Architettura contemplata: viaggi mentali di Alvaro Siza

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La misura dell’Occidente e Il sacro sono i temi di due mostre rispettivamente all’Accademia di San Luca, a cura di Roberto Cremascoli e Francesco Moschini, e al MAXXI, a cura di Achille Bonito Oliva e Margherita Guccione: due modi convergenti per osservare il lavoro di ├ülvaro Siza. Si tratta di alcune chiese, molti progetti non realizzati per città italiane e molti disegni tracciati con l’inconfondibile pennino sottile su foglio bianco per annotare impressioni del suo Grand Tour in Italia, in Medio Oriente e nelle Americhe. Al MAXXI le opere sono illustrate con plastici e con immagini proiettate su schermi. All’Accademia di San Luca i disegni sono accompagnati con le fotografie di Giovanni Chiaramonte, che fissano gli stessi luoghi visitati da Siza e fanno loro da muta eco.

Non è facile comprendere l’architettura dell’architetto portoghese, ma il repertorio esposto qui a Roma serve a ribadire che si tratta una continua contemplazione. ├ê almeno quello che mi suggerisce la lettura de Il cacciatore celeste di Roberto Calasso, nel capitolo che tratta l’ardua filosofia di Plotino. C’è qualcosa nei disegni di Siza che ribadisce una sorta di attonito spaesamento, quasi che, anziche captare ciò che di caratterizzante esiste in ognuno dei luoghi che ritrae, è come se cercasse in essi il residuo della sua portoghesità, o meglio di se stesso: linea vagante, voluta indefinibilità, spazi sghembi, sovrapposizione di eventi. Il suo è uno sguardo che si costringe a guardare altrove, ma che conferma l’unità inscindibile dei luoghi, quasi specchiandoli gli uni negli altri. Nelle fotografie delle sue opere poi ÔÇÆ soprattutto nell’architettura sacra ÔÇÆ l’uomo è rigorosamente assente, come se non sia necessario usarle, ed esse esistano soltanto come ipotetico ricetto di tutto ciò che non è esprimibile, e tanto mento fruibile. Il luogo sacro è fatto non per essere abitato, ma per esprimere la potenzialità di ciò che non si riesce a comprendere. Siza, dunque, resta un contemplante, che guarda fuori di se con l’occhio rivolto prima verso se stesso. Con ciò egli porta una critica radicale al movimento moderno. Nega la fruizione come movente dell’architettura e nega l’azione.

Dice Plotino che gli uomini agiscono proprio quando sono deboli nella contemplazione. Gli uomini, cioè, passerebbero all’azione solo perche ┬½desiderano vedere ciò che con la mente non sono riusciti a vedere┬╗. L’azione, dunque, non sarebbe che l’ombra della contemplazione. E Siza non aveva forse scritto, tanti anni fa, parlando del progetto: ┬½Il disegno è desiderio di intelligenza┬╗? Non ho mai compreso l’eccesso di valore attribuito dalla critica a Siza. Ma è un fatto che egli vada oltre a tutto ciò che è ovvietà o necessità, o semplice compromissione nelle cose del mondo.

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