La Pietra d ‘inciampo scritta ad arte … – di Eduardo Alamaro

Ho un amico a Milano, da oltre quarant’anni e passa. E va ÔǪ, va’ felice.

Si chiama Ugo La Pietra, 80 anni (quasi, l ‘anno prossimo, auguri) ben portati ed Es-portati ad arte, design territoriale, artigianato sociale e socievole, allestimenti sperimen-tali & tosi e ÔǪ e poi mostre & convegni a iosa, a cosa, a casa, con …

… con accompagnamento d’arti minori varie ed a-variate con a-varianti, sopratutto in-ceramiche ÔǪ no … non che ricerche in avanti, ma anche andando indietro, all ‘occorrenza, per legittima difesa, per ÔǪ per far unioni & comunioni civili e fingivili, nonche messe cantate ed incantate dentro e fuori le discipline ÔǪ, fino alle estreme unzioni artistiche. Amen, ameno, almeno. Soddisfatti o rimpolpati dal Signore!

Credo di aver collaborato a (quasi) tutte le riviste a direzione La Pietra, tante: da Fascicolo ad Area, a Abitare con Arte, (molto) ad Artigianato tra arte & design, ecc. ecc.. Mai preso una lira, lo giuro!, sia come storico-critico, che ricercatore, attore, testimone e teorico-pratico… , sia come (che?) appassionato e ingenuo autore a doppia firma di sfortunati prototipi artigianali rimasti soli e sconsolati, al palo.

No ÔǪ nonche son stato presente, facente & parlante, in convegni e mostre promosse dal La Pietra miliare e militare d’Italia agit prop e pop nostro, dalla Triennale di Milano ad Abitare il tempo di Verona .. fino alla Firenze in fortezza dal basso, … molto in basso, quasi raso terra d’artiGianevole ….

Ci siamo condivisi e poi divisi spesso e (mal) wolent-ieri & oggi, … sin dai tempi speranzosi del mitico suo studio al corso Garibaldi di Milano, e poi nella vicina San Scarpoforo, … alla Brera flash dei tempi socialisti e del Sociale, ÔǪ; cioè della Biennale di Venezia dell ‘arte intesa come SPA: Sociale Partecipativo Arte, nel 1976, curatore Crispolti.

Altri tempi, remotissimi, archeo-illogici, pre-contemporanei, pre Milano da bere, ultimi romantici pre computer, non realizzati, non globalizzati ….

Ugo, si sa, è notorius, è tipo ac-corto e allungo navigato nel naviglio di Milano ÔǪ non è certo uno stanco stinco di santo meneghigno (è d ‘origine doc d ‘Arpino, nel Lazio, novello Cavalier d ‘Arfino, nda), ÔǪ; è un simpatico peccatore seriale silenzioso, fatto dalla mamma ad arte ÔǪ, sempre in coscia e in gamba & a galla al passare del suo e nostro tempo. Anzi, come il buon vino, il La Pietra nostrano doc migliora e si gusta meglio invecchiando. Bona salute, pe ‘ cient ‘anni!

Ho un intero mensolone della mia fittissima libreria, prima e seconda fila &soppalchi, occupata da La Pietra. Ogni volta che pubblica un libretto, una plaquette o un catalogo di una sua mostra (e ciò accade spesso, sempre più spesso e a spasso, negli ultimi anni), Ugo gentilmente me ne spedisce una copia autenticata. Che arriva miracolosamente in cassetta alla mia malandata buona Stella di Napoli.

Nessuno dello scarrupato e rapace condominio mio se li prende, i suoi volumetti. Io li riconosco dalla grafia dell’indirizzo sulla busta, ÔǪ dalla scrittura sempre precisa, chiara, regolare, accurata come i suoi proverbiali disegni, ben noti e ben notati e nuotati.

