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Giancarlo Priori: “Insegnare e progettare l ‘architettura” – di Massimo Locci

L’architettura non la si insegna, si impara soltanto, affermava Ludovico Quaroni. Non molto diverso è l ‘approccio di Zaha Hadid: Non credo si possa insegnare l’ architettura. Certamente puoi tenere qualche lezione di storia e poi trasmettere le ragioni tecniche e i concetti caratteristici di un modo di pensare il design. Ma in realtà puoi solo dare ispirazione ad altri per spingersi a fare il passo successivo.

Anche se certamente corrette, queste opinioni necessitano di un approfondimento non elusivo del rapporto tra teoria e prassi, docenza e pratica professionale. L ‘architettura, non avendo uno statuto scientifico inequivocabile, non può mai avere un metodo precettistico, è una disciplina a-dogmatica, non è mai univoca e uni-direzionata. Progettare è spesso una specie di necessità, una passione totalizzante, come quella che cerca di far emergere Giancarlo Priori nel suo recente Insegnare e progettare l ‘architettura per l ‘editore Franco Angeli, che può considerarsi il catalogo della mostra tenutasi nel 2015 all ‘Arancera di San Sisto a Roma.
Il volume indaga il ruolo della trasmissione del sapere architettonico in parallelo alla ricerca e alla pratica progettuale (l ‘attività dell ‘autore stesso), facendo emergere l ‘importanza critica dei due momenti fortemente complementari.

Architettura significa costruisco secondo principi, pertanto ha un forte fondamento teorico, ma non è una semplice risposta alle necessità concettuali e funzionali; nasce da una richiesta di spazio e di contenuti poetici finalizzati alla costruzione della forma.

Anche se non convincono molti progetti qui presentati, è interessante il metodo che parte dall ‘enunciazione di un tema, si sviluppa per citazioni di testi di riferimento (teorici o letterari) e immagini di opere significative della storia dell ‘architettura, si articola poi in un ‘analisi critica e progettuale dell ‘autore. Riflessioni anche su valenze inespresse, volontà latenti, interpretazioni trasversali. Si conclude, infine, con i lavori degli studenti.

Tra le declinazioni poetiche più rilevanti il rapporto con la memoria e la geometria, in particolare quella dei frattali, cui Priori ha dedicato vari studi, raccolti nel suo Architetture Frattali (Kappa edizioni, Roma 2008). Geometria intesa come semplificazione e astrazione dalla complessità della natura, ma anche come valore concettuale di rappresentare l ‘essenza del pensiero.

Ventitre sono i temi individuati e correlati, che per l ‘autore coesistono in ogni architettura, approcci trasversali di ricerca e comuni all’arte, alla natura e alle scienze. Priori individua alcuni simbolici fili d ‘Arianna, radici intrecciate che danno vita ad un ‘articolata metodologia, per intessere legami tra storia e modernità. Criterio che supera i rapporti dualistici degli anni ’80 (Architettura e Città, Storia e Progetto) e la contrapposizione canonica tra la visione storicistica e quella dell ‘Avanguardia, che intendeva l ‘evoluzione della ricerca come continuo azzeramento e principio di diversità dal passato. Il suo fondamento disciplinare intende la Storia come processo che chiarifica le intenzioni, rende intelligibili e trasmissibili i concetti. Non a caso si è formato alla scuola di Paolo Portoghesi.

Giancarlo Priori, docente di Composizione architettonica e urbana, insegna ai suoi studenti che, oltre alla teoria, è necessario nutrirsi di concetti poetici e di visioni, foto d ‘insieme e di dettagli delle soluzioni realizzate. Invita a valutare sia lo scarto tra intenzioni ed esiti, sia l ‘immaginario di riferimento e le relazioni che s ‘intessono con altre discipline.

Bisogna imparare ad analizzare come è fatto uno spazio, le sue logiche compositive, le tecniche costruttive. Non secondaria è la relazione tra comunicazione grafica e linguaggio espressivo, la mano dell ‘architetto tra rappresentazione e progetto. Un tentativo, quindi, di trovare le radici di un progetto, cioè le motivazioni concettuali, funzionali ed espressive di una scelta. Priori sembra dire ai suoi allievi: ‘copiate ‘ liberamente e fate vostre le idee di altri, come ripeteva Le Corbusier che si autodefiniva ladro, traendo spunti fondamentali ora dalla natura, ora dalla Storia, ora dal contemporaneo.

Obiettivo è far acquisire agli studenti una sensibilità (il saper vedere) ed una propensione (il saper utilizzare) per individuare matrici procedurali che consentano flessibilità, variazione e complessità.

Invitando i futuri architetti ad accogliere le ragioni dello studio dell ‘arte e della storia dell ‘architettura, lo stesso Bruno Zevi aveva sottolineato quanto esse siano determinanti nell ‘interpretazione progettuale e nel giudizio estetico. All ‘interno del rapporto tra storia e progetto, fin dagli anni di insegnamento allo IUAV e poi alla Sapienza di Roma, egli promuoveva una storia e una critica operativa dell ‘architettura quale principio fondante l ‘umanesimo formativo del nuovo architetto.
Il dubbio che emerge è se sia ancora lecito, dopo più di mezzo secolo da quella impostazione e in un contesto fortemente globalizzato, immaginare per le nuove generazioni un approccio volto ad attribuire alla Storia valore di Koinè del pensiero contemporaneo, cioè lingua comune e con caratteri uniformi, accettata e condivisa da una variegata comunità internazionale. E ‘ una ricerca volutamente inattuale che cerca di recuperare, però, il senso dell ‘abitare dell ‘uomo sulla terra.

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