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presS/Tletter n.29 – 2016

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[01] EDITORIALI

LPP

Costruttori di scenografie

Gli architetti che ci hanno preceduto ( sino a De Carlo, Ricci, Pellegrin) avevano una concezione alta, sicuramente esagerata, della professione. Pensavano di poter essere loro a individuare i modelli di vita e ad organizzare l’esistenza della società. E proponevano utopie di cui le architetture che loro stessi realizzavano erano un tassello. Se davi un palazzo di giustizia a Ricci, questi ti riorganizzava il modo in cui si svolgevano i processi, il rapporto tra il cittadino e il potere, tentando di democratizzarlo. Oggi nessun architetto crede che ciò sia possibile, anche perchè ha visto i fallimenti delle generazioni che lo hanno preceduto. Tutti si adeguano alla richiesta della committenza. E il messaggio riformatore o rivoluzionario, se c’è, si limita a formalismi che rappresentano retoricamente ideologie di un tipo o di un altro, ma senza incidere per nulla, se non appunto stilisticamente, sulla realtà. Un po’ come un vestito di un sarto può alludere alla rivoluzione o al progresso ma solo come immagine perchè è un po’ strappato o sgualcito. E difatti nessuno che vede un abito di Prada pensa che colei che l’indossa o che lo produce stia mettendo a dura prova le relazioni su cui si fonda l’esistente. Pensare quindi che Schumacher sia reazionario e, per dire, Zumthor sia progressista è come pensare che Armani sia un rivoluzionario e Versace un conservatore. Il giudizio possibile, purtroppo e per fortuna, oggi è solo in termini di stile. E capisco sempre di più perchè Luigi Pellegrin quando vedeva gli architetti di oggi, da Piano a Gehry, si demoralizzasse. Capiva che era finito il suo tempo, quello in cui l’architetto era un costruttore e non uno scenografo di utopie

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Alessandra Muntoni

Roma scivola in basso

Ora sta al 88.mo posto nella graduatoria della qualità della vita tra 110 città italiane monitorate, perdendo ben 31 posizioni dal 2014. Così almeno risulta dalla ricerca di ItaliaOggi-Università La Sapienza di Roma. Davvero sconcertanta. Soffriamo quotidianamente i disagi nell ‘uso dei servizi più elementari della nostra città (traffico, pulizia, sicurezzaÔǪ). Seguiamo con apprensione le sue grandi questioni disattese (sospensione della linea C della rete delle metropolitane, crisi della Fiera di Roma, difficoltà di portare a termine la ristrutturazione delle Torri di Ligini all ‘EUR, indecisioni sul polo tecnologico a Tor Vergata, incapacità di intraprendere i lavori per il nuovo stadio). Constatiamo ogni giorno il degrado diffuso nelle periferie, l ‘abusivismo nel litorale di Ostia, persino gli atti di vandalismo sulle opere d ‘arte. Non ci dovremmo quindi meravigliare per una retrocessione così disastrosa. Ma registrare che Roma è finita per la prima volta nel gruppo delle peggiori città italiane, desta un inquietante allarme.

Si sta definendo uno scenario che in parte già si conosceva: si vive meglio nelle piccole città. Guidano la graduatoria Mantova, Trento, Belluno, Pordenone e Siena. Le prime grandi città, Bologna e Firenze, stanno rispettivamente al 47.esimo e al 48.esimo posto. Ma, sorprendentemente, Milano, capoluogo della regione più ricca e innovativa del Paese, è 56.esima e Torino solo 70.esima. Genova e Bari stanno ancora più giù: ai posti 80 e 81, Palermo al 104, Napoli è addirittura terzultima, al 108.esimo posto. Chiude Crotone.

Certo, queste analisi avrebbero bisogno di una attenta lettura dei criteri con i quali sono state elaborate. Del resto molti fatti positivi, soprattutto sul piano culturale e scientifico, si registrano nelle grandi città ed elementi di eccellenza sono segnalati persino nelle città più disastrate (Crotone). Ma questa incapacità di governare le metropoli e il territorio è generalizzata, nonostante i molti studi di politica manageriale e tecnica sul progetto complesso siano stati affrontati da Master universitari, professionisti e studiosi. ├ê un problema urgente che si deve fronteggiare con tempestività. La politica ha le sue colpe evidenti in materia, ma chi si occupa di urbanistica e di architettura deve essere in grado di rinnovare in tempo e in modo radicale i propri strumenti di lavoro.