In archivio (cartaceo), inoltre, ho un gran bustone della nostra corrispondenza pluridecennale, completa di cartoncini e fogli di Sue mostre e mostrine con nastrini e medaglie al merito, che colleziono a futura memoria mia e sua …. (adda passà ‘a jurnata, nda).

Per non parlare della posta elettronica, inviti e comunicazioni che metto in apposita cartellina di riguardo. E ai quali rispondo sempre con battutelle sfottenti, complici, invidi-ose 

L’ultimo libretto di Ugo ricevuto in questi giorni titola: Le mie giornate particolari con ÔǪ, Manfredi editore d’arte, Imola. Sulla pagina bianca di rispetto c’è scritto: Caro Alamaro, buona lettura!, Ugo 2017″.

E io ho letto le 94 pagine, metà sono però immagini b/n con annot/azioni e nomi dei figuri d ‘epoca, proprio come d ‘uso in un vecchio album di fotografie che fu. Si legge e si gusta rapido, si beve in un sorso ‘e PresS/T, con piacere, il vino del libretto. Molto ben registrato tra la nota polemica, l’inciucio, la precis-azione storica, l’aneddoto, la frottola, la post/verità, la rivendicazione, la coltellata simpatica, (come quella al Mendini de “L’incarico fasullo”, pag, 75 – 77, nda) …

Del resto nostro Signore disse: Scagli La (prima) Pietra chi è senza peccato!. E l’adultera ad arte si salvò, grazie Gesù! Ma ciò non toglie che La Pietra Ugo si tolga qui qualche sassolino dalla sua scarpa d’artista. Scarpe d’autore che (forse) gli confezionava ad arte suo zio Giggino a Roma che “realizzava scarpe per i più famosi attori cinematografici a Roma, in via Bocca di Leone, p. 56.

Il tono del libretto è infatti sempre colloquiale, intimo, familiare ÔǪ la scrittura è veloce, con-vivente e con-vincente, trattamento orale. Lo stile e quello arguto, talvolta e tal-colta accortamente recriminatore per qualche GOP Grande Occasione Perduta dal Nostro, ÔǪ collaudato modello chiagni e fottiÔǪ.

Alcuni di questi raccontini, episodi, aneddoti, gag, ÔǪ io li ho ascoltato dal vivo, testimone Enzo Biffi Gentili, dalla viva voce dell ‘autore, (ad esempio quello di Zafferana Etnea, quando il giovane La Pietra scherzò col fuoco siculo, in uno dei suoi “più riusciti interventi urbani disequilibranti, pp. 48 o 49).

La Pietra è compagno ideale, da convivio e da simposio. Quando, deposte le armi dell’arte, si beve e si chiacchiera. Chiacchiera colta et arguta, piena di bon ton e di buon “in vino veritas”.

Con la sua vocina, con un bel calice di-vino in mano, La Pietra focaia ci e si racconta ÔǪ e scrive episodi gustosi, lontani nel tempo, episodi decisivi della sua vita ÔǪ datati e talvolta, c ‘era una volta, scabrosetti (& sotti), ÔǪ come quando ci tentò, arrapato, nel 1964, con la Nanda Vigo avvinazzata (Sesso interrotto, pp. 24 o 25, che fortuna per lui!) ÔǪ

… o ci offre antichi cioccolatini peccaminosi anni sessanta nell ‘albergo di Firenze, in una notte o scrive l ‘autore o piena di sorprese e di pratiche erotiche che non conoscevo affatto e che non avevo mai sperimentato ÔǪ, (quant ‘è bbella ‘a sperimentazione, specie quella fiorentina contro natura dell ‘arte che fu, all ‘ombra di Michel Angelo & di Leo & Nardo, nda).

O quando La Pietra ci svela il segreto di Dorfles, il suo elisir di lunga vita erotica: aver sempre a portata di mano una bottiglia di Potentilla, un miracoloso liquore slavo dolomitico sempre più su, a base di uovo che fa miracoli per rafforzare le azioni e le prestazioni sessuali. Garantito da Gillo & da La Pietra, (pp. 52 o 53, nda).

