kurokawa. L ‘edificio completato agli inizi degli anni settanta è una specie di manifesto di una visione innovativa della città e dell ‘abitare. Sono gli scenari degli architetti del gruppo metabolism che, unici forse, sono riusciti a realizzare delle cose in linea con l ‘idea di un ‘architettura basata su dinamiche biologiche e sistemi di prefabbricazione e industrializzazione. Senza acqua calda e senza cucina la capsula [4,00 x 2,50 x 2,50] è pensata per un uomo dinamico, impegnato nel lavoro, che non ha tempo per cucinare.

Le capsule costruite a Osaka furono trasportate a Tokyo sui camion e montate ognuna in tre ore. E vendute tutte nel giro di un mese. Ma oggi il Capsule Building è in uno stato di degrado. Un cartello sulla porta avverte che ogni tentativo di entrare anche solo a visitare le cellule comporta la denuncia alla polizia. Come a dire agli architetti [chi altri, se no?] di girare alla larga. Perche sono gli unici che trovano interessante un edifico ormai abbandonato. Non c ‘è un solo oblò illuminato, il cemento è ammalorato, il basamento è rivestito da strane piastrelle, tutto l ‘edificio è ricoperto da una sottilissima rete di protezione che scende e si modella sui volumi come una veste surreale.

Hanno deciso di abbatterlo. Si è formato, mi hanno spiegato, un comitato per contrastare la decisione. Le 140 capsule sono appese alle torri di cemento armato e lo stesso Kurokawa ne prevedeva una vita, conforme alla durata dei materiali con conseguenti spostamenti, scambi e sostituzioni di parti con i materiali innovativi che si sarebbero resi disponibili. ├ê una strada percorribile invece della demolizione?

Non lo so. Ma mi sembra una storia che si ripete. Come per le Vele.

 

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