Masssimo Locci

Giuseppe Perugini

Il recente convegno su Giuseppe Perugini apre nuovi interessanti spiragli sulla sua attività e su quelle figure che, nel secondo dopoguerra, sono state un riferimento importante per migliaia di architetti. Faccio riferimento in particolare a Federico Gorio, Maurizio Sacripanti, Franco Minissi, Mario Fiorentino, Lina Bo Bardi, Giancarlo De Carlo, Paolo Soleri, Leonardo Ricci, Leonardo Savioli, Bruno Zevi, tutti contemporanei di Giuseppe Perugini, ma anche a Carlo Aymonino, Pietro Barucci, Francesco Berarducci, Alfredo Lambertucci, Carlo Melograni, Sergio Musmeci, Lucio Passarelli, Luigi Pellegrin, Michele Valori, Eduardo Vittoria, di qualche anno più giovani.

Sono tutti autori significativi nella cultura architettonica italiana, eppure se ne parla molto poco, sono relativamente noti ai giovani architetti e perfino agli studenti delle facoltà di architettura. Paradossalmente la loro attività progettuale, la visione artistica, l ‘approccio teorico e l ‘attenzione ai temi del sociale erano inscindibili dalla pratica del cantiere e da quella dell ‘insegnamento, esattamente come tutti sostengono debba essere oggi un bravo docente.

Forse, questa disattenzione non è del tutto casuale, ma frutto di una distanza effettiva, tra insegnamento e mondo progettuale, tra teoria e prassi, che caratterizza molti docenti delle nostre scuole.

Leggere criticamente la loro esperienza e far emergere la qualità della ricerca di quegli anni è importante perche rappresenta uno spaccato significativo della vicenda architettonica italiana: si è passati dalla fase neorealista della ricostruzione postbellica alla ricerca della qualità diffusa, con interventi sensibili al contesto e con nuovi linguaggi espressivi, e alle proposte fortemente sperimentali degli anni ’60, spesso anche anticipatrici di quelle più note internazionali.

Con questa generazione l ‘Italia esce dall ‘isolamento culturale, che ha radici nel ventennio fascista; affronta con nuovi approcci tecnologici e linguistici la sfida della modernità. Architetti che hanno proposto progetti non ‘addomesticati ‘, spesso perentori, ma altrettanto attenti allo spazio di vita delle persone. Alla ‘misura d ‘uomo ‘ si accompagnava la valenza urbana, realizzata con interventi forti nel contesto ma senza diventare auto-referenziati landmark urbani, come spesso capita oggi.

Ovviamente è sempre scivoloso affrontare il tema delle ‘Generazioni ‘, così come quello delle ‘Scuole ‘, perche spesso riduttivo e in parte semplicistico, in quanto tende ad azzerare le differenze e le specificità. Contemporaneamente, però, si possono rintracciare interessi e caratteri comuni, frutto di scambi culturali, opportunità di ricerche e lavori, amicizie e solidarietà.

Questa potremmo definirla la ‘terza generazione ‘ di architetti moderni, quella che crea la saldatura con i Maestri, ma anche una discontinuità tra l ‘esperienza delle Avanguardie e le ricerche contemporanee. Quella che sfugge alle classificazioni e che ha sviluppato forti principi di autonomia dai dettami più dogmaticamente razionalisti e uno specifico interesse per la metodologia in progress, coniugando varietà e ricchezza spaziale con il concetto di forma a sviluppo aperto. Operavano con una metodologia pragmatica e una coniugazione di sensibilità tecnico-poetiche, aderendo alle correnti brutaliste, al neo-empiricismo e ai temi megastrutturali.

Non a caso ne è conseguita un rifiuto dell ‘autonomia disciplinare, sia come astrazione concettuale sia come puro esercizio di stile. Dalla comparazione dei singoli approcci emerge un comune pensiero etico che è contemporaneamente contro il primato del linguaggio e a favore dell ‘interdipendenza di tutte le componenti, culturali, sociali, economiche, spaziali, figurative e scientifiche (per primi hanno promosso e sostenuto la progettazione con l ‘uso dei calcolatori elettronici). Non secondarie e in anticipo rispetto al dibattito attuale, questa generazione si è, inoltre, fortemente impegnata contro il disastro ecologico dell ‘urbanizzazione contemporanea, proponendo differenti modelli di sviluppo.

