Connessioni im/probabili Instambul – Roma

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Il libro di Corrado Augias I segreti di Istanbul. Storie, luoghi e leggende di una capitale sulle prime disorienta: nè guida e tantomeno saggio soriografico, getta curiosi uncini per adescare il lettore, infine riuscendovi in pieno. Nessuna cronologia, ma continui salti temporali per illustrare palazzi, parchi, resti archeologici, linee ferroviarie, bazar, chiese, moschee, personaggi e rivolgimenti politici drammatici: metodo forse indispensabile per addentrarsi nei significati profondi e nelle apparenze spettacolari di una capitale mondiale refrattaria ad ogni razionalizzazione.

Lo aveva spiegato per primo Krautheimer, ricostruendo anche per via archeologia la fuga da Roma di Costantino e la fondazione della sua Seconda Roma sul Bosforo, a cavallo tra due continenti, atto di inaudita presunzione. Lo aveva ribadito Le Corbusier nel suo viaggio in Oriente, incapace di rimanere completamente sedotto dal fascino di Costantinopoli-Istanbul, della quale contempla terrorizzato gli incendi appiccati ogni notte. Lo aveva esposto Orhan Pamuk, alla memoria del quale la coloratissima e scintillante città dove è nato riemerge solo in un melanconico bianco e nero. Aveva invece arricchito Istanbul di delicati ed eleganti architetture D’Aronco lungo via Pera e nel Palazzo di Yildiz che il Sultano Abdul-Hamid aveva eletto a propria dimora. Lo aveva circuito Luigi Piccinato, tentando di analizzare metodicamente le tipologie di Bursa, a sud del Mar di Marmara. Città di un popolo “dall’identità incompiuta”, spiega Caracciolo nell’Ultimo ┬½Limes┬╗ dedicato a La Turchia secondo Erdo─ƒan.

Astutamente, Augias ritorna sulle origini “turche” delle istituzioni della chiesa cattolica, quasi ad indicare un nesso ideologico col quale Oriente e Occidente si dovrebbero incontrare: i Concili di Nicea, Efeso e Calcedonia. Ma le distanze restano abissali. Costantinopoli-Bisanzio-Istanbul si conferma città splendida e inquietante. Nata come duplicazione di una capitale imperiale come Roma, diventa a sua volta capitale di un impero bizantino alla ricerca impossibile di un ricongiungimento con essa. Conquistata poi da Maometto II con un geniale accerchiamento navale per via di terra e trasformata nella capitale del Sultanato, incapace di modernizzarsi se non con le imposizioni di Atat├╝rk, oggetto di continue metamorfosi e di incredibili creazioni architettoniche, Istanbul ribadisce tuttora in ogni sua piega l’impossibilità d’instaurare una ragionevole connessione col mondo europeo. Strepitosa nella sua sforgorante diversità, nella sua fascinosa decadenza, nel suo caotico sovrapporsi di civiltà, questa metropoli è però un luogo ove convergono tutte le contraddizioni del mondo globalizzato. Per questo è importante capirla, se non addirittura amarla.

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