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Un ideale modernista nella città giardino – di Luca Capacci

Un ideale modernista nella città giardino – di Luca Capacci

Autore: redazione
pubblicato il 1 Novembre 2016
nella categoria Parole

Sin dai tempi dei romani, la costa romagnola da Cervia a Ravenna e oltre è caratterizzata da una lunga pineta che, dall 'alto, crea insieme al mare una continua striscia verde accanto a una grande macchia blu. È il 1907 quando il Comune di Cervia affida alla società lombarda di Giacomo e Pietro Maffei una vasta zona dalla forma rettangolare allungata, che si sviluppa prevalentemente a nord del porto canale. Per quest 'area, Giuseppe Palanti, professore a Brera, redige un primo piano regolatore che porta nei decenni successivi alla creazione di una nuova parte di città, Milano Marittima. Il suo progetto si ispira agli ideali della città-giardino di Ebenezer Howard e mira alla realizzazioni di viali, rotonde e piazze in cui sorgeranno villini e parchi, il tutto preservando la macchia verde della pineta. A cavallo delle due guerre, l 'area comincia a svilupparsi e sorgono diversi villini prima, la cui altezza era sempre inferiore all 'altezza dei pini e degli altri alberi della pineta, e, sotto il regime fascista, anche diverse colonie marine, specialmente lungo la costa. Con la fine della seconda guerra mondiale, la ricostruzione postbellica e la ripresa economica, Cervia e Milano Marittima tornano a essere mete del turismo estivo, rendendo necessari alloggi per la residenza temporanea di numerose famiglie in vacanza. In questo contesto storico, sociale ed economico decide di intervenire l 'ing. Eugenio Berardi, originario della bassa Romagna, tramite la Società Immobiliare Marinella (dal nome della moglie) da lui fondata negli anni '50. Berardi era un uomo esuberante e affascinato dalle grandi imprese, per questo decise di lasciare un segno nel territorio romagnolo progettando e realizzando un edificio che avrebbe lasciato un 'impronta duratura nel paesaggio costiero e nella memoria di cittadini e turisti. Nel 1956 presenta al Comune di Cervia il progetto per un grattacielo da realizzarsi all 'interno della pineta di Milano Marittima: l 'intento non è quello di sfruttare, in un 'ottica speculativa, un vuoto normativo al limite d 'altezza degli edifici ma è, al contrario, quello di salvaguardare il più possibile il verde dei pini. Al posto di costruire numerosi condomini, che avrebbero ospitato decine di famiglie d 'estate e che avrebbero così rovinato e forse distrutto l 'uniforme presenza naturale del posto, Berardi propone di concentrare in altezza le esigenze abitative (e non solo), e di creare un nuovo faro urbano non solo per la città ma per l 'intera costa. È fondamentale ricordare il contesto architettonico internazionale in cui si inserisce il progetto di Berardi: è di pochi anni prima, infatti, il compimento dell 'Unite d 'Habitation di Marsiglia di Le Corbusier, un edificio che concentra nel suo grande e unico volume una pluralità di funzioni propria di una piccola città, lasciando così grande spazio alla natura circostante. In Le Corbusier, come si sa, è forte e stretto il legame col contesto e col verde, che spesso fa entrare fisicamente nei propri edifici o che diventa motivo di composizione architettonica e urbana. Come per Le Corbusier, quindi, anche nel progetto di Berardi la scala architettonica e quella urbana non sono separate: il progetto è unico, è una composizione architettonica e urbana, le due componenti sono inscindibili. Analogamente al maestro svizzero, ma a scala più ridotta, vengono previste nel grattacielo Marinella (questo il nome dato all 'opera) diverse funzioni: un ristorante, un bar, una pasticceria, una sala lettura e una galleria d 'arte, oltreche degli appartamenti e una terrazza-belvedere in copertura. Emblematico dello stretto rapporto col contesto sono i disegni dei prospetti della torre, in cui si mostra chiaramente come l 'edificio svetti al di sopra delle chiome dei pini e come sia stretto il rapporto con la pineta dato anche dall 'attacco a terra, formato da una piastra più larga della pianta rettangolare dell 'edificio e con grandi aperture sull 'intorno. Come si è visto, è stato qui posto l 'accento non sull 'aspetto propriamente architettonico dell 'opera ma si è cercato di dargli una lettura con una valenza più urbana e simbolica, di approccio al progetto di architettura negli anni '50. Un approccio che ha premiato Berardi e che gli ha permesso, nello stesso anno in cui veniva inaugurato il grattacielo di Milano Marittima (1957), di ricevere dal Comune di Cesenatico la licenza per la costruzione di un secondo grattacielo nell 'altra cittadina costiera romagnola. Un 'altra opera che, seppur richiamando nelle forme e nello spirito la sorella cervese, ebbe (ed ha) un 'importanza e un significato urbano diverso per Cesenatico. Ma di questo ci si occuperà in seguito.