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Un ‘imitazione gonfia a Rimini? – di Luca Capacci

Un ‘imitazione gonfia a Rimini? – di Luca Capacci

Autore: redazione
pubblicato il 18 Dicembre 2016
nella categoria Parole

Nel bel libro Metropoli per principianti scrive l 'architetto e scrittore Gianni Biondillo, muovendo una dura critica alla scarsa qualità dell 'architettura emiliano-romagnola del secondo dopoguerra: Quando la Riviera è diventata il mare del boom economico, una colata di cemento indistinta l 'ha coperta, con la stessa identica penosa edilizia che si ritrova un po ' dappertutto. Se c 'era da trasformare l 'Adriatico in una industria del divertimento, però, si poteva farlo meglio, con maggiore coraggio e attenzione all 'edificato. Coraggio che non è certo quello del grattacielo di Rimini o quello di Cesenatico (imitazione sgonfia del primo), occasioni di progettazione davvero sprecate, pali grigi che perdono la capacità di diventare segni del paesaggio. Oltre a non condividere alcune di queste argomentazioni, ritengo ce ne siano alcune sbagliate. Come già spiegato nei precedenti articoli, i tre grattacieli della costa hanno svolto (e svolgono tutt 'ora) in primis il compito di essere punti di riferimento nel paesaggio, fino a caratterizzarlo. Inoltre, credo ci sia voluto molto coraggio (e forse anche una piccola dose di incoscienza) nel buttarsi in queste imprese: coraggio economico nell 'investimento, coraggio strutturale nell 'edificio, coraggio nell 'importare un modello architettonico e funzionale da grande città in una piccola realtà e, soprattutto, coraggio nella visione. ├ê oggettivo l 'errore circa l 'imitazione da parte di Cesenatico rispetto al fratello di Rimini, condivisibile l 'appunto sulla qualità architettonica dei due manufatti. Ultimo tra i tre grattacieli ad essere costruito (fu inaugurato a inizio del 1960 su progetto dell 'ing. Raoul Puhali), a differenza degli altri due sorge in un 'area strategica della città, area già definita e propriamente urbana: dietro la stazione ferroviaria e all 'inizio del viale che porta al Grand Hotel e al mare. Se i casi di Cervia e Cesenatico hanno un loro senso precipuo considerati all 'interno della città (arrivando a integrarne o a definirne due nuove parti), quello di Rimini ritengo abbia un maggiore interesse dal punto di vista più propriamente architettonico. Puhali, che a differenza di Berardi aveva già progettato altri edifici a torre (a Fiume e a Trieste), disegna qui un largo e alto corpo di fabbrica dove è chiara la suddivisione in basamento-corpo-coronamento. L 'edificio viene fatto arretrare rispetto al viale in modo da creare più un 'area libera d 'ingresso che una piazza vera e propria; un avancorpo al piano terra, staccato dalla torre, si protende verso quest 'area e crea un corridoio aperto e pubblico di distribuzione ai negozi posti nei due blocchi. Al piano primo, un volume a sbalzo di un piano (segnato da una finestra a nastro continua sui quattro lati) delimita visivamente e fisicamente il basamento. Al di sopra, sul fronte strada (lato largo quasi tre volte i fronti laterali), quelli che paiono due pilastri più grossi delimitano alle estremità le sette campate che accolgono gli appartamenti, sviluppati su 26 livelli. Nei fianchi, i due pilastri laterali si rivelano essere invece due setti (per ciascun lato), in cui spunta timido il corpo a sbalzo degli appartamenti. Al di sopra del fusto, infine, una trabeazione continua si stacca e si eleva dal volume e chiude i quattro prospetti: in questo modo si vengono a formare quattro U rovesciate all 'interno delle quali, nei lati lunghi, si inserisce la griglia formata dagli esili pilastri e dai parapetti (tamponati poi dalle finestre), mentre su quelli corti risalta il piccolo sbalzo del volume centrale degli appartamenti. Si tratta certamente di un edificio definito e concluso, quasi una barra (date le proporzioni della torre di abitazione in pianta di circa 3:1) conficcata nel terreno prossimo alla stazione, della quale diventa elemento distintivo e, in scala più elevata, landmark urbano per tutta Rimini e provincia. Il grande parallelepipedo, che grazie alle quattro U rovesciate e allo slancio dei setti laterali e del coronamento viene letto come un volume stereometrico (sono così infatti nascosti i due livelli tecnici in sommità), per via della sua altezza è visibile da tutta la città, specialmente all 'imbocco del porto e alla fine del canale. Se da una parte, quindi, i due grattacieli di Berardi possono non eccellere per qualità architettonica ma sono viva e diretta espressione di una visione ambiziosa e coraggiosa che ha creato due brani di città, dall 'altra quello di Puhali probabilmente pecca per una scelta non troppo felice del sito ma è, per chi scrive, quello architettonicamente meglio riuscito. ├ê infatti un edificio razionale ed elegante, definito nella sua forma e nei colori dei materiali (che però subiscono il passare del tempo, l 'obsolescenza tecnologica, le esigenze di vita degli abitanti,ÔǪ), che credo si inserisca con leggerezza ma anche con coraggio nello skyline compatto e ricco di storia e di architettura del centro storico di Rimini. La conferma di tutto ciò l 'ho avuta un paio di anni fa quando una ragazza, che da alcuni anni viveva e studiava lì, parlando mi ha confessato di non essersi mai accorta ci fosse un grattacielo a RiminiÔǪ