Su questo versante ci sono altre gag esemplari di un ‘epoca meneghina tramontata ÔǪ come quella del culo nudo del 1965 di Eduard Mesens (p. 28) o ÔǪ o come quando la moglie dell ‘artista Dangelo (p. 32), si spogliò a sorpresa nuda e si immerse nella piscina dell ‘arte e Sordini si fece dare la guepiere (intimissimi anni sessanta!) da Carmen Gloria, si spoglio e la usò come mutandina e si tuffò ÔǪ.

Una scrittura da C ‘eravamo tanto armati con l ‘arte”, … simpaticamente più Tognazzi & Gassman che Duchamp.

Non mancano le giornate No di La Pietra, cioè i suoi No! decisi, improrogabili, inevitabili. Come il No rivolto a Mila Schon (Lei è maoista, p. 55) o il Me ne vado del 1972 detto-fatto & fotto deciso rivolto al suo collega di studi e poi di studio professionale Alberto Seassano, rapporto avvelenato costantemente per l ‘atteggiamento e pratiche imitative del detto Seassano copia e incotta. Fino ad andare anche lui da Gillo Dorfles, a richiedere una presentazione per una sua mostra personale, nello spazio di galleria coltivata da anni da Ugo, Cenobiante fondante doc. Un affronto, è troppo, nun se fa!

Ma “la guerra è guerra”, disse la vecchia, allo sbarco degli alleati ad Anzio. Si sa. E del resto lo stesso la Pietra annota la parola marocchina di ABO, Achille Bonito Oliva, totoista doc, recitante ed eccitante in Dove sta l ‘arte, dove sta Zazà, p. 64: L ‘arte è tutto quello che sta nei libri di storia dell ‘arte e ÔǪ e potranno essere definite opere d’arte solo quando verranno vendute ed entreranno nel sistema dell ‘Arte. O dell ‘arte odesign, o della città d ‘autore e dell’amatore a forza ÔǪ o .. o .. oh .. ah … aaandiamo all’arrembaggio, (tutto ‘o llassato è perduto, magnammece l’arte, buon appetito!!).

Per finire, mi diverte il libretto e l ‘ho presa lunga, dicevo, annottavo che La Pietra avanza tosto col Potentilla rafforzante di Gillo verso gli ottant ‘anni. Cioè va verso la Quarta età. Che è una bella età che ti consente di dire la tua verità, nient’altro che la tua verità…. lo giuro!

Ovvero, o vero?, nei casi migliori o meno peggiori, di possedere quel tanto e quel molto di distanza per contemplare la vita vissuta e da ri-vivere. Per raccontarla a tavola, come detto & conta detto, sopra detto.

Chi ne capisce, geriatri eccellenti dell ‘arte, affermano che invecchiando si diventa o più canaglia o più leggeri. Dipende dai soggetti umani d ‘arte. A giudicare da questo libretto imolese La Pietra va sulla via della leggerezza, mi pare. Ha imboccato la strada che lo porterà dritto dritto in Paradiso, tra cent ‘anni!

Il suo segreto è la curiosità che non invecchia. Sta nel suo progetto disequilibrante anni sessanta che non invecchia. Sta nella sua “malinconia positiva,”. Sta nel suo “scetticismo critico”. Nel suo essere Cavalier d’Arpino e d’arpione vivente e facente-fottente, mai fetente. Sta nel suo Ego d ‘artista.

Scrive infatti esemplarmente il Nostro, sintesi di una vita spesa nell’arte: Ho sempre vissuto immaginando di collocare tutti i momenti della mia vita in fotogrammi di un film dove IO ero il protagonista ÔǪ (p. 32, nda)”. Protagonista assoluto, insuperabile: La Pietra di paragone per l’Eccellenza. Così è … e così sia. For Ever. Grazie Ugo!

Saluti, alla prossima s/puntata,

Eldorado

Scrivi un commento