Tra le esperienze di Giuseppe Perugini, oltre ai noti interventi per il Memorial delle Fosse Ardeatine e agli interventi INA-Casa, mi fa piacere ricordare i progetti più sperimentali per il Plateau Beaubourg (una serie di torri a elica con sale girevoli), il progetto vincitore del Concorso In/Arch-Finsider (una città fatta di telai con moduli intercambiabili prefabbricati) da cui deriva la splendida casa sperimentale di Fregene, e la proposta per l ‘ospedale cibernetico di Pietralata a Roma(1967).

Quest ‘ultima è una soluzione di architettura con moduli in movimento (sale operatorie, sale parto, centri analisi) su una piastra elettromagnetica e, quindi, un ‘architettura dalla morfologia costantemente modificabile nel tempo e nello spazio. La logica aggregativa, confrontata con il parere di autorevoli medici ospedalieri, si basava su un principio non è il malato che va ai servizi ma i servizi al malato; pertanto il progetto sviluppava i più avanzati sistemi di automazione, confrontabili con quelli sviluppati per i voli spaziali, con transelevatori e due veri e propri hangar, dove assemblare i traslanti.

Se dovessimo scegliere un motto per questi anni e per questi progetti la scelta cadrebbe, sicuramente, sul celebre invito di Rimbaud: Il faut être absolument moderne.

[02] FLASH

25 cose che non sapete sulla "Nuvola" di Fuksas

25 cose che non sapete sulla “Nuvola” di Fuksas

Lo scorso 29 ottobre è stato inaugurato, nel quartiere EUR di Roma, il nuovo Palazzo dei Congressi, opera dell ‘architetto Massimiliano Fuksas e volgarmente chiamato Nuvola. La cerimonia, trasmessa in diretta televisiva su Rai 1, è stata seguita da circa due milioni di spettatori dei quali circa la metà non ha capito bene di cosa si parlasse. Alcuni hanno persino creduto ÔǪ

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[03] BLOG

Volevo fare l 'architetto_parte undicesima o di Carlo Gibiino

Volevo fare l ‘architetto parte undicesima o di Carlo Gibiino

Distopia architetturale (parte2) Un nuovo approccio alla progettazione urbana, fa assumere ai bambini un ruolo determinante, in quanto portatori di idee, esperienze ed esigenze diverse, fino ad oggi mai ascoltate, potenzialmente molto creative e garanti di una migliore qualità della vita anche per gli adulti. In tale processo diventa fondamentale il rapporto periodico fra bambini, cittadini, associazioni e Amministrazione al ÔǪ

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Il nutrimento dell 'architettura [54] - di Davide Vargas

Il nutrimento della architettura [54] – di Davide Vargas

Casa F ha vinto il premio INARCH CAMPANIA nella sezione INTERVENTI DI NUOVA EDIFICAZIONE . Il giorno 22 novembre si è tenuta la cerimonia di premiazione. Una bella serata di architettura. Proprio per questo faccio delle riflessioni. La filosofia del premio ne prevede la condivisione tra il progettista il committente e l ‘impresa esecutrice. Capisco le ragioni ma più che una ÔǪ

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Design Museum - di Marco Ermentini

Design Museum – di Marco Ermentini

Londra è sempre una sorpresa, non c’è niente da fare, ogni anno vedo un cambiamento positivo. Giovedì è stato il turno del Design Museum, collocato in un vecchio edificio del modernismo britannico costruito nel 1962 con la sua deliziosa copertura paraboloide proprio accanto al parco più bello: Holland Parck. Un intervento geniale e misurato di John Pawson ha ridato vita ÔǪ

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Se la bellezza è ancora "divina proportione" - di Gabriello Grandinetti

Se la bellezza è ancora “divina proportione” – di Gabriello Grandinetti

a seguito della riproduzione digitale in facsimile del manoscritto originale De Divina Proportione (Aboca Museum Edizioni ), a oltre cinque secoli dalla stesura definitiva del trattato di Fra ‘ Luca Pacioli del 1498, custodito nella biblioteca universitaria di Ginevra, ci è toccato di incontrare nuovamente la storia in uno dei suoi tornanti più cruciali. Proprio mentre ci domandiamo con incredulità dove ÔǪ

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Interno 14: Stanze del tempo di Massimo Livadiotti

Interno 14: Stanze del tempo di Massimo Livadiotti

Il giorno 6 dicembre 2016 alle ore 18.30 Interno 14 presenta Stanze del tempo di Massimo Livadiotti a cura di Lori Adragna Il tempo ha le sue stanze dentro le quali si condensano idee e visioni, si distillano e archiviano le esperienze, si palesano i segni e i presagi del futuro. Ed è in ogni stanza del nostro tempo ÔǪ

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Il vero (nuovo) eroe - di Christian De Iuliis

Il vero (nuovo) eroe – di Christian De Iuliis

Anche dinanzi ad un chiaro talento nella sua materia, è opportuno che, oggi, ogni architetto italico consideri l ‘eventualità di una via d ‘uscita, coltivando pazientemente quello che possiamo chiamare un talento di emergenza; ovvero quello che gli consentirebbe di avere, casomai un ‘urgenza, nuove chance magari in un ambito parimenti creativo. L ‘architetto, infatti, grazie alla varietà degli argomenti studiati, l ‘attitudine per la ÔǪ

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Maxxi/Mendini: la sai l 'ultima sui Carabinieri? - di Eduardo Alamaro

Maxxi/Mendini: la sai l ‘ultima sui Carabinieri? – di Eduardo Alamaro

Aaa ÔǪ auditorium MAXXIRoma, ÔǪ sabato 19 novembre, ore 13,30. Sta per terminare l ‘incontro con Sandro Mendini, che va avanti da un paio di ore. Ancora una domanda dal pubblico, l ‘ultima. Poi si chiude, s ‘è fatto tardi. Tutti a tavola. Chiedono dei suoi rapporti con Dorfles. Men din din, 85 anni ben portati, forse un po ‘ appesantito nel fisico, ma ÔǪ

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Il nutrimento dell 'architettura [53] - di Davide Vargas

Il nutrimento della architettura [53] – di Davide Vargas

Il compasso di latta, libro d ‘artista edito da ilfilodipartenope in 85 esemplari quanti sono gli anni di Riccardo Dalisi, presentato in una calorosa festa di compleanno. Io ho scritto il testo di auguri. Eccolo: Così avevano perfino un architetto. Egli ascoltò quasi un minuto nel retrobottega di Ratcliffe. Poi fece un cenno indescrivibile e disse: “Bah. Non avete bisogno ÔǪ

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La città, il grattacielo, la corte - di Luca Capacci

La città, il grattacielo, la corte – di Luca Capacci

├ê il 1957 e in Italia cominciano le trasmissioni di Carosello, sei Paesi europei firmano il Trattato di Roma, a Milano apre il primo supermercato, l ‘Unione Sovietica lancia il primo satellite nello spazio, Paul McCartney incontra per la prima volta John Lennon e a Cesenatico comincia la costruzione del grattacielo più alto d ‘Italia. Non è ancora stato completato il suo ÔǪ

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#PRESSTLETTER#CRONACHE E STORIA o OTTOBRE 1966 - di Arcangelo Di Cesare

#PRESSTLETTER CRONACHE E STORIA o OTTOBRE 1966 – di Arcangelo Di Cesare

Alle solite. Tra le pagine della rivista continuo a fare scoperte interessanti. Nel fascicolo di ottobre viene presentato un numero della rivista l ‘Architecture d ‘Aujourd ‘hui sulla Spagna e tra le tante cose interessanti ci sono opere dell ‘architetto Fernando Higueras. Nato nel 1930, e laureato nel 1959, a Madrid, l ‘architetto conquistò la fama internazionale con il progetto per l ‘edificio polifunzionale di Monte ÔǪ

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In redazione: LPP, Anna Baldini, Edoardo Alamaro, Marta Atzemi, Furio Barzon, Diego Barbarelli, Valentina Buzzone, Diego Caramma, Francesca Capobianco, Christian De Iuliis, Luigi Catenacci, Marcello del Campo, Arcangelo Di Cesare, Marco Ermentini, Claudia Ferrauto, Claudia Ferrini, Elisabetta Fragalà, Francesca Gattello, Diego Lama, Massimo Locci, Rosella Longavita, Zaira Magliozzi, Antonella Marino, Alessandro e Leonardo Matassoni, Roberta Melasecca, Alessandra Muntoni, Giulia Mura, Ilenia Pizzico, Filippo Puleo, Marco Maria Sambo, Roberto Sommatino, Graziella Trovato, Antonio Tursi, Monica Zerboni